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Guide 2010

Guide D&C 2010

Sono disponibili per la vendita le nuove guide 2010 ai "Migliori vini d'Italia" e ai "Vini prezzo-piacere" Scritte da Ian D'Agata e Massimo Comparini.
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Langhe

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Bruno Giacosa

Langhe

Varcare la soglia delle aziende mito del vino italiano è sempre un’esperienza che mi provoca delle emozioni contrastanti, in quanto almeno personalmente da un parte mi sento piccolo e un po’ preoccupato per quello che racconterò non sentendomi all’altezza, ma dall’altra si provano le stesse emozioni di quando da bambino si scartano i regali di natale.
Nonostante questa breve premessa, l’azienda in realtà è suddivisa in due corpi distinti: l’Azienda Agricola Falletto con circa 22 ettari di terreni di proprietà, che comprende vigne mito come Falletto a Serralunga, Asili e Rabajà a Barbaresco, e la Casa Vinicola Bruno Giacosa che, invece, acquista uve da conferitori storici e che produce ad esempio circa 100 mila bottiglie di Arneis proveniente dal Roero, il Pinot Nero in ’Oltrepò Pavese per la produzione dello Spumante,  il Nebbiolo Valmaggiore dalla zona di Vezza (forse la più importante del Roero), ma anche il Barbaresco Santo Stefano quindi in zona Neive.
Bruno GiacosaPer quanto riguarda la vinificazione,  le uve bianche fermentano in acciaio a temperatura controllata e tramite l’utilizzo di lieviti selezionati, mentre per i rossi si cerca di procedere solo tramite i lieviti autoctoni, ricorrendo quindi ai lieviti selezionati solo nelle annate più difficili. Anche i rossi fermentano in vasche di acciaio con macerazioni sulle bucce a cappello sommerso che variano tra i 15 e i 22 giorni per i nebbioli, la malolattica avviene poi in legno, tramite l’innalzamento della temperatura dell’ambiente, infine si procede con l’affinamento in botti grandi di rovere francese  all’incirca di 30 mesi sia per Barolo che per Barbaresco ad eccezione del Barolo Riserva che affina per 36 mesi.

I vini assaggiati:

Nebbiolo d’Alba 2007: le uve provengono da diverse zone del Roero. Rubino luminoso trasparente presenta un naso ricco di note di rosa, fragola, ciliegia rossa, delicata speziatura e accenni di erbe aromatiche. Assaggio facile, saporito, pulito e in perfetto equilibrio con bel ritorno fruttato e dal finale minerale.
Nebbiolo d’Alba Valmaggiore 2007: prodotto solo da uve provenienti dalla zona di Vezza, caratterizzata da terreni sabbiosi e ricchi di scheletro. Al naso offre sentori maggiormente speziati, tra cui la liquirizia, cannella e noce moscata e frutto più maturo. In bocca dimostra maggior corpo, con tannini eleganti e rotondi che danno maggior vivacità alla beva e il finale è di buona persistenza.

Barbera d’Alba Falletto 2007: di colore rosso rubino compatto, esprime sentori intensi ed intriganti di frutti di bosco maturi, violetta, liquirizia, poi note di cioccolato tipo boero e sentori minerali e di sottobosco. Al palato è vibrante e profondo, dinamico, con bel ritorno fruttato e lungo finale dai sentori di liquirizia e cacao.

Barbaresco Asili 2005:  rubino trasparente, presenta un naso fine ed elegante, caratterizzato da sentori di rosa, note di menta, frutto rosso croccante, delicata speziatura orientale e sentori minerali. Bocca molto piacevole anche se non è un mostro di concentrazione ma offre un equilibrio perfetto con acidità e sapidità a scandire la beva. Lunga persistenza con ritorni fruttati e minerali. Ottimo!

Langhe

Barbaresco Santo Stefano 2005: rubino trasparente al colore, offre un naso inizialmente più chiuso e reticente, dapprima su sentori di sottobosco, poi affiorano note di arancia rossa, una rosa delicata, tabacco, liquirizia e note di terra. Al palato risulta più duro, ma vivo e dinamico nella sua mineralità e dal tannino ancora molto fitto ma saporito. Molto lungo in persistenza caratterizzato da sentori di terra e sottobosco.

Barbaresco Rabajà 2005: molto chiuso al naso inizia a rilasciare i suoi profumi dopo qualche minuto al bicchiere, inzialmente molto su toni di terra e di sottobosco, poi lieve nota floreale e speziata, frutto croccante ma più scuro che rosso, erbe di macchia e note minerale scura. All’assaggio risulta ancora molto giovane, pieno e con tanto tannino seppur di ottima qualità. Anche se necessita ancora di molto affinamento in bottiglia presenta un ottimo allungo con buona dinamicità e finale dai toni di terra e sottobosco.

Barolo Falletto 2005: classico rubino trasparente al colore, sfoggia un naso dai sentori eleganti e puliti in cui emerge un’intensa nota di rosa, poi arancia rossa, frutti rossi croccanti, menta, terra e macchia mediterranea. All’assaggio si conferma in tutta la sua eleganza, sembra quasi un vino semplice talmente è leggero, ma offre grande pienezza gustativa, dinamicità minerale, tannino raffinato e lunghissima persistenza minerale. Bellissimo vino!
Barolo Le Rocche del Falletto 2005:  anche in questo caso ritroviamo un naso molto elegante e raffinato con maggior profondità ed ampiezza. Sentori di arancia rossa, liquirizia, note di foglie, balsamicità, erbe officinale, rosa appassita, terra e sottobosco. Bocca di grande potenza ma nello stesso tempo di grande leggerezza ed eleganza, fresca, succosa, con un tannino bellissimo per qualità e dinamicità gustativa e dalla persistenza eterna.

Commento finale: trattasi di una di quelle esperienze gustative ed emozionali per cui le parole davvero non bastano a raccontarle e vorrei provare a capire, anche se invano, come sia possibile che certe persone siano capaci di sfoderare dei vini così commoventi ed emozionanti che ad altri non è possibile ottenere.

Il pensiero di Ian: L’ho detto, l’ho scritto, e lo ripeto: senza volere offendere o dare dispiacere a nessuno, ritengo Bruno Giacosa il più grande vinificatore Italiano di tutti i tempi.

 

Sottimano

SottimanoLa storia dell’Azienda Agricola Sottimano ha inizio nel ’74 quando Rino Sottimano decide, partendo assolutamente dal nulla, di avviare la sua attività vitivinicola acquistando l’attuale proprietà situata a Neive in località Cottà. Agli inizi particolarmente difficili, sia perchè come già detto Rino non aveva alcuna tradizione familiare alle spalle e sia perchè a quel tempo il Barbaresco faticava ad emergere, anche a causa della situazione economica e il gusto di allora privilegiava i vini come Dolcetto e Barbera, oggi Sottimano è giustamente considerato tra i nomi importanti del Barbaresco. La proprietà attuale ha in proprietà circa 14 ettari di vigna tra cui si distinguono i quattro vigneti dedicati al Nebbiolo e da cui provengono i quattro cru distinti Fausoni, Currà e Cottà a Neive più il Pajore a Treiso, oltre a produrre Dolcetto, Barbera e un Brachetto in versione secca.
Da quache tempo Rino è coadiuvato dal figlio Andrea sia nelle attività in vigna che nelle lavorazioni in  cantina e la filosofia aziendale è quella di intervenire il meno possibile, sia per quanto riguarda la coltivazione delle viti, che hanno una produzione molto bassa, sia per quanto riguarda le pratiche di cantina dove devo dire Andrea, grande appassionato e conoscitore dei vini di Borgogna, ha messo indubbiamente il suo marchio.
LangheDopo la vendemmia manuale si procede alla vinificazione, che avviene solamente tramite l’utilizzo dei lieviti indigeni e questo anche per differenziare ed esaltare il più possibile le caratteristiche di ogni cru, per una durata che si aggira intorno alle quattro settimane compreso il periodo di macerazione sulle bucce per quanto riguarda il Barbaresco. Finita la fermentazione alcolica il vino passa subito in legno francese e solo per la malolattica, che avviene in maniera naturale, prevede un 20% di legno nuovo ed in cui il vino rimane ancora sur lie senza utilizzo di solforosa. Successivamente, il vino affina in barrique usate, per circa 20 mesi, rigorosamente di Francois Frere il quale oltre ad essere colui che produce le barrique per tutti i più grandi produttori di Borgogna, costruisce appositamente le sue botti utilizzando i legni che secondo lui si sposano meglio con il vino in questione. Segue poi l’imbottigliamento del vino che avviene senza alcuna filtrazione.

I vini assaggiati:

Dolcetto d’Alba Bric del Salto 2008: vinificato interamente in acciaio, presenta un colore rosso rubino con riflessi violacei ed un naso davvero goloso con intensi sentori floreali e fruttati tipici e ciliegiosi, note di liquirizia e speziatura orientale. All’assaggio è pieno con ottima acidità e ricco di frutto dolce. Leggermente tannico ma molto poco asciugante con finale lungo e pulito. Ottimo!

Langhe Nebbiolo 2007: il vino affina in barrique usate per circa 10 mesi ed è prodotto con le uve provenienti dal vigneto Basarin di circa 15 anni di età e considerate ancora troppo giovani per produrre Barbaresco. Rubino pieno al colore, esprime sentori di rosa appassita, cilegia acidula, lampone, poi accenni mentolati, tabacco ed erbe di macchia. All’assaggio ha struttura e profondità da Barbaresco, con ottima vena acido-sapida e dai tannini rotondi. Bocca dalla beva facile e appagante, con finale adeguato per lunghezza in cui ritornano le note di speziatura. Ottimo!

Barbaresco Fausoni 2006: rubino luminoso al colore, presenta un naso rotondo ed elegante, floreale, con tanta speziatura orientale in evidenza, poi frutto rosso, note mentolate e accenni minerali. All’assaggio conferma la sua eleganza, fresco, succoso e di buon corpo con piacevoli ritorni fruttati e dalla trama tannica fitta ma già ben amalgamata con il resto del vino. Lungo e minerale il finale di bocca.

Barbaresco Pajore 2006: rosso rubino, offre un naso articolato e ricco nel fruttato, specie ciliegia e lampone, poi immancabile la nota di rosa, liquirizia, accenni balsamici, note di terra e spiccata mineralità. All’assaggio è più duro, caratterizzato da una certa verticalità, ma comunque piacevolissimo, in cui si nota maggior complessità e profondità al palato. Il vino è sostenuto da spiccata acidità e da un tannino ancora scalpitate ma di ottima qualità. Molto lungo in persistenza in cui ritornano le note speziate e minerali.

Langhe

Barbaresco Currà 2006: rubino pieno al colore, esprime sentori inizialmente mentolati, frutto più rotondo sia rosso che scuro, liquirizia, tabacco, poi note di terra e sottobosco. All’assaggio denota maggior potenza ma anche una certa avvolgenza, sempre ben sostenuto da tanta freschezza e in cui si nota un tannino ancora un pò spigoloso. Molto lungo il finale in cui ritornano le note di sottobosco e minerali.

Barbaresco Cottà 2006: rubino compatto. All’olfatto presenta un naso più ampio e profondo, ricco di piccoli frutti rossi, rosa appassita, nota balsamica, liquirizia, noce moscata, sottobosco e mineralità scura. Al palato è pieno, profondo ed elegante, di grande ampiezza al palato con ritorno di quanto percepito al naso. Lunghissima persistenza dal finale terroso e minerale.

Commento Finale: nell’eterna contesa tra tradizionalisti e modernisti, personalmente reputo i vini di Sottimano un mondo a parte e sicuramente vi consiglio la visita in cantina anche solo per la possibilità di assaggiare quattro differenti Barbaresco, che seppur prodotti in modo identico, mostrano chiaramente quale differenza ci possa essere tra una vigna e l’altra anche se distano a pochi metri l’una dall’altra. Questo è il fascino delle Langhe e in questo caso del Barbaresco e indubbiamente Rino e Andrea ne sono tra i migliori interpreti da diversi anni. E poi non è da tutti (se non da pochissimi) in Italia considerare ancora troppo giovane una vigna di 15 anni per produrre il vino importante da lungo invecchiamento, questa si che è serietà! Ottimi Dolcetto, Barbera e Nebbiolo a prezzi onestissimi.

Il Pensiero di Ian: Con giovani come Andrea Sottimano, o Raffaele Boscaini, o i figli di Leonildo e Teresita Pieropan, o i figli di Dina e Paolo Rapuzzi, si capisce che il mondo del vino Italiano non è in buone mani, ma BUONISSIME. Ascoltarli, tutti quanti, è un piacere raro, e bellissimo.

 

Marchesi di Grèsy

Grande firma del Barbaresco di Barbaresco, la storia delle Tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Gresy ha inizio a partire dal 1973, quando Alberto di Gresy, milanese di nascita, decise che era ormai tempo di valorizzare al massimo le vigne di proprietà e quindi  iniziare a produrre e vendere i propri vini, piuttosto che vendere le uve ad altri come si era sempre fatto sino ad allora.

Marchesi di Grèsy

Oggi la proprietà possiede circa 35 ettari di vigna dislocati in quattro tenute diverse tra cui di certo quella di maggior prestigio è la Tenuta della Martinenga a Barbaresco di cui fanno parte in monopolio, fatto inusuale nelle Langhe, gli 11 ettari del bellissimo vigneto omonimo della Martinenga (terreni di marne azzurre, calcare e sabbie posti a circa 280 metri sul livello del mare), che insieme ai vigneti Asili e Rabaja per’altro confinanti uno da una parte e uno dall’altra, sono indiscutibilmente tra i cru più celebrati e prestigiosi di tutta la denominazione.
In zona Treiso abbiamo la Tenuta di Monte Aribaldo,  e in zona Monferrato abbiamo Monte Colombo e La Serra, quest’ultima in partocolare dedita alla produzione di Moscato d’Asti.
Un ruolo importantissimo nella gestione dell’azienda è quello svolto da Marco Dotta, enologo, ma che si occupa anche della gestione delle vigne per cui è prevista una grande attenzione anche per il rispetto dell’ambiente oltre che una severa selezione della produzione. In cantina poi si procede in maniera essenziale e senza forzature con metodi molto naturali e delicati e grande pulizia; in particolare le uve dei tre Barbaresco fermentano a temperatura controllata con un periodo di macerazione sulle bucce, in parte a cappello emerso in parte sommerso, che può arrivare anche alle quattro settimane di durata. Dopo la malolattica il Martinenga e il Martinenga Camp Gros affinano per circa 6 mesi in barrique francesi e successivamente per 14 mesi in botti grandi di Slavonia, il Martinenga Gaiun, invece, affina interamente in barrique francesi e per tutti i Barbaresco seguono circa 15 mesi di affinamento in bottiglia prima della messa in commercio

I vini assaggiati:

Dolcetto D’Alba Monte Aribaldo 2007: rubino compatto con riflessi violacei, ha un naso elegante ricco di note floreali e fruttate, specie ciliegia scura e mirtilli, liquirizia ed erbe di macchia. Bocca rotonda ed avvolgente con ottima acidità a vivacizzare la beva e piacevolissimo finale di liquirizia per nulla asciugante.

Barbera D’Asti Monte Colombo 2005: il vino affina per 12 mesi in rovere francese. Rosso rubino pieno, offre sentori intensi ed intriganti, di piccoli frutti di bosco rossi e scuri, note di terra, spezie dolci e sottobosco. Al palato è pieno e con tanta acidità appena scalfita dalla morbidezza fruttata. Tannino lievemente percettibile e lungo finale su sentori di liquirizia e di mineralità scura. Ottimo!

Barbaresco Martinenga 2006: se così si può dire è il Barbaresco di accesso dell’azienda ma di fatto il più importante per numeri prodotti. Rubino luminoso al colore, presenta sentori eleganti e delicati di rosa, fragola, ciliegia acidula, erbe officinali, spiccata speziatura e note di menta. All’assaggio è ancora giustamente duro, specie nel tannino, ma comunque dinamico ed equilibrato con adeguata freschezza e bella scia sapida che ne caratterizza il lungo finale. Molto buono.

Marchesi di Grèsy

Barbaresco Martinenga Gaiun 2004: rubino con accenni granato, offre un naso piuttosto aperto ed intenso in cui ritroviamo la ciliegia acidula, la violetta, tanta speziatura, balsamicità, accenni di sottobosco e di terra. All’assaggio ha grande leggerezza ed eleganza, in perfetto equilibrio e dal tannino dolce e rotondo. Finale lungo e saporito in cui ritornano le note speziate e minerali. Grande bevibilità.

Barbaresco Martinenga Camp Gros 2004: rubino con accenni granato, si presenta da subito più chiuso e scuro all’olfatto. Dopo qualche minuto al bicchiere emergono note di terra, fungo, spezie orientali, frutto rosso e note mentolate. Al palato rivela da subito maggior corpo, grande sapidità e maggior tannicità, sempre in un contesto di grande eleganza. In finale il vino denota un allungo e profondità maggiore con ritorno in retrolfatto di quanto percepito al naso. Grande vino da dimenticare in cantina.

Barbaresco Martinenga Camp Gros 1998: granato compatto, presenta da subito un naso affascinate e di grande complessità, con sentori di terra, anice, arancia rossa, rosa frutti rossi, fungo e sentori di catrame. All’assaggio è ancora duro e giovanissimo, con tannino fitto ma dalla beva entusiasmante e dinamica per gustosità minerale. Lunghissimo il finale di bocca con ritorno delle note di liquirizia, terra e caffè. Grazie Marco per la bella emozione che mi hai regalato.

Commento finale: non so quanti di voi visitano le Langhe, ma per quanto mi riguarda faccio sempre di tutto per passare almeno qualche minuto tra le vigne della Martinenga che sono davvero di una bellezza struggente, da togliere il fiato e rimetterti in pace con il mondo. Per quanto riguarda i vini, l’eleganza è indiscutibilmente il marchio di fabbrica dei Marchesi di Gresy, si fa davvero fatica a scegliere dato che tutti vini dal Dolcetto al Barbaresco, ma anche lo Chardonnay, sono buonissimi, anche se indiscutibilmente il Barbaresco Camp Gros offre un surplus di profondità che hanno solo i grandi campioni.

Il Pensiero di Ian: aggiungo solo una mia nota personale, ed è che è veramente difficile trovare una persona più gentile e competente di Alberto De Gresy in tutto il mondo del vino d’Italia.

 

Roagna

E’ un’azienda di stile che più tradizionale di così non si può, situata a Barbaresco, ma che produce anche Barolo, oggetto di culto e famosissima all’estero (mentre è solo da poco che si sta facendo conoscere al grande pubblico in Italia) seppur rimanendo lontana dai clamori e dalla frenesia che questo mercato è ormai diventato.

Roagna

L’azienda vanta circa 130 anni di storia e oggi comprende circa 15 ettari di vigna suddivisi tra Barbaresco, con la vigna Pajè dove ha sede l’azienda e Castiglione Falletto, con la Cascina della Rocca e la Pira. Alla guida troviamo Alfredo Roagna coadiuvato dalla fine degli anni ’90 dal figlio Luca. La filosofia aziendale è sempre la stessa che viene tramandata da generazione in generazione è tende ad essere il meno interventista possibile, utilizzando solo prodotti biologici e ricorrendo all’ inerbimento perenne delle vigne che hanno tutte un’ età minima di 30 anni, per arrivare anche a 60 e ben oltre, questo perché giustamente si ritiene che solo a partire da una certa età la vigna sia capace di esprimere appieno tutte le sue potenzialità e caratteristiche organolettiche.
In cantina, per la vinificazione si procede con la fermentazione delle uve in tini di legno troncoconici, attivata soltanto tramite l’utilizzo dei lieviti indigeni. La macerazione che avviene a cappello sommerso, bloccandolo tramite un processo di steccatura con assi di legno, può durare anche fino a 100 giorni e in ogni caso mai meno di due mesi. Segue l’invecchiamento in botti di Slavonia, anche in questo caso molto lungo e che può protrarsi anche per 10 anni e oltre se l’annata e il vino viene ritenuto di particolare pregio, e anche il periodo di affinamento in bottiglia è almeno di un paio di anni. Questo vuol dire che i vini di Roagna escono in commercio soltanto quando vengono ritenuti pronti per poter essere apprezzati pienamente e non seguono le esigenze un po’ troppo frettolose che la frenesia dei mercati impongono.

I vini assaggiati:

RoagnaBarbaresco Paje 2000: rosso granato compatto, esprime sentori intensi e articolati, di fiori appassiti, terra, sottobosco, fumo, spezie, frutti rossi maturi, buccia d’arancia e menta. Al palato è pieno e molto elegante, con la beva scandita dalla dinamicità minerale e dal tannino finissimo. Molto lungo in persistenza caratterizzato da un finale dai toni speziati e terrosi. Buonissimo!

Barolo Vigna Rionda 2003: rubino con accenni granato, offre un naso dai sentori molto speziati con tanto pepe in evidenza, poi noce moscata, fiori, china, note di terra e frutti rossi maturi. In bocca è potente, ancora duro, molto fresco e saporito, con tannini scalpitanti e dalla lunghissima persistenza dai toni agrumati e minerali.

Barolo La Rocca e La Pira 2001: rubino trasparente con accenni granata. Molto elegante all’olfatto in cui si evidenziano sentori di rosa, arancia rossa, ciliegia rossa croccante, melograno, erbe officinali, menta, note di terra e minerali. In bocca si conferma elegantissimo seppur giovane, con grande acidità e dinamicità gustativa. I tannini sono perfettamente integrati e il finale è davvero interminabile con ritorno di quanto percepito al naso. Buonissimo!

Barbaresco Riserva Paje 1998: granato compatto al colore, rivela un naso profondo e dai toni scuri su note di sottobosco, tartufo, terra, liquirizia, asfalto bagnato, poi fiori appassiti, frutto rosso maturo, menta ed erbe di macchia. Al palato sembra giovanissimo, ancora duro, ma di grande ampiezza gustativa e con dei tannini di qualità assoluta. Finale di bocca lunghissimo con ritorno delle note speziate e minerali. Ottimo!

Roagna

Commento finale: Luca Roagna sarà anche molto giovane, ma ha le idee ben chiare su cosa significhi fare dei grandi vini e oltretutto anche se si definisce soltanto un normale contadino è un palato davvero eccellente. Che dire, i vini sono ormai dei veri e propri Cult, che dimostrano chiaramente che fare vino in un certo modo tradizionale e senza compromessi porta sempre a risultati importanti, forse potrà anche capitare che qualcuno dica che un certo vino non abbia dei sentori precisissimi per definizione aromatica, ma con tutta franchezza chissene importa, l’assaggio di qualsiasi di questi vini trattasi in ogni caso di emozione pura ai massimi livelli che vi consiglio caldamente di provare.

Il pensiero di Ian: Luca, beato lui, è più giovane di me, e quindi non era ancora tra i paladini del bicchiere negli anni ’80, quando Roagna era anzi abbastanza in voga, soprattutto grazie a Veronelli, che ne decantava le lodi a ogni piè pari (e dispari). Molto bella l’etichetta, e buono anche il vino, di quello che allora si chiamava Opera IV, mentre il Barbaresco, soprattutto il Crichet Pajé, è sempre stato una delizia. Che poi in Italia oggi, come molto giustamente sottolinea Luca, la Roagna oggi è stata persa un po’ di vista, è solo una accusa all’incompetenza di molti.

 

Giacomo Conterno

Giacomo ConternoE’ l’azienda per antonomasia del Barolo con il celeberrimo Monfortino, ritenuto da molti il miglior vino italiano anche se è sempre complicato fare certe classifiche, ma anche del Barolo Cascina Francia, anche questo a dir poco eccellente e che ha il solo difetto di avere un fratello maggiore così importante da oscurare chiunque.
I Conterno hanno una lunghissima tradizione vinicola che risale addirittura alla seconda metà del 1700. La prima grande svolta dell’azienda è per merito di Giacomo nel 1920, il quale oltre a vendere vino sfuso o in damigiane come avveniva a quel tempo, imbottigliò la prima riserva di Barolo Monfortino che nei suoi intenti doveva essere un vino prodotto solo nelle grandi annate con lunghe fermentazioni in modo da poter avere una lunghissima longevità negli anni. Monfortino che a quel tempo e fino al 1974 è stato prodotto da uve acquistate provenienti dai terreni di Monforte e di Serralunga. Fu poi proprio Giovanni (figlio di Giacomo) a capire negli anni ’70 che la viticultura stesse cambiando, in quanto i contadini iniziavano a produrre vini per proprio conto e quindi diventava sempre più difficile acquistare delle uve di qualità. Proprio nel 1974, Giovanni acquista i 15 ettari della Cascina Francia di Serralunga aventi esposizione a sud ovest e un’altezza compresa tra i 370 e 420 metri sul livello del mare,  in cui pianta Nebbiolo, Barbera, Freisa e Dolcetto (questi ultimi due espiantati nel 2000) e dalla prima annata di Cascina Francia del 1978 ha inizio la storia moderna dell’Azienda Giacomo Conterno. Ultmamente nel 2007, Roberto Conterno, da qualche tempo alla guida dell’azienda ha acquistato altri 3 ettari di vigna sulla Cerretta di Serralunga di cui 2 piantati a Nebbiolo e 1 a Barbera.
La cantina è assolutamente essenziale e la parte del protagonista la fanno in bella mostra le grandi botti di rovere di Slavonia. La vinificazione è semplicissima ad avviene con macerazione a cappello sommerso per circa 15-20 giorni la Barbera, e 30-32 giorni per il Nebbiolo, terminata la quale si svina e il vino passa direttamente in botte; la Barbera affina per 20 mesi circa, il Cascina Francia circa 45 mesi e il Monfortino 80 mesi anche se poi non ci sono delle regole precise in quanto se Roberto ritiene che il vino in affinamento non sia ancora pronto e sia di qualità eccezionale, ne prolunga tranquillamente l’affinamento in botte.

Giacomo ConternoHo avuto modo di assaggiare dalla botte le vendemmie 2002, 2004, e 2005 di Barolo Monfortino, Roberto infatti ritiene che le uve dell’annata 2003 non fossero di tale qualità da produrre il vino più importante che sono confluite tutte nel Barolo Cascina Francia che peraltro è memorabile. Al contrario, per la tanto bistrattata, da una certa critica approssimativa, vendemmia 2002 tutte le uve sono confluite nel Monfortino e questo non perchè Roberto sia improvvisamente impazzito ma semplicemente il segreto sta nella elevata pendenza del Cascina Francia, esposizione perfetta e drenaggio eccezionale dei terreni. Ed in effetti trattasi di un vino di una tale carattere che unisce, potenza, profondità ed eleganza da lasciare davvero senza parole e che merita appieno la spasmodica attesa.

I vini assaggiati:

Giacomo ConternoBarolo Cascina Francia 2005: rubino trasparente al colore, naso chiuso e reticente in cui solo dopo diversi minuti al bicchiere emergono note scure di catrame e sottobosco, poi rosa, ciliegia rossa, china, tabacco e nota mentolata. Bocca piena, elegante e dinamica, con bella spina acido sapida a scandire la beva. Il tannino è ancora fitto ma raffinatissimo e già molto lungo in persistenza e non potrà che migliorare con il protrarsi dell’affinamento in bottiglia. Bellissimo!

Barolo Monfortino 2001: di colore rubino con accenno granato, presenta un naso con iniziale impatto speziato di cannella, pepe e noce moscata, poi note di rabarbaro e china e con maggior areazione al bicchiere ecco le note fresche di arancia rossa, fiori, menta e note più evolute di sottobosco e di cenere. All’assaggio è ancora giovanissimo, pieno e potente, con tanta acidità e notevole ampiezza con ritorno di tutti i sentori percepiti al naso. Tannini fitti ma perfetti per qualità e precisione e finale di bocca interminabile per gusto e dai toni minerali salini. Emozionante…

Commento finale: dell’assoluta grandezza dei vini di Giacomo Conterno si è forse già raccontato tutto sia in Italia che nel mondo intero. A me preme sottolineare la grande umiltà e semplicità di Roberto ma del resto lo era anche suo papà Giovanni, caratteristica comune che ho riscontrato in molti dei Grandi del vino italiano. Ma Roberto ha la consapevolezza per la responsabilità del nome che porta, che gli impone sempre di essere il più grande tra i grandi e i cui risultati ottenuti renderebbero nonno Giacomo e Papà Giovanni molto fieri di lui.

Il pensiero di Ian: ho passato pochi momenti più piacevoli di quelli a degustare insieme con Roberto Conterno, che ha una eredità niente male da mantenere agli altissimi standard di sempre. Altre persone ne finirebbero schiacciate: non lui, bravissimo.


     
Luciano Sandrone

Luciano SandroneLuciano Sandrone è ormai fra i nomi top del Barolo, ma ha dovuto faticare molto per arrivare al successo di oggi. La sua famiglia difatti non vantava alcuna tradizione vinicola e Luciano ha lavorato per lungo tempo alla Marchesi di Barolo dove svolgeva la mansione di cantiniere, tra l’altro benissimo. La svolta poi si ha avuta con la vendemmia 1978 che ha segnato l’avvio dell’attività in proprio e da quel punto in poi è stato solo un susseguirsi di risultati positivi.
Oggi Luciano, insieme al fratello Luca, che svolge la funzione di enologo, e alla figlia Barbara, gestisce circa 25 ettari tra vigne di proprietà e vigne in affitto, fra i comuni di Barolo, Monforte, Novello, e Vezza d’Alba nel Roero dove fra tutti si distinguono indubbiamente i circa 2 ettari situati nella frazione Boschis del celebre Cannubi a Barolo, anche chiamato Monghisolfo. C’è da dire che il lavoro in vigna è molto intenso e particolarmente complesso in quanto le vigne sono suddivise in tante piccole parcelle che pertanto hanno una gestione differenziata e periodi di vendemmia differenti. La vinificazione delle uve infatti è per parcelle separate e avviene in maniera tradizionale utilizzando solo i lieviti propri delle uve con, in particolare, circa 12-15 giorni di macerazione sulle bucce per il Nebbiolo destinato al Barolo. Terminata la fermentazione alcolica, il vino poi passa nei tonneaux da 500 litri dove svolge la malolattica e il periodo di affinamento in legno varia tra i 18 e i 24 mesi. Per quanto riguarda il Barolo le Vigne che è frutto di un assembleaggio di diversi lotti situati in comuni diversi, le uve vinificano e affinano separatamente e solo prima della messa in bottiglia del vino si procede con l’assemblaggio delle varie parcelle.

I vini assaggiati:

Dolcetto d’Alba 2007: rosso rubino con riflessi porpora, naso, intenso e ricco di piccoli frutti neri maturi, violetta e spezie quali radice di liquirizia e tabacco. All’assaggio è pieno e morbido, sapido, con tannini presenti ma non asciuganti e finale di buona pulizia.

Luciano Sandrone

Barbera d’Alba 2006: il vino affina per 12 mesi in tonneaux da 500 litri per il 50% nuove. Molto aperto al naso esprime intensi sentori floreali e di piccoli frutti rossi e neri, spezie dolci, tabacco,  polvere di cacao e accenni di sottobosco. Bocca vibrante nell’acidità, con tannino percettibile e fine, buona ampiezza aromatica e lunga persistenza finale sui toni di liquirizia. Molto buono.

Nebbiolo d’Alba Valmaggiore 2006: prodotto da uve provenienti dal comune di Vezza d’Alba nel Roero, affina 12 mesi in botti da 500 litri. Rubino luminoso e trasparente al colore, esprime all’olfatto sentori delicati ed eleganti di lampone e ciliegia rossa, poi erbe aromatiche, spezie, rosa appassita e nota balsamica. Bocca fresca e golosa, ricca di frutti ancora croccanti, tannini ancora giovanili, ma regala un allungo finale quasi da Barolo con chiusura su toni fruttati e speziati. Molto buono.

Luciano SandroneBarolo Le Vigne 2005: è il Barolo prodotto da un assemblaggio di uve di diversi comuni della DOCG. Rubino luminoso, ha un naso piuttosto aperto e dai sentori puliti ed eleganti tra cui troviamo arancia rossa, ciliegia matura, rosa appassita, nota balsamica, erbe aromatiche, cacao e caffè. In bocca è equilibrato, pieno e morbido, con bella vena sapida e tannino fitto a sostenere il vino. Lungo in persistenza con finale dai toni di cacao.

Barolo Cannubi Boschis 2005: colore rosso rubino trasparente. Intenso e molto pulito al naso, si apre su note di ciliegia croccante, mirtillo, fiori appassiti, poi ricca speziatura orientale tra cui il pepe rosa e la cannella, tabacco, cacao e nota balsamica a definire il quadro olfattivo. Al palato, ha un attacco pieno e morbido con adeguata freschezza, ottima dinamicità gustativa e tannino fitto ma ben calibrato. In chiusura il vino denota un allungo e profondità maggiore rispetto al Barolo Le Vigne  con un finale in cui tornano le note di spezie e di polvere di cacao. Ottimo!

Commento finale: anche in questo caso mi preme segnalare la grande modestia e cortesia di Luciano Sandrone, sembra che sia una caratteristica comune di tutti i “grandi del vino”, oltre all’indiscutibile capacità. Il parere complessivo sugli assaggi effettuati è pienamente positivo, con una batteria di assaggi davvero di alto livello. Ovviamente la parte del leone la fanno i Barolo con il Cannubi Boschis in particolare che, seppur ancora molto giovane, dimostra complessità e profondità maggiore e in generale un apporto del legno molto più calibrato rispetto a qualche anno fa e molto ben integrato. Però mi preme di segnalarvi anche i cosidetti vini “minori” Dolcetto, Barbera e  soprattutto il Nebbiolo d’Alba capaci di regalare belle soddisfazioni gustative.

Il Pensiero di Ian: Molto piccolo il mondo del vino: sono appena tornato dalla Borgogna, dove, entrato in una famosa azienda borgognotta mi trovo davanti l’importatore USA proprio dei Sandrone, che avevo un anno prima invitato a cena, insieme a Barbara e Luca, a NY durante una mia  visita alla città per promuovere uno dei miei libri... e me lo sono ritrovato, inaspettato, in una piccola cantina vicina a Beaune…non so se fosse più sorpreso lui o io... Che altro dire, Luciano e tutta la famiglia sono amici, persone splendide e gentili. Ma va anche dato atto a tutti loro che avere prodotto un Barolo Monghisolfo 1984, annata difficile, altrettanto buono come il loro non è, non era, da tutti.  E infatti non ci riuscì nessuno.

 

Bartolo Mascarello

Piccola cantina storica situata proprio nella piazza di Barolo che nel corso degli anni si è affermata come uno dei pochi punti di riferimento indiscussi di tutta la zona. Oggi alla guida della Cantina Bartolo Mascarello troviamo la figlia Maria Teresa che continua a produrre i propri vini in maniera che più che tradizionale definirei naturale, cioè cercando di accompagnare e di interferire il meno possibile con le uve che la natura gli ha dato e si è riusciti a portare in cantina.
L’azienda, nata nel 1920 grazie a Giulio Mascarello, papà di Bartolo, anche se vanta una tradizione familiare che risale a Bartolomeo, bisnonno di Maria Teresa egià cantiniere della Cantina Sociale di Barolo, possiede circa 5 ettari di proprietà suddivisi tra i vigneti Cannubi, Ruè, San Lorenzo nella zona di Barolo, le Rocche di La Morra e il Monrobiolo (Bussia) zona Monforte, quest’ultimo coltivato a Dolcetto. Le uve, per quanto riguarda il Nebbiolo da Barolo, vengono vinificate in cemento per vigne separate con un periodo di macerazione delle bucce compreso tra i 20 e i 30 giorni, e terminata la fermentazione affina per circa 30- 36 mesi in botti di rovere di Slavonia di 35 ettolitri che date le dimensioni della cantina devono necessariamente essere montate all’interno della cantina stessa. Infine, terminato il periodo di affinamento in vetro, le bottiglie vengono etichettate con una delle etichette ormai storiche e disegnate da Bartolo durante l’ultimo periodo della sua vita che lo ha visto costretto sulla sedia a rotelle.

I vini assaggiati:

Dolcetto d’Alba 2007: prodotto con le uve dei vigneti Ruè e Monrobiolo. Colore rubino con toni porpora, presenta un naso davvero goloso e intenso di piccoli frutti come lampone e ciliegia, poi viola, erbe di montagna e radice di liquirizia. Al palato è molto fresco, dinamico con bella pienezza fruttata, tannino molto delicato e bell’allungo finale per nulla asciugante. Buonissimo.

Nebbiolo d’Alba 2007: rubino delicato e trasparente al colore, molto intrigante al naso su note di erbe aromatiche, rosa appassita, fragola, lampone e tanta speziatura di pepe rosa e liquirizia. In bocca denota tanta freschezza e sapidità minerale, di grande eleganza e ampiezza gustativa, segnata da un tannino fitto ma di classe assoluta. Molto lungo in persistenza con ritorni speziati e minerali.Vale un Barolo.

Barbera d’Alba Vigna San Lorenzo 2006: rosso rubino cupo al colore, all’olfatto denota sentori ampi e profondi, inizialmente di sottobosco e liquirizia, poi ciliegia scura, mirtillo, tabacco, note di china, rabarbaro e terra. All’assaggio conferma pienezza e profondità, con spiccata acidità, bel ritorno fruttato e tannino appena percettibile. Lungo e sapido il finale minerale.

Barolo 2005: Barolo che più tradizionale di così non potrebbe essere in quanto è prodotto da uve di vigne diverse quali Cannubi, Ruè, San Lorenzo e Rocche così come avveniva nel passato. Rosso rubino luminoso e trasparente, presenta un naso dai toni classici di rosa, frutta rossa come ciliegia acidula e lampone, intensa speziatura di noce moscata, tabacco, liquirizia, erbe officinali e accenni terrosi. In bocca ha un impatto piuttosto duro con prepotente scia acido-sapida, ben bilanciata dalla pienezza glicerica e fruttata. I tannini sono fitti ma sempre raffinati e il vino accelera nel finale con già lunga persistenza dai toni speziati e minerali. E’ già buonissimo ora ma di sicuro sfiderà il tempo e non potrà far altro che migliorare.

Barolo 2004: Rubino trasparente al colore, esprime sentori molto eleganti e inizialmente molto speziati di noce moscata, radice di liquirizia, poi arancia rossa, menta, rosa appassita, piccoli frutti rossi, melograno e note di terra. Al palato conferma tutta la sua eleganza, ha un attacco vibrante per acidità, sapidità e con dei tannini perfettamente calibrati. Ottima la pienezza e lunghissima chiusura in cui ritorna tutto quanto è stato percepito al naso. Buonissimo.

Commento finale: visitare la cantina di Bartolo Mascarello e fare la conoscenza di Maria Teresa è una di quelle esperienze che ti rimette in pace con il mondo e devo dire mette un certo senso di malinconia in quanto il modo in cui qui si concepisce il vino è ahimè una piacevolissma eccezione e personalmente vorrei che ce ne fossero altre migliaia di cantine così. Anche qui trattasi di emozione pura ai massimi livelli per ogni vino che Maria Teresa produce, la sintesi di questi vini è eleganza, leggerezza ma nello stesso tempo grande profondità.

Il Pensiero di Ian: Penso Maria Teresa non lo sappia nemmeno, io di sicuro non me ne sono mai vantato, ma il Barolo di Bartolo fu importato per la prima volta in Ontario (in Canada), proprio grazie al sottoscritto, che lo segnalò all’allora responsabile dell’importazione dei vini rari e di qualità del LCBO, che una volta assaggiato non se lo lasciò sfuggire. Bartolo stesso mi telefonò per ringraziarmi (chissà come fece, non aveva il telefono allora), un ricordo che tengo ancora caro. Si tratta, ieri come oggi, di alcuni dei migliori vini prodotti in Italia.

 

Ugo Lequio

Ugo LequioUgo Lequio è un piccolo produttore di Barbaresco zona Neive che ha iniziato la sua attività dal 1981 e gestisce circa 6 ettari di vigneti, situati principalmente nel mitico vigneto Gallina di Neive, tra i più rinomati Cru della denominazione, più uve di Arneis nel Roero specificatamente dalla zona di Guarene D’Alba. C’è da specificare che Ugo non ha vigne di proprietà, in quanto nei fatti è un compratore di uve, specificatamente dai sei ettari di vigna situati nell’azienda agricola della Cascina Nuova sul vigneto Gallina, ma in realtà ne gestisce personalmente la conduzione e seleziona poi le uve che ritiene all’altezza per produrre i suoi vini. Qui troviamo infatti vigne di Dolcetto, Barbera e Nebbiolo con impianti aventi un’età media avanzata come la Barbera, circa 37 anni e il Nebbiolo circa 56 anni.
Per quanto riguarda la vinificazione questa avviene in maniera tradizionale, fermentazione in acciaio a temperatura controllata e un periodo di macerazione sulle bucce che vanno dagli 8 giorni per il Dolcetto, circa 12 per la Barbera fino ad arrivare a circa 20 per il Nebbiolo. Segue poi l’affinamento in legno che è di pochi mesi per il Dolcetto, circa 20 per la Barbera e 25 mesi in Botte per il Nebbiolo da Barbaresco, a cui segue un ulteriore periodo in bottiglia prima della messa in commercio.

I vini assaggiati:

Langhe Arneis 2008: vinificato interamente in acciaio, di colore giallo paglierino con riflessi verdi, esprime sentori freschi e piuttosto intensi al naso, come fiori e frutta bianca, nota agrumata, erba, salvia e sentori minerali. Bocca vibrante con spiccata acidità e mineralità appena smorzata dal piacevole ritorno fruttato. Finale adeguato per lunghezza e molto bello per pulizia.

Langhe Arneis 2007: giallo paglierino luminoso al colore, presenta sentori più evoluti quasi da idrocarburo, fiori gialli, frutta a polpa bianca matura, intensa nota erbacea, nocciola e speziatura di pepe bianco. All’assaggio ritroviamo tanta freschezza, un corpo più ampio e disteso e ottima dinamicità sapida minerale che ne segna il finale di bocca. Ottimo.

Ugo LequioDolcetto D’Alba 2005: rubino compatto al colore, esprime sentori ancora freschi di piccoli frutti di bosco maturi, ciliegia scura, poi rabarbaro, radice di liquirizia e terra. Bocca piena e ancora vibrante nella sua freschezza, con tannino setoso e tanta dinamicità gustativa. Il vino chiude con un lungo finale davvero lussuoso. C’è da augurarsi visto che al momento dell’assaggio questa fosse l’ultima vendemmia prodotta da Ugo che riprenda a vinificarlo, perchè mi pare assurdo che non ci siano consumatori disposti a bere un vino di tale caratura.

Barbera D’Alba Superiore Gallina 2006: colore rosso rubino cupo, all’olfatto è complesso e articolato, tra cui annotiamo, fiori appassiti, piccoli frutti di bosco scuri, china, tabacco, pepe, erbe di macchia e timbro minerale dai toni scuri. Al palato il vino è molto elegante, pieno, setoso e di grande ampiezza gustativa, molto lungo in persistenza e dal finale di bocca dai toni di liquirizia e di frutti scuri. Bellissimo vino!

Barbera D’Alba Superiore 2005: rubino cupo compatto al colore, evidenzia un naso leggermente più chiuso e verticale dai toni scuri di frutti di bosco maturi, china, rabarbaro, sottobosco, nota balsamica e mineralità di grafite. All’assaggio si conferma più verticale e ancora dura con tanta acidità in evidenza, tannino più percettibile e viva sapidità minerale. Finale lungo con ritorni speziati e minerali.

Nebbiolo D’Alba 2006: colore rosso rubino trasparente, presenta un naso dai sentori eleganti di rosa, lampone, fragola, erbe aromatiche, liquirizia e minerali. Al palato è croccante, pieno ed importante come un Barbaresco. Fresco e succoso con bel tannino perfettamente integrato e finale lungo e pulito in cui ritornano i frutti rossi.

Barbaresco Gallina 2006: rubino luminoso al colore, al naso offre sentori puliti e delicati molto classici di rosa appassita, ribes rosso, ciliegia acidula, arancia rossa, poi erbe aromatiche tra cui il timo e la menta, pepe rosa e note di terra. Pieno e compatto all’assaggio, ancora un pò duro ma sempre molto elegante con bella vena acido-sapida e tannino raffinato a scandire la beva. Molto lungo in persistenza ma di sicuro un maggior tempo in bottiglia non potrà altro che distenderlo maggiormente. Ottimo!

Barbaresco Gallina 2005: rubino con accenni granato, l’impatto olfattivo denota maggior chiusura ed un timbro più scuro con maggior evidenza dei tratti di terra, fumo, sottobosco, poi nota di china, frutti rossi maturi, arancia rossa e nota mentolata. All’ palato è un filo più sottile del 2006 ma di grande eleganza ed equilibrio e con una bella trama tannica. Molto lungo il finale di bocca con ritorno delle note di liquirizia e di sottobosco.

Commento finale: un altro dei nomi di riferimento delle Langa versione Barbaresco, che dovrebbe essere molto più conosciuto e che oltretutto ha dei prezzi imbattibili per rapporto qualità prezzo. I suoi vini sono ciò che vorrei sempre trovare nel bicchiere, sia che si tratti di Dolcetto, che di Barbera o di Nebbiolo. Raramente capita di bere vini di tale profondità ed emozione come con i vini di Ugo Lequio. E poi il che non guasta è una persona sempre solare e divertente, a presto Ugo!

 

Rizzi

E’ una bella realtà del Barbaresco situata in Treiso e sorta nel 1974 grazie ad Ernesto DellaPiana, con l’acquisizione dei primi ettari della Cascina Rizzi in cui ha tutt’ora sede l’azienda. Nel corso degli anni si soo susseguite altre acquisizioni con l’acquisto della vigna del Boito, la vigna Fondetta, la cascina Villa Manzola dove ci sono i vigneti dedicati al Moscato ed infine il vigneto Suran nel celebre Cru del “Pajore”, per una situazione attuale di circa 35 ettari di vigne di proprietà da gestire. Da qualche anno Ernesto è coadiuvato dalla figlia Jole, che si occupa della parte commerciale e dal figlio Enrico, enologo, e si occupa dell’attività sia in vigna che in cantina. C’è da dire che per chi non è molto pratico di queste zone, i pendii di Treiso hanno una formazione un pò diversa rispetto a quello che si trova a Barbaresco e a Neive, i suoli sono sempre in prevalenza delle marne calcaree con composizioni diverse fra sabbie e argille che cambiano di vigna in vigna, ma qui troviamo pendii più ripidi, con altezze che spesso superano i 300 metri sul livello del mare molto ben esposti al sole, e che, spesso, formano degli anfiteatri naturali che pertanto sono ben riparati dalle correnti, con il risultato che portano spesso a vini più duri e tannici, anche se solitamente meno pieni, e che necessitano di maggior attesa.

Rizzi

In cantina le uve vengono vinificate in maniera tradizionale, fermentazione in vasche d’acciaio a temperatura controllata con un periodo di macerazione sulle bucce di circa 3 settimane per quanto riguarda il Nebbiolo destinato ai vari Barbaresco, a cui segue subito la malolattica sempre in acciaio, e terminata la quale, il vino viene messo in botte grande di Slavonia dove affina per 12 -15 mesi, poi in vasche di cemento per circa 12 mesi ed infine altri 12 mesi in vetro.
Molto interessanti sono stati gli assaggi di botte dei vari cru del Barbaresco 2006, per i quali in termini generali si può dire che trattasi di un’annata molto importante i cui vini sembrano avere potenzialmente una lunga vita davanti a se, e seppur ancora molto giovani è possibile distinguere di già le caratteristiche dei singoli vigneti, con il Nervo Fondetta, che sembra essere un vino molto fine e un pò nervoso nella sua acidità e mineralità viva, il Boito molto profondo e strutturato e il Pajorè che specie in gioventù risulta sempre molto elegante e di grande ampiezza, molto ricco di frutti rossi.

I vini assaggiati:

RizziBarbaresco Nervo Fondetta 2005: le uve provengono da una vigna di 37 anni di età di circa 2,6 ettari situata a oltre 300 metri di altitudine. Rubino trasparente al colore, presenta sentori classici di rosa, ribes rosso e ciliegia acidula, speziatura di cannella, pepe e noce moscata, tabacco, liquirizia e vena minerale. Bocca succosa, ancora un pò dura, verticale, non ha un corpo immenso ma ha una bella dinamicità minerale e tannino fitto e ben integrato. Buona persistenza con ritorni fruttati e speziati.

Barbaresco Rizzi Boito 2005: vigna di 4,6 ettari di 37 anni situata ad un altezza media di 280 metri di altitudine. Rubino luminoso e trasparente. Al naso rivela maggior ampiezza e profondità sempre impostato su toni classici, di rosa, lampone e ciliegia, erbe aromatiche specie la menta, poi ricca speziatura, noce moscata, pepe, cuoio, liquirizia e note terrose. Bocca piena e compatta, con immancabile impianto acido-sapido a segnare la progressione gustativa. Tannini importanti ben gestiti per qualità ma ancora giovanili, molto lungo in persistenza con ritorni fruttati e speziati. Molto bello!

Barbaresco Pajorè Suran 2005: trattasi di circa 3 ettari di vigna situata mediamente sui 270 metri di altitudine e avente circa 70 anni. Rubino luminoso e trasparente al colore, e come si riscontra spesso nei Pajorè giovani ha un naso aperto, ricco di frutti croccanti di ribes, lampone, amarena, poi fiori freschi, menta, liquirizia e sottobosco. Al palato è molto elegante, succoso, ampio, già in buon equilibrio e con tannini raffinati. Lunga persistenza con finale dai toni sapidi e speziati.

RizziBarbaresco Rizzi Boito 2004:  rosso rubino trasparente, al naso ha un impatto austero ed elegante con sentori di piccoli frutti rossi, rosa appassita, cuoio, menta, tabacco, liquirizia, sottobosco e note minerali dai toni ferrosi. All’assaggio conferma la sua pienezza e profondità, con ottima spalla acida e bella dinamicità sapida supportata da un tannino fitto ma ottimamente integrati e dolci. Molto lungo in persistenza con ritorni speziati e minerali.

Barbaresco Pajorè Suran 2004: rubino trasparente con accenni granato, all’olfatto è molto elegante, con il solito ricco impianto fruttato tra cui la ciliegia acidula il melograno e l’arancia rossa, poi tante erbe aromatiche, come timo e menta, tabacco e tanta mineralità. Molto fine all’assaggio già in ottimo equilibrio con bella vena acido-sapida che dona dinamicità alla beva. I tannini sono fitti e di ottima qualità e finale molto lungo su ritorni fruttati e minerali. Ottimo!

Commento finale: una serie di assaggi che più “Treiso” di così non si può, personalmente ritengo Rizzi il miglior interprete di questa zona del Barbaresco, capace di trasmettere così bene il territorio nei suoi vini. Certo indubbiamente i Barbaresco di questa zona risultano più difficili e spigolosi in gioventù, da aspettare più a lungo e spesso penalizzati da molte guide specializzate che assaggiano i vini quando sono troppo giovani, ma signori questo è il Nebbiolo e a me piace molto questa nervosità che, comunque, quando è ben gestita regala sempre emozioni irripetibili. Bravo Enrico!

 

Giuseppe Cortese

Giuseppe CorteseE’ un’azienda solidissima e ormai storica situata a Barbaresco, proprio nel prestigioso Cru del Rabajà dove possiedono circa 8 ettari di cui 4 sono dedicati alla produzione di Nebbiolo per Barbaresco. Oggi Giuseppe Cortese, già agronomo per molte aziende della zona, è coadiuvato dai figli Tiziana, che si occupa della parte commerciale e Piercarlo, che si occupa della parte enologica.
Dicevo azienda storica in quanto Pier Carlo e Tiziana sono la terza generazione della famiglia la cui storia vitivinicola è iniziata già con il nonno Giacomo e successivamente diventata un’azienda importante grazie a Giuseppe, il quale dal 1980 ha iniziato a vinificare per proprio conto le uve delle sue celebri vigne con risultati più che eccellenti. Ad un’attenta cura dei vigneti, i cui anni di impianto per quanto riguarda il Nebbiolo, vanno da i 38 ai 58 anni di età, corrisponde una vinificazione assolutamente tradizionale e molto semplice. Impiego di lieviti autoctoni, fermentazioni lunghe di circa 4 settimane e spesso anche oltre, ed utilizzo solo di botti grandi di Slavonia ma anche di rovere francese, per una durata compresa tra i 18 e i 24 mesi per il Barbaresco e dai 30 ai 40 mesi di affinamento per la Riserva a cui si aggiungono altri 24-36 mesi di bottiglia prima di essere messa sul mercato.

I vini assaggiati:

Dolcetto D’Alba Trifolera 2008: vinificato interamente in acciaio. Rubino con toni porpora al colore, ha un naso dai sentori puliti e piacevoli molto classici, viola, ciliegia scura succosa, tronchetto di liquirizia e tabacco. Bocca molto interessante segnata da viva acidità, ricchezza fruttata e un tannino molto fitto ma per nulla asciugante. Finale pulito e di adeguata lunghezza con sentori di liquirizia.

Barbera D’Alba 2007: vinificata solo in acciaio. Rubino compatto, all’olfatto intensi sentori di piccoli frutti di bosco, rossi e scuri, tabacco, spezie dolci e erbe di macchia mediterranea. Al palato è aspra e schietta, con bella pienezza fruttata a bilanciare. Semplice ma molto gustosa al palato e dal finale di buona persistenza. Un Barbera come quelli di una volta che purtroppo si trova sempre con maggior difficoltà. Molto buona!

Giuseppe Cortese

Barbera D’Alba Morassina 2006: il vino affina per 18 mesi in barrique per il 50% nuove. Rosso rubino cupo al colore, naso piuttosto articolato, ricco di frutti scura matura, cuoio, nota balsamica, terra e ricca speziatura orientale. All’assaggio è piena e setosa, ad un impatto morbido si contrappone subito acidità e mineralità a bilanciare. Ampia e dal tannino mediamente percettibile e ben integrato è molto lunga in persistenza con ritorni fruttati e cioccolatosi.

Langhe Nebbiolo 2007: il vino affina 12 mesi in botte grande. Rubino luminoso trasparente al colore, ha sentori molto speziati di pepe, cannella, noce moscata, liquirizia, poi arancia rossa, fiori appassiti, timo, e note minerali. Bocca piena e di grande ampiezza gustativa, ancora un pò dura, con tanta acidità e tannino molto fitto da vino importante. Finale lungo e piacevole con ritorni speziati e minerali.
Barbaresco Rabajà 2005: rubino trasparente al colore, al naso ha un impatto austero, molto terroso, a cui seguono note di foglie, rosa appassita, cassis, cuoio, rabarbaro e sentori di funghi. All’assaggio è elegante, succoso, non ha un corpo enorme ma denota una bocca molto articolata e saporita e tannino raffinato. Sul finale il vino sembra accelerare con una lunga persistenza in cui ritorna la terra e la nota di speziatura. Ottimo!

Barbaresco Rabajà 2006: rubino trasparente, all’olfatto denota maggior apertura e annotiamo rosa appassita, arancia rossa, ribes, lampone, ma anche erbe aromatiche, rabarbaro, sottobosco e note di terra. Al palato è ancora molto giovane e un pò duro, ma con maggior pienezza, pur restando sempre molto elegante. Vivo e articolato nella dinamicità minerale e dal tannino fitto ma ben integrato, chiude molto lungo su ritorni dai toni speziati. Aspettiamolo con pazienza perchè sarà bellissimo.

Giuseppe Cortese

Barbaresco Rabaja Riserva 2001: Granato compatto al colore, ha un naso molto austero e reticente che si apre dopo qualche minuto al bicchiere, regalando grandi emozioni e svelando intense note affumicate che ricordano la brace, foglie secche, terra, scatola di sigaro, catrame, china, erbe officinali, poi fiori appassiti e frutta rossa matura. In bocca conferma l’impressione riscontrata al naso, austera ed elegantissima, molto articolato nel suo allargarsi al palato e con dei tannini perfettamente integrati seppur giovani. Finale lunghissimo in cui ritornano le note speziate, di fumo e catrame. Bellissimo, da grande emozione!

Commento finale: azienda molto poco mediatica ma che nel tempo ha saputo affermarsi come uno dei punti di riferimento del Barbaresco. Consiglio vivamente la visita in azienda a tutti coloro che vogliano immergersi in vini schietti e sinceri e mi riferisco soprattuto ai Barbaresco ma non solo, qui difatti non si trovano vini che sono spremute di legno e di frutta esagerata, ma vini che si fanno aspettare, fatti per durare a lungo nel tempo, che però poi ci ripagano ampiamente dell’attesa e ci regalano emozioni come solo il grande Nebbiolo sa fare.