| 01 Ottobre 2009
Grattamacco è una delle aziende di vino più importanti d’Italia, voluta e creata grazie all’intuito di Piermario Cavallari, la cui opera è poi proseguita con rara perizia e passione da Claudio Tipa, il proprietario attuale (anche proprietario del magnifico Castello di Colle Massari, fonte di grandi vini di Montecucco), che ha acquistato la tenuta nel 2007. Grattamacco ha anche meriti storici: è stata di fatti la seconda azienda a valorizzare sul serio il nome di Bolgheri nel mondo, dopo il mitico Sassicaia. Benché oggi abbiamo tanti vini famosi e aziende note in questo stupendo angolo di costa toscana, Ornellaia e le Macchiole solo per citarne alcune, è indubbio che Grattamacco rappresenta l’altro grande vino che ha portato il nome di Bolgheri ovunque nel mondo. E con successo indicibile.
Il primo millesimo prodotto da Claudio Tipa è stato il 2002, ma la prima annata del Grattamacco Rosso risale al 1978, ancora piacevolissimo. Ho avuto modo recentemente a New York di aprire alcuni vecchi Grattamacco di una mia cantina e posso assicurare che anche il 1982 e il 1985 erano e restano dei grandi vini, pur con le loro note terziarie e di evoluzione che donano comunque un fascino enorme a questi vini. “In realtà, pochi sanno che Bolgheri non era mai stata considerata per i vini rossi, una volta si pensava a farci solo il rosato; il Sassicaia veniva visto come un eccezione alla regola. Del resto, basti pensare al successo che otteneva il vino Rosato di Antinori” ricorda Tipa. Un grande difensore del sangiovese, tra le altre cose: “Ti ringrazio, è una osservazione importante, per me: difatti il tratto comune dei miei vini è proprio la presenza del sangiovese, che invece a Bolgheri sta lentamente scomparendo. Purtroppo non è facile produrre un buon sangiovese qui, a qualcosa come cento metri di altitudine soltanto e così vicino al mare”. Tipa riprende fiato e continua: ”In questo ci hanno aiutato un paio di cose: innanzitutto un enologo come Maurizio Castelli che con il sangiovese ha esperienza da vendere, e che ci ha saputo consigliare per il meglio. E poi essere tra i pochi ad avere le vigne in alto: mentre altre aziende si trovano con le vigne dislocate nella piana, in basso, le nostre vigne beneficiano di una temperatura leggermente più fresca e di suoli scisto-argillosi davvero incredibili”. Il blend finale del Grattamacco Rosso si aggira sempre intorno a un 60-65% di cabernet sauvignon, 20% di merlot, e 15% di sangiovese.
Un assaggio dei vini di Grattamacco è davvero entusiasmante. Ottimo il Grattamaco Bianco, che ricorda un Vermentino molto più grasso e ricco di altri con la bella tipica nota sapida, e un Bolgheri Rosso, il secondo vino di Grattamacco, che in alcune annate è semplicemente spettacolare. Ogni sorso dei vini di Grattamacco è un sorso di bontà, oltre che di storia.
I vini
Bolgheri Superiore Grattamacco Rosso
2004
Rosso-rubino, molto profumato con una leggera speziatura (pepe nero), cedro, e macchia costiera con molto ribes e ciliegia rossa. In bocca si avverte il cabernet sauvignon, con note di erbe aromatiche e di tabacco. Il vino è lungo e finisce con una evidente nota salina. Molto bella la acidità integrata alla perfezione, leggermente caldo invece il finale e con un rinforzo della bella nota salmastra. Il 2004 mi sembra un vino didascalico, sia per chi conosce il Grattamacco sia per chi non ne ha grande confidenza: l’acidità è una caratteristica di questo vino.
2003
Rosso leggermente scarico ma piacevole, con una unghia di granato. Molto salino il naso, con erbe aromatiche a farla da padrone, senza evidente note di cotto o marmellata che affliggono invece molti altri vini, anche famosi, del 2003. Un po’ di tempo in bicchiere e il naso si apre rivelando note di spezie dolci e frutta rossa dolce e matura. In bocca escono note di tabacco e quasi terrose, con una bella frutta cremosa sul finale di media lunghezza che suggerisce una pur leggera ma piacevolissima surmaturazione delle uve. Il 2003 ha visto l’azienda ridurre del 50% la produzione, un sacrificio che ha ripagato con un vino davvero buono; un risultato così valido in quella che è una annata difficilissima trova forse le sue radici nelle esperienze fatte con l’annata 2000, altra annata piuttosto calda, almeno nelle sue punte di agosto.
2002
Rubino limpido, naso molto elegante con note di cedro, grafite, caffè, ribes nero, davvero di bella pulizia e purezza. Più leggero in bocca di tutti gli altri vini, ma leggiadro, davvero molto, molto buono, anche lungo. Chiude con un tocco austero, con la solita evidente nota salmastra e si sente anche un poco di ciotolino. Un 2002 molto riuscito e che si beve tutto d’un fiato, che in questa annata particolare conta su un 20% in più di merlot del solito. E’ davvero un bel vino, e non a caso fu incluso, pur essendo un 2002, fra i cento migliori vini d’Italia nella classifica nota come la BEST 100 della guida D’Agata & Comparini di qualche anno fa.
2001
Forse il più grande Grattamacco di sempre, pur se mantengo un grande amore per i vini del 1985 e 1982. Rubino ancora scuro. Naso raffinato, floreale, affascinate, con un tocco di balsamicità, poi anche elegantissimo in bocca, con tannini setosi, piacevolissimo. Ribes nero, sciroppo di mora, tabacco, mineralità ed erbette di campo, chiude con una leggera grafite, lunghissimo. Il 2007 in botte lo ricorda. E’ un vino nel quale si evince chiaramente la lunga e lenta maturazione dell uve.
2000
Rubino piuttosto scuro, con riflessi quasi nerastri. Naso leggermente animale, speziato,marino, molto piacevole e diverso da tutti gli altri vini. Con l’aria esce un po’ di foglia bagnata (tipica del cabernet sauvignon) e poi anche la menta piperita. Entra al palato molto grasso e quasi dolce, poi finisce leggermente astringente e corto, ma con una bella carnosità. Un vino piacevolissimo e che si beve benissimo in questo momento, anche se può svilupparsi ancora. Anche questo è alquanto diverso dagli altri vini in degustazione (bellissimo il fatto che questi vini siano tutti diversi l’uno dall’altro e rispettosi dell’annata), ma, a mio modo di vedere, questo è forse il vino meno “Bolgheri” fra tutti i presenti. A differenza del 2003, quando la stagione di crescita fu quasi interamente calda e siccitosa, la 2000 si è caratterizzata in questa zona per un caldo intenso in alcuni momenti (senz’altro agosto), ma dopo le temperature sono rientrate nella norma durante la vendemmia, aiutando non poco la qualità del vino finale.
1999
Rubino con ancora qualche riflesso nerastro. Al naso sembra essere il vino nel quale si apprezza di più la marca del sangiovese tra tutti i vini della degustazione, con cenni animali, di violetta e di rosa. In bocca rivela la solita bella sapidità, con una idea di acciuga, finocchietto selvatico, e di brodo di pollo, per poi aprirsi, avrebbe detto e scritto Veronelli, a coda di pavone, con sapori di un sottobosco accentuato e susina nera, oltre che note cioccolatose e di torrefazione.






