| 01 Settembre 2009
Peter Dipoli, titolare della cantina omonima, è uno dei migliori interpreti di Sauvignon in Italia, ma anche con Merlot e Cabernet Sauvignon non scherza. Ha anche la caratteristica di dire sempre pane al pane e vino al vino (appunto…), e quindi non si fa sempre molti amici, anche fra i suoi colleghi, ma per un giornalista che vuole imparare, ascoltarlo è sempre e solo un piacere. Peter è anche un instancabile viaggiatore e si documenta nei più grandi domaines viticoli del mondo ogni volta che può, ed è molto coinvolto nell’aiutare i piccoli vignaioli dell’ Alto Adige a emergere. L’ultima sua fatica è stato il bel libro scritto insieme a Micaela Carlotto (della bella e validissima azienda Ferruccio Carlotto) sul vigneto di Mazzon e il suo grande Pinot Nero.
Peter produce solo due vini, tra i migliori nelle rispettive tipologie in Italia: il Iugum, Merlot-Cabernt Sauvignon di bella potenza ed eleganza, e il Voglar, uno dei migliori Sauvignon d’Italia. La serietà di Dipoli è comprovata dal fatto, che benché ami il Pinot Nero, evita di produrlo, perché riconosce di non avere i terreni per potere produrre un vino ai suoi altissimi standard abituali. Eppure un Blauburgunder anni fa lo aveva prodotto, lo avevo assaggiato ed era anche piuttosto buono. Peter ride e scuote la testa: “Così dicendo ti riveli più vecchio di quel che sembri: è vero, quel vino l’ho fatto, ma è stato più che altro un divertimento, ho avuto l’opportuntà di vinificare delle ottime uve di un altro produttore e ho voluto provare. Tutto qui, non lo rifarò”.
“Secondo me, ogni luogo può dare solo pochi vini davvero grandi. A me piacerebbe tantissimo produrre un grande Pinot Nero e anche un Riesling, ma purtroppo io non ho le vigne adatte”. La Dipoli è infatti una piccola azienda nella quale Peter fa praticamente tutto da solo o quasi. Si tratta di tre ettari e mezzo circa (3,6 per essere esatti) di cui due e mezzo a Sauvignon per una produzione totale di circa 30.000 bottiglie in totale (22.000 di Voglar). Nel 1987 furono comprati i primi 1,2 ettari e venne piantato il Sauvignon: della prima annata, il 1990, solo 1.960 bottiglie, che diventano 10.000 con il 1993. “Il Sauvignon da noi in Alto Adige cresce bene, è un vitigno forse non così nobile come il Riesling, ma qui ha trovato un terroir che gli si addice, e viene bene anche ad altimetrie diverse: non è come il Müller Thurgau che se non lo metti in alta montagna è meglio lasciare perdere”. Il Voglar è un capolavoro di tipicità, con bei rimandi floreali e di frutta gialla, con una bella vena acida e una strutura al di sopra della media. E invecchia piuttosto bene.
Le annate in degustazione
2005
Bellissimo colore e naso, purissima maracuja, mandarino e fiori bianchi; molto minerale, lungo. Davvero splendido, uno dei migliori vini bianchi assaggiati quest’anno. Da una annata non felicissima con delle piogge in vendemmia arrivate a metà Settembre. Grande acidità (7 g/L) a mantenere il tutto fresco e vivo.
2004
Annata difficile (basta pensare ai rossi altoatesini) perché l’uva non è maturata bene. Un Voglar dal bello sviluppo aromatico ma è tagliente, dotato di una acidità ancora tutta da domare. L’annata tardiva (vendemmia a partire dal 28 Settembre) ha però permesso una buona maturazione polifenolica. In bocca si nota una leggera mancanza di dolcezza, amplificata appunto da una acidità totale di riguardo( 7,5 g/L) e un piccolo residuo in più di zuccheroo (dicaimo 1,5 g/L) forse avrebbe dato una morbidezza maggiore, ma già così il vino è ottimo. Già qualche idrocarburo al naso e una impressionante noce moscata. Lungo e pulito in bocca.
2001
Archetipico Sauvignon di gran classe con aromi non solo verdolini ma più densi con erbe aromatiche, frutta gialla matura e una bella nota di fico verde. Pulito e fresco in bocca con uan gran bella mineralità. Molto buono davvero, e questo può invecchiare, e bene, ulteriormente.
2000
Una annata calda, e forse per questo sembra un po’ molle nei profumi, con degli idrocarburi già in bella evidenza, ma anche erbe aromatiche e un frutto leggermente moscio. In bocca si riprende, con una buona acidità totale a rinfrescare il palato e ravvivare i sapori tipici del Sauvignon di classe. Tra l’altro, come tutti i vini di Peter, migliora molto con l’aria, quindi vi consiglio di tenerlo un po’ nel bicchiere. Io ne vorrei bere un altro già adesso.
1995
Grande vino da una grande annata. Solita grande acidità totale (7,8 g/l), pH basso (3,14) sono fattori che gli conferiscono una base di evoluzione aromatica più ampia del normale. Da uve molto mature, un vino completamente secco o quasi, con solo 2 g/L zucchero residuo. Naso davvero bellissimo, uva spina-melone-fico-minerale-liquore di maracuja, mentre è meno opulento in bocca dove si rivela comunque buonissimo e lunghissimo. Ottimo.
1993
In fase leggermente calante, e da una annata leggermente meno felice del 1995, un vino comunque molo riuscito. Naso leggermente ammandorlato, ma molto pulito e complesso con idee di nocciola, salvia, e pesca sciroppata. In bocca è piacevole, di pieno corpo e stoffa aristocratica.






