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I grandi vini Montalcino di Piero Palmucci a Poggio di Sotto

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Azienda Agricola Poggio di SottoPiero Palmucci incarna bene lo spirito del gentleman-farmer e andare a visitarlo nella sua bella azienda a Castelnuovo dell’Abate è sempre un grande piacere. Non sto a raccontarvi che Poggio di Sotto sia una delle venti migliori aziende di vino d’Italia, sono cose già risapute, dette e ridette. Una realtà dovuta al fatto che Piero è una di quelle rare persone dotate di un talento puro, e che riescono ad arrivare laddove molti loro colleghi, con una materia prima altrettanto buona, non possono. Orwell diceva che alcuni sono più uguali di altri: ogni assaggio di un vino di Poggio di Sotto spiega bene al degustatore attento cosa significa essere davvero bravi nel proprio lavoro.

L’azienda Poggio di Sotto nasce solo recentemente, con il ritorno dalla Svezia di Piero che cercava un buen ritiro nella bellissima zona di Montalcino. Da sempre appassionato dei grandi vini di questo angolo incantato di Toscana, passò molto tempo passaggiando per le vigne insieme ad esperti quali Giulio Gambelli e altri ancora, per cercare di scegliere il posto migliore ove creare la sua azienda. "Negli anni ’90 nessuno parlava di Castelnuovo" mi dice " tutti consigliavano di acquistare poderi vicini a Montalcino o nella zona di Montosoli, da sempre molto considerata. Eppure, appena presi visione delle vigne a Castelnuovo mi resi conto di trovarmi in un posto magico, dal potenziale sconosciuto ai più. Avrò anche avuto fortuna nella scelta, ma ricordando quanto di meno costava acquistare qui che a Montosoli, la scelta era in realtà facile per chiunque, quasi obbligata" sorride.

I vini di Poggio di Sotto si caratterizzano per essere una delle migliori espressioni in purezza del sangiovese, vitigno principe ma difficile, sia in vigna, sia in cantina, e che spesso viene tradito da interpretazioni un po’… così. "E’ antipatico doverlo dire" mette le mani avanti lui" ma in un momento come questo ci si sente quasi obbligati a specificare che i vini prodotti a Poggio di Sotto sono tutto e niente altro che puro sangiovese". Si tratta di una precisazione inutile: per un qualsiasi degustatore onesto, come i tanti Brunello di recente memoria che sapevano di acciughe, pepe nero e pancetta affumicata non erano che fonte di arrabbiature e direi anche disgusto profondo, così i vini di Piero, un inno alla violetta, al ribes rosso, alla foglia di tè, alla liquirizia e al sottobosco rappresentano il sangiovese migliore. Che poi il possibile Brunello di Montalcino Riserva 2001 fu bocciato dalla Camera di Commercio per, sembra, mancanza di tipicità, ebbene questo è solo uno dei tanti aspetti del mondo del vino di oggi che fanno scuotere la testa: comunque il vino uscì comunque, si chiama Il Decennale ed è, inutile dirlo, buonissimo.

Il punto più importante che riguarda tutti gli appassionati di vino però è un altro: mettendo da parte le polemiche che aiutano solo fino a un certo punto (ma, quando civili, aiutano, perché altrimenti regna l’inerzia), va detto che Poggio di Sotto si qualifica anche per offrire non solo un grande Brunello, ma anche, forse, il migliore Rosso di Montalcino che ci sia. E sono queste le cose importanti, visto il costo magari anche proibitivo del Brunello per molti di noi: niente di meglio allora che acquistare un grande Rosso come quello di Piero, un vino che non è a buon mercato (ma nemmeno troppo costoso), specie se paragonato agli altri Rosso di Montalcino, e che permette a chi ha voglia e passione di provare quello che è, a tutti gli effetti, un Brunello-baby. Il Rosso è infatti un Brunello "declassato", che viene messo sul mercato con un anno di invecchiamento in più del solito (quiindi nel 2009 è stato messo invendita il 2006, e non il 2007 come avvenuto invece per la maggiore parte degli altri produttori di Montalcino) e proviene in massima parte da vigne che hanno dai cinque ai quarantacinque anni di età, con una media di venticinque circa. Il Brunello viene prodotto in massima parte dalle vigne più vecchie.

Per chi non conosce ancora i vini di questa bella azienda, provare per credere: e soprattutto, non dimenticare il Rosso, davvero un grandissimo vino.

Buoni assaggi.

I vini

Rosso di Montalcino 2007 (campione in bottiglia non ancora etichettata e non ancora in commercio) Rosso-rubino, più scuro del 2006. Naso interessante, ancora chiuso e che si apare con l’aria. Pepe bianco, rosa, ciliegia rossa e anche una buona dose minerale. Asciutto, lungo suadente, finisce con una bella dolcezza ciliegiosa. Grande vino in divenire, praticamente un Brunello.

Rosso di Montalcino 2006
Rosso di media profondità. Profumi intensi di ciliegia rossa, violetta, sciroppo di fragola. In bocca è dolce e potente al contempo, bellissimo nella sua vena acida che sorregge bene una grandissima quantità di frutto. Il migliore Rosso mai fatto da Piero e migliore di più del 50% di tutti i Brunello 2004 usciti sul mercato quest’anno.

Brunello di Montalcino 2004
Buono, pieno lungo. Ha bisogno di aria per liberarsi di qualche nota iniziale di riduzione. Più evidente il tabacco, il sottobosco e la mineralità che nel Rosso. Molto ricco e grasso, con una vena di calore che non dispiace sul finale. A Piero questo vino piace tantissimo, io prefrisco il 2001 e il 1999.

Brunello di Montalcino 2003
Annata calda e siccitosa, eppure il vino è di una spanna sopra a tanti altri. Molto soffice, quasi sfatto il frutto rosso al naso, con sentori di confettura di ciliegia e lampone. Lungo e suadente il finale cremoso.

Brunello di Montalcino 2001
Grandissimo. Rosso-rubino, naso di grande complessità, con sentori di ciliegia rossa, tabacco, porcini e liquirizia. Tannini finissimi e tanta frutta matura ma sorretta da una ottima vena acida. Davvero entusiasmante in quanto a equilibrio.

Brunello di Montalcino 2000
Molto riuscito, è una versione più complessa e completa del 2003. Un frutto molto dolce e cremoso sul palato e tanta lunghezza sono le carte vincenti di questo Brunello da godere nel medio termine.

Brunello di Montalcino 1995
Rosso brillante con una unghia che ricorda l’ambra. Inizialmente piuttosto ridotto, migliora sensibilmente dopo un’ora di bicchiere rivelando grande complessità di aromi (frutti rossi e neri, sottobosco, humus, cuoio antico) e una bocca vellutata e lunghissima. Grand Vin, e che ha ancora molti anni di vita davanti.