| 01 Agosto 2009
Non ci sono dubbi che per molti, i due migliori Soave in assoluto sono prodotti entrambi dalla stessa famiglia, Pieropan, dato che diventa quasi impossibile scegliere fra il Calvarino e il La Rocca, così diversi, e così grandi entrambi.
Personalmente io ho teneri ricordi del Calvarino (che ancora oggi resta il mio prefrito dei due) perché fu il primo vino italiano, ormai nei lontanissimi primi anni ’80 a dimostrarmi quanto potessero invecchiare, e bene, i grandi bianchi nostrani. E difatti il Calvarino 1979 resta ancora uno dei miei ricordi enologici più belli di sempre. Detto questo, tanti altri grandi vini sono usciti da questa bella cantina, che si trova proprio al centro di Soave in un bellissimo palazzo, dove tutta la famiglia vi accoglie con garbo e gentilezza. Ascoltare chiunque apra bocca in famiglia sui temi di Garganega, Trebbiano di Soave o Soave vuole dire imparare e imparare, oltre che divertirsi.

Il Calvarino è un Soave che nasce da un 75% di Garganega e un 25% di Trebbiano di Soave, quest’ultima una varietà locale nella quale i Pieropan hanno molto creduto e che non hanno mai abbandonato. Invece il La Rocca è un Garganega in purezza che vede anche un passaggio in legno, in botticelle di 500 litri (tonneaux) di quattro-cinque anni e solo leggermente tostate. Nessuno dei due vini fa la malolattica, dato che la Garganega è ricca di acido tartarico e ha pochissimo malico, e quindi non si potrebbe nemmeno svolgere molto facilmente. I due vini sono entrambi fermentati in vasche di cemento vetrificato e tutti e due nascono da uve lasciate a sovramaturare leggermente in pianta, ma alla fine le grandi differenze organolettiche che si riscontrano nei due vini dipendono per la massima parte dai terreni, facendo sì che il Calvarino evolve nel tempo verso la mineralità e il La Rocca verso la frutta tropicale.
L’azienda Pieropan nasce nel 1870 grazie al bisnonno Leonildo, e già alla fine del 1800 la Pieropan si distingueva da tante altre realtà produttrici perché vinificava con uve di proprietà. Difatti, all’epoca non imbottigliava praticamente nessuno, erano quasi tutti viticoltori. I tre maschi in famiglia, papà Leonildo, e i figli Dario e Andrea sono tutti diplomati in campo agario-enologico (Leonildo a Conegliano, Andrea a San Michele all’Adige, e Dario a Udine), ma hanno poi scelto indirizzi leggermente diversi perché “tre enologi in famiglia sarebbero stati troppi” ride Andrea, che ha deciso di cimentarsi soprattutto con la parte agraria Anche se poi alla fine il parere che conta di più è quello della mamma “perché in fondo, essendo l’unica donna in famiglia” aggiunge sorridendo Andrea “le sue opinioni hanno di gran lunga il peso specifico maggiore!”.

Una curiosità: benché tutti identificano i Pieropan con il vino bianco, oggi qui si producono anche eccellenti vini rossi che non dubitiamo saranno presto ai vertici qualitativi anche delle loro rispettive categorie.
I vini
Segue un confronto tutto in famiglia fra annate uguali di questi due grandi vini. L’annata 2006 è tutto sommato abbastanza simile alla 2004, senz’altro poi le due più belle vendemmie dalla 2000 ad oggi. La 2006 è stata molto regolare, classica nel suo decorso, forse con una primavera più fredda del solito, con qualche acino perso in fioritura causa freddo.. la 2004 è forse più simile ancora alla 2008, con una primaera molto piovosa e anche fredda, umida e alternanze caldo freddo, con una produzione leggermente maggiore che nella norma (come del resto nel 2006). Il resto dell’annata è stata esemplare, salvo gli ultimi dieci giorni a ottobre molto umidi, che hanno comportato una raccolta delle uve davvero rapida. Il 1997 è stata una bella annata, simile alla 2006, mai torrida ne estrema, con uve che hanno raggiunto una bella maturità, senza problemi di umidità eccessiva. La 1996 fu invece una annata difficile, molto piovosa, che rese difficile anche la vendemmia, ma i grappoli erano grossi e sani e alla fine molti ottennero ottimi risultati.
Calvarino 2006
Naso molto minerale, quasi “rieslingheggiante” frutta bianca e erbette di montagna, molto equilibrato al palato, lungo, pepe bianco e austero, un bellissimo vino. Davvero grande.
La Rocca 2006
Leggermente più carico il colore del precedente, qui con evidenti tonalità dorate. Naso di albicocca, mandarino, in bocca è più dolce e cremoso, anche sapido e con la stessa nota di pepe bianco sul finale che ricorda certi riesling prodotti in Italia (non italico). Anche questo grandissimo.
Calvarino 2004
Leggero dorato-paglierino, questo è un Calvarino molto più simile a il La Rocca, quando invece sono in genere molto ben distinti. Naso di camomilla e miele, anche melone giallo. Buona acidità, saporito, lungo e minerale sul finale.
La Rocca 2004
Leggermente dorato. Naso di rose, bergamotto, crema catalana, ananas molto maturo. In bocca banana e ananas candito. Un tipico La Rocca molto più grosso in bocca del Calvarino, benché i due nasi qui hanno molto più in comune del solito.
Calvarino 1997
Giallo paglierino con riflessi dorati. Naso semplicemente incredibile che ricorda il riesling in maniera mai vista, anzi annusata, prima. Fiori bianchi e sassi al naso, fresco, acidulo, lunghissimo, dolcemente e elegantemente fruttato. Straordinario, senza dubbio alcuno il più buon vino bianco Italiano assaggiato nel 2009 ad oggi.
La Rocca 1997
Paglierino dorato brillante. Naso ricchissimo, denso, che inebria: rosa e pomplemo, poi pesca molto matura e albicocca, poi ancora tantissimo ananas, con accenni di mango. Molto cremoso e ricco in bocca, ha una leggera speziatura che ricorda il Gewürztraminer, davvero incantevole anche se sinceramente strana, inaspettata. Forse solo un filino più corto di quello che ci si sarebbe aspettato, e per questo un punto in meno rispetto al Calvarino di pari annata, ma anche qui si sta parlando di uno dei cinque migliori vini bianchi Italiani assaggiati nel 2009 ad oggi. Ripeto, è incredibile come il Calvarino 97 ricordi il riesling e il La Rocca ’97 il traminer: scherzi della natura, davvero...
Calvarino 1996
L’unico Calvarino, che nella mia personalissima classifica, perda il confronto diretto con il La Rocca, pur essendo ottimo anche questo. Naso di lychee e lime, fresco ma un filo rigido. Meglio in bocca con note speziate delicate e una maggiore presenza di frutto, questo ha bisogno di essere scaraffato per poterlo apprezzare pienamente.

La Rocca 1996
Dorato carico. Naso più espressivo del Calvarino di pari annata, con al solita frutta tropicale che fa capolino fin dalle prime nasate, ma qui reso più interessante da echi minerali e suggestioni speziate. Sapido e saporito al contempo, lascia una scia deliziosa in bocca che rimanda all’albicocca alla mela gialla e anche alla pera.
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