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Guide 2010

Guide D&C 2010

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Costa Toscana

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Grattamacco

E’ una delle aziende più storiche ed apprezzate della zona del bolgherese, territorio che ha segnato l’ascesa del vino italiano nel mondo. Fondata nel 1977 da Piermario Meletti Cavallari, la proprietà è stata successivamente acquistata nel 2007 da Claudio Tipa della Colle Massari Spa, bellissima azienda della zona di Montecucco, anche se per altro il cambio di conduzione di Grattamacco era già stata avviato a partire dal 2002. L’azienda si trova per l’appunto tra Castagneto Carducci e Bolgheri e consta di 32 ettari di proprietà di cui 12 sono a vigneto, 3 ad uliveto mentre il resto è a boschi e macchia mediterranea.

Grattamacco

La vigna, a conduzione biologica da circa 10 anni, è suddivisa in diversi appezzamenti i cui suoli vanno dalle argille miste a calcare, arenarie e terreni piu sabbiosi, di cui 5 ettari sono a Cabernet Sauvignon, 1 a Cabernet Franc, 1,5 a Sangiovese , 1,5 a Merlot e 1,5 a Vermentino, mentre le densità degli impianti variano tra le 4500 e le 5500 piante per ettaro. Anche la vinificazione è svolta in maniera tradizionale, in particolare la fermentazione avviene in maniera spontanea e dura all’incirca 20 giorni per i prodotti di punta Grattamacco e L’Alberello e si effettua ancora in piccoli tini troncoconici aperti di legno con frequenti follature manuali, mentre la malolattica avviene in barrique, dove poi l’affinamento prosegue per circa 18 mesi.

I vini assaggiati:

Grattamacco Bianco 2006: Vermentino 100% vinificato metà in acciaio e metà in barrique di primo, secondo e terzo passaggio. La parte vinificata in legno affina poi in barrique per circa 8 mesi. Naso molto elegante in cui spiccano le note agrumate, di frutta bianca, nocciola, fiori e un’intensa nota minerale iodata. All’assaggio, ad un ingresso inizialmente morbido la bocca viene subito sferzata dalla freschezza e dalla mineralità salina, comunque ben bilanciate dalla nota glicerica e dall’alcol. Molto lungo in persistenza con bella scia minerale iodata. Bottiglie 10000.

Bolgheri Rosso 2006: Cabernet Sauvignon 50%, Sangiovese 30%, 20 Merlot. Il vino affina per 10 mesi in barrique. Rosso rubino luminoso, all’olfatto ha sentori piuttosto freschi di piccoli frutti di bosco, ribes nero, lampone, ciliegia croccante, poi floreale di violetta, liquirizia, tabacco, note balsamiche e speziate. Al palato è succoso, facile da bere ed equilibrato, con tannini rotondi e dolci, piacevole ritorno fruttato e finale cioccolatoso. Bottiglie 40000.

Grattamacco

L’Alberello 2005: 75% Cabernet Sauvignon, 20% Cabernet Franc, 5% Petit Verdot. Il vino prende il nome dalla vigna coltivata ad alberello e caratterizzata da produzioni di uva per di circa 1 chilo per pianta. L’impatto olfattivo è accattivate, con intensa speziatura tra cui il pepe, cannella, noce moscata, poi erbe aromatiche, macchia mediterranea, note mentolate e iodate, e frutti rossi maturi a fare da contorno. In bocca è pieno e scattante, con tanta acidità,  saporito nella sua mineralità e nel suo frutto croccante. Molto bello il tannino e lunga persistenza con ritorni di liquiriza e di polvere di cacao. Bottiglie 6000.

Grattamacco 2005: 65% Cabernet Sauvignon, 20% Merlot e 15% Sangiovese. Rubino pieno, al naso e piuttosto articolato con sentori di piccoli frutti rossi e scuri, dal ribes al mirtillo, note floreali, poi intense note di sottobosco, sentori iodati, poi china, rabarbaro, balsamicità, spezie orientali ed erbe aromatiche. All’assaggio, ha un impatto morbido e setoso, sferzato poi dalla freschezza, dalla mineralità e dal tannino fitto ma di qualità. Lungo ed elegante il finale di bocca, con ritorno ritmato di quanto percepito al naso.

Commento finale: che dire, trattasi di un’azienda solidissima e che forse a torto gode di minor riscontro mediatico rispetto ad altre celebrate proprietà della zona. Però a differenza di altri vini e mi riferisco soprattutto al Grattamacco, si distingue per l’utilizzo del Sangiovese,  che seppure solo per un 15% ne caratterizza inevitabilmente il gusto, garantendogli un certo “sprint” di freschezza e mineralità che lo distingue da un certa omologazione nella tipologia dei vini della zona. Ma di questo ne parleremo in maniera più approfondità in uno dei prossimi numeri del Journal raccontando della verticale di Grattamacco da noi tenuta a Roma insieme a Claudio Tipa.
Grande sopresa poi si è rivelata L’Alberello, un vino davvero importante e di qualità eccelsa, di cui, secondo me, in futuro sentiremo parlare molto a lungo e che si pone allo stesso livello del Grattamacco, caratterizzato dall’impiego del Cabernet Franc che ha già dato prova di grande successo e affidabilità nel bolgherese.

Il pensiero di Ian: Cosa mai aggiungere? Solo che si tratta di una delle quindici-venti più importanti aziende d’Italia, sia per motivi storici, sia per motivi qualitativi.  Buonissimi tra l’altro anche il Grattamacco Bianco e il Bolgheri Rosso, spesso dimenticati a causa della presenza in “famiglia”, per così dire, del Grattamacco Rosso, uno dei vini rossi più famosi della nazione. Da ricordare che dopo il Sassicaia, il vino che ha davvero fatto nascere e capire le enormi potenzialità dei vini di Bolgheri e Castagneto Carducci è stato proprio il Grattamacco Rosso.


Tua Rita

Procedendo a sud di Bolgheri si arriva a Suvereto in Val di Cornia, un’altra delle cittadine che hanno dato lustro nel mondo ai vini della costa livornese e fra le tante aziende presenti nella zona, senza alcun dubbio, Tua Rita è quella di maggior prestigio, ma per chi non ha avuto mai modo di visitarla conserva un livello di modestia tale, che fa parte delle natura stessa dei proprietari, che si fatica a credere di essere giunti in uno dei tempi mondiali della viticoltura.

Tua Rita

L’azienda è stata avviata nel 1984 quando Virgilio Bisti e Rita Tua acquistano i primi ettari di terreno dove vengono impiantati Cabernet Sauvignon e Merlot, a cui negli anni seguono nuove acquisizioni fino ad arrivare agli attuali 47 ettari totali di proprietà di cui 28 a vigneto. Oltre ai vitigni già citati sono presenti anche Cabernet Franc, Syrah, Sangiovese, più diverse uve a bacca bianca tra cui Gewurztraminer, Riesling e Chardonnay. C’è da aggiungere anche, che un ruolo fondamentale nell’attività dell’azienda è svolto da Stefano Frascolla, genero di Virgilio e Rita, che abbandonato la sua precedente vita e attività romana si è stabilito a Suvereto per dedicarsi completamente all’azienda e diventando ormai un punto di riferimento insostituibile.
Gli impianti a cordone speronato vanno tra i 5000 ceppi per le vigne più vecchie, fino ad arrivare agli oltre 8000 per quelli di nuova realizzazione, con produzioni però bassissime specie per i vini più importanti che si aggirano appena intorno ai 30 – 35 quintali per ettaro. I terreni sono un misto di argilla e limo, con presenza importante di scheletro e sassi, ma un aspetto che ritengo molto importante, che avevo già notato in una precedente visita di un paio di anni fa, è l’impressionante quantità di luce presente in queste vigne che si traducono in ottima salute per le viti e grande luminosità delle foglie anche dopo la vendemmia tanto da farmi sembrare di essere arrivato nel mezzo di Giugno piuttosto che a fine Settembre.

Tua Rita

Per quanto riguarda la vinificazione delle uve dei vini piu importanti quali, Redigaffi, Syrah e Giusto di Notri, questa avviene in tini di legno troncoconici, suddividendo le varie parcelle di vigna, con lunghe macerazioni sulle bucce, per la durata anche di quattro settimane e malolattica in barrique, cui segue affinamento sempre in barrique al 100% nuove per il Redigaffi, per il 70%-80% nuove per Syrah e Giusto di Notri, segue infine l’assemblaggio dei vini ed è Stefano in persona che decide quali barrique di vino sono all’altezza per essere imbottigliate come vino importante e quali declassare a vino minore.

I vini assaggiati:

Giusto di Notri 2007 (campione di botte): Cabernet Sauvignon 60%, Merlot 20% Cabernet Franc 20%. Bel rosso rubino con riflessi violacei, offre un naso già piuttosto articolato, da subito speziato, noce moscata, tabacco, rabarbaro, china, sottobosco, poi piccoli frutti rossi e scuri, come mirtillo e ribes tutto in un contesto molto accattivante che invoglia subito a bere. In bocca è pieno con tanta frutta croccante, fresco e dal tannino di grande classe. Seppur giovanissimo mostra già una certa distensione al palato e già dal finale molto lungo in persistenza.

Giusto di Notri 2006: Rubino brillante, ampio e intenso al naso con sentori di piccoli frutti rossi, specie il ribes, erbe aromatiche, humus, rabarbaro, peperone arrosto, speziatura di cannella, noce moscata, pepe e sentori balsamici. Al palato è bellissimo, rivela maggior pienezza rispetto al 2007 ma è davvero equilibrato, con tanta freschezza, ottima dinamicita minerale sapida e tannino molto raffinato. Lunghissimo in persistenza con finale dalle note fruttate e speziate. Molto Buono!  Bottiglie 25000.

Syrah 2007 (campione di botte): Syrah 100%. Di colore porpora cupo, all’olfatto esprime sentori speziati soprattutto il pepe, poi note di viola, frutto scuro croccante, cioccolato, erbe aromatiche, balsamicità, rabarbaro, china e note minerali affumicate. All’assaggio stupisce per succosità di frutto, acidità e avvolgenza. Lungo e lussuoso il finale su sentori fruttati e di cioccolato fondente.

Redigaffi 2007 (campione di botte): Merlot 100%. Rubino cupo al colore, al naso è piuttosto chiuso e reticente, in cui emergono note di cioccolato, poi frutto scuro, mora, prugna, sentori balsamici, ferro, nota fumè, terra e sottobosco. Al palato è già molto elegante, pieno e avvolgente con tanta acidità, bel ritorno fruttato e lunga persistenza dai sentori minerali un pò ferrosi e di cioccolato fondente.

Redigaffi 2006: Rosso rubino cupo, ancora un pò serrato al naso, dopo qualche roteazione del bicchiere esprime sentori di viola, frutti scuri, poi cacao amaro, cuoio, terra, note di fumo, mineralità ferrosa e balsamicità. All’assaggio è molto potente, profondo ma già più disteso di un anno fa, avvolgente e lussuoso, con bella freschezza e tannino fitto a bilanciare la tanta frutta. Chiusura che dura minuti con ritorni fruttati, di cioccolato amaro e note fumè. Ancora giovane ma è proprio un campione di razza. Bottiglie 7000
Commento finale: c’è poco da aggiungere dato che trattasi di un’azienda dai più alti livelli qualitativi in Italia, i cui vini all’estero sono considerati giustamente dei veri e propri Cult Wines e raggiungono prezzi da brivido. Mi ripeto, ma secondo me il vero tesoro di Tua Rita risieda nelle proprie vigne, difficilmente in Italia capita di vederne di così belle e curate e finalmente qui come non mai non è un torto dire la tanto abusata frase “il vino si fa in vigna”.

Il pensiero di Ian: Come per Grattamacco, stiamo parlando di una delle venti migliori aziende d’Italia guidata benissimo da Stefano Frascolla con l’ottimo aiuto dell’altro Stefano, Chioccioli.  Benchè il Redigaffi è un vero vino cult e inappuntabile, forse il vero segreto della azienda sta nella continua e inarrestabile progressione del Giusto di Notri che è ormai allo stesso livello qualitativo del fratello più famoso. Molto interessante qui è anche la qualità del Cabernet Franc e del Petit Verdot, che quando assaggiati in purezza (e quindi non ancora messi nel blend finale del Giusto di Notri) sono tra i migliori assaggiati in Italia.  E non dimenticatevi il Rosso di Notri, un buonissimo vino più leggero ma di bella cremosità e purezza espressiva, che non vi costerà un occhio della testa… da bere tutti i giorni!


Le Macchiole

Le Macchiole è una di quelle aziende di cui si è scritto molto negli ultimi tempi e come raramente avviene, il successo dei suoi vini mette d’accordo in tutto il mondo sia critica che pubblico. Per capire bene il motivo di tanto successo, ritengo che sia importante evidenziare una caratteristica fondamentale, di cui nessuno ne parla mai, che fa di Le Macchiole “una curiosa anomalia” di questa zona: le origini bolgheresi dei proprietari elemento imprescindibile capace di legare fortemente l’uomo al proprio territorio in un mestiere così simbiotico come quello del vignaiolo.

Le Macchiole

Tutto ebbe inizio nel 1983 quando Eugenio Campolmi decide dai pochi ettari di vigna, da cui suo nonno prima e suo padre poi producevano vino che si vendeva sfuso nel locale di famiglia, di produrre vino di qualità per valorizzare al massimo il territorio di Bolgheri. Il successo arrivò da subito e nemmeno la prematura scomparsa di Eugenio nel 2002 ha impedito all’azienda di continuare ad affermarsi e a perseguire i propri sogni e da allora è guidata dalla moglie di Eugenio, Cinzia Merli coadiuvata dal fratello Massimo e dall’enologo Luca D’Attoma.
La proprietà, in seguito a diverse acquisizioni effettuate da Eugenio stesso, consta ad oggi di circa 22 ettari di vigneti, i cui suoli di origine alluvionale hanno componenti variabili di argilla, limo, sabbia e calcare, suddivisi in cinque vigne distinte: Casa Vecchia, Casa Nuova, Puntone, Vignone e Madonnina la più recente. La densità varia dai 5000 ceppi/ettaro per gli impianti più vecchi, fino ai 10000 ceppi/ettaro per quelli di più recente realizzazione. I vitigni presenti sono Cabernet Franc, Merlot, Syrah, Sangiovese, Chardonnay e Sauvignon Blanc. Altra caratteristica distintiva di Le Macchiole, rispetto alla maggior parte delle aziende della zona, è quella di produrre i vini importanti solo da monovitigno ed inoltre la mancanza tra i vitigni coltivati del Cabernet Sauvignon che fino al 2000 veniva utilizzato per il Paleo Rosso, inizialmente insieme al Sangiovese, successivamente con percentuali sempre maggiori di Cabernet Franc e infine  diventato nel 2001 un vino solo a Cabernet Franc.  Massima è l’attenzione riposta in vigna con produzioni per ettaro di appena 800 grammi per pianta per i vini più importanti, ma altrettanto lo è durante la fase di vinificazione che avviene per parcelle separate all’interno di una stessa vigna, in legno per i vini importanti, per una durata di circa 4 settimane compresa la macerazione sulle bucce, in acciaio per i vini più da pronta beva. Segue la malolattica in barrique e anche per l’affinamento si utilizza sempre legno francese di dimensioni variabili di 225 e di 112 litri e solo prima dell’imbottigliamento si decide quali delle parcelle (o parti di parcelle) siano da utilizzare per un certo vino piuttosto che per un altro.

I vini assaggiati:

Le MacchiolePaleo Rosso 2006: 100% Cabernet Franc, il vino affina per 14-16 mesi in barrique nuove per il 90% da 225 lt e per il 10% da 112 lt. Bel rosso rubino luminoso, offre da subito un naso di bella espressione varietale in cui prevalgono le note di erbe aromatiche, origano, timo, macchia mediterranea, piccoli frutti rossi, note floreali di lavanda, tabacco e sentori minerali. All’assaggio stupisce talmente è facile la beva, ma nello stesso tempo pieno, ampio ed equilibrato con tanta freschezza, tannini vellutati e legno già ben integrato. Molto lungo in persistenza con piacevoli ritorni fruttati e di erbe aromatiche. 25000 bottiglie.

Paleo Rosso 2005: Colore rosso rubino, esprime al naso una bell’ampiezza olfattiva dai sentori intensi e ben definiti, in cui troviamo caffè, macchia mediterranea, sentori iodati, erbe aromatiche, note floreali, frutti rossi, cuoio, tabacco e profonda mineralità. In bocca poi è piacevolissimo, con tanta freschezza, bella dinamicità sapida e saporita e tannino di classe assoluta. Molto lunga la persistenza in cui ritornano i sentori percepiti al naso. Bellissimo!

Scrio 2006: Syrah 100%, il vino affina per 14-16 mesi in barrique. Colore rosso rubino cupo, inizialmente reticente al naso, dopo qualche roteazione del bicchiere esprime sentori di frutti scuri, mirtillo, prugna, menta, cacao, liquirizia, note di terra, spezie, iodio e mineralità scura. Al palato il vino è pieno, avvolgente e ben sostenuto dall’acidità e dalla mineralità. Chiusura già molto lunga dai sentori minerali e di polvere di cacao ma che si distenderà ancor di più con l’affinamento in vetro. Bottiglie 7000.

Scrio 2005: Rubino cupo, anche in questo caso inizialmente reticente al naso, esprime poi intensi sentori speziati, pepe e noce moscata, terra, frutto scuro, menta, caffe tostato, mineralità ferrosa e sentori iodati. In bocca è pieno, setoso ed elegante, con acidità e sapidità in bell’evidenza e tannini dolci e raffinati. Lunga la persistenza in cui tornano le note di liquirizia e di polvere di cacao.
Messorio 2006: Merlot 100%, il vino affina per 16-18 mesi in barrique nuove per il 50% da 225 lt e per il 50% da 112 lt. Rosso rubino profondo, al naso esprime già da subito grande eleganza ed ampiezza, con note floreali di viola, piccoli frutti scuri, prugna, menta, caffè, terra, sottobosco e mineralità dai sentori fumè e ferrosi. All’assaggio colpisce per facilità di beva nonostante la profondità e la pienezza gustativa. Ottima la freschezza e il bel grip tannico del vino a bilanciare la dolcezza fruttata e in retrolfatto tornano in modo ritmato i sentori percepiti al naso. Chiusura dai toni di polvere di cacao. Davvero seducente. Bottiglie 8000.

Messorio 2005: Rosso rubino cupo, vino molto bello all’olfatto con sensazioni di rosa, piccoli frutti di bosco croccanti, poi menta, cannella, liquirizia, caffè, macchia mediterranea, terra, tartufo e sentori minerali e iodati. Al palato è molto elegante e di grande ampiezza gustativa, fresco, saporito ed in  equilibrio perfetto, sembra meno potente del 2006 ma ha un allungo ancora maggiore con persistenza interminabile dai sentori fruttati e cioccolatosi.

Commento finale: si fa davvero fatica a scegliere, ma anche qui siamo nel mito, in una di quelle aziende che fa grande il vino italiano nel mondo e devo dire che Cinzia Merli Campolmi ha dato prova nel tempo di essere una vignaiola di assoluta grandezza e sensibilità. Tutti i vini, pur nella propria tipicità varietale, si distinguono per eleganza e facilità di beva, raramente si ha modo di assaggiare vini di tale profondità e ampiezza aromatica capaci di essere nello stesso tempo così leggiadri quando li si bevono. Personalmente preferisco l’aromaticità del Cabernet Franc in quanto tali caratteristiche sono ancora più esaltate, pensate c’è chi lo paragona allo Cheval Blanc...

Il pensiero di Ian: Qui non si sa mai che vino scegliere, sono tutti buonissimi, a partire dal Le Macchiole…ma spezzo una lancia per il Paleo, che agli esordi non mi faceva impazzire, pur buonissimo, ma che oggi  è un Caberent Franc in purezza come ce ne saranno si e no quattro al mondo… e il 2001 è semplicemente uno dei migliori venti vini fatti in Italia negli ultimi anni.


Castello del Terriccio

Al confine tra la provincia di Pisa e quella di Livorno a Castellina Marittima, troviamo un’azienda che nel tempo ha saputo distinguersi anche se si trova al di fuori della zona più celebrata di Bolgheri e Castagneto Carducci: il Castello del Terriccio.
Le origini della Tenuta risalgono addirittura agli etruschi che venivano in queste zone per estrarre rame e ferro. Successivamente nel Medioevo, la Repubblica marinara di Pisa costruì sulle colline un castello oggi non più presente, da cui l’azienda prende il nome, che fungeva da torre di avvistamento per poter scorgere l’arrivo dei pirati che arrivavano dal mare. Nel corso dei secoli la Tenuta passò in mano a diverse Famiglie nobili fino ad arrivare nel secondo dopoguerra quando fu acquisità dai Conti Serafini Ferri e nel 1975 Giovanni Rossi di Medelana Serafini Ferri la ereditò da un suo zio.

Castello del TerriccioLa proprietà attualmente ha un’estensione di oltre 1800 ettari di cui le vigne occupano solo 60 ettari, il resto sono a boschi, oliveti, ma soprattutto viene prodotto farro, frumento e foraggio per gli animali presenti, tanto che durante il periodo della mezzadria erano presenti nella tenuta circa 60 famiglie di mezzadri. Inoltre, fattore non trascurabile sono stati piantate numerose piante di eucalipto per la produzione di essenze da utilizzare in cosmesi, ma che in maniera del tutto casuale, ne caratterizzano anche l’aromaticità dei vini le cui viti inevitabilmente respirano ogni giorno questi profumi.
I vitigni presenti sono Cabernet Sauvignon, Merlot, Sangiovese, Syrah, Petit Verdot, Chardonnay e Sauvignon Blanc, i terreni con esposizione sud sud-ovest sono in prevalenza delle terre rosse argillose molto ricche in ferro e rame, con presenza variabile di ciottoli e sabbie, con densità di ceppi per ettaro che va dalle 5500 alle 7000 piante queste ultime specie per le uve dedicate al Lupicaia. La vinificazione avviene in un locale risalente all’ Ottocento che originariamente era un cascinale ora riadattato a cantina è molto semplice e consiste nella fermentazione delle uve a temperatura controllata in tini di legno per i vini più importanti e in acciaio per gli altri, tra cui i vini bianchi e macerazione sulle bucce che varia dagli 8 ai 20 giorni a seconda della tipologia di vino e delle uve. Segue affinamento in barrique francesi di rovere di Allier per una durata di circa 14 mesi per il Tassinaia, di cui 50% nuove e circa 18 mesi per Castello del Terriccio e Lupicaia al 100% nuove.

Le Macchiole

I vini assaggiati:

Rondinaia 2007: Chardonnay 100% vinificato in acciaio. Giallo paglierino, naso di buona qualità e pulizia, con sentori floreali, frutta a polpa bianca anche esotica, agrumato. Al palato entra morbido, ma poi è subito bilanciato da acidità e sapidità, finale pulito e piacevole con buona persistenza dalle note fruttate. Bottiglie 6000.

Con Vento 2007: Sauvignon Blanc 100% vinificato in acciaio. Ha un colore giallo paglierino con riflessi verdi, naso di buona intensità, agrumi,  frutta esotica, sentori erbacei, foglia di pomodoro e accenni salmastri. All’assaggio è fresco, di buona pienezza, frutto della sosta sulle fecce fini, molto sapido con un bel ritorno fruttato dolce. Chiusura di buona lunghezza e bocca molto pulita. Bottiglie 9000
Tassinaia 2005: Sangiovese 34%, Cabernet Sauvignon 33% e Merlot 33%. Bel colore rosso rubino compatto, il vino offre un naso elegante e di buona concentrazione, in cui prevalgono le note di speziatura, cannella, noce moscata, liquirizia, tabacco, pellame, macchia mediterranea, poi frutti rossi, note minerali e salmastre. All’assaggio si rivela pieno e avvolgente, con buon equilibrio e bei ritorni fruttati e dalla mineralita sapida, buona la persistenza con finale su sentori di liquirizia. Ottimo! Bottiglie 100000.

Castello del Terriccio 2005: Syrah 50% Petit Verdot 30% + altre uve. Rosso rubino cupo. Rivela un naso di buona espressione, con intense note speziate tra cui il pepe, poi frutti scuri, mirtillo, ciliegia scura, balsamicità, terra, cioccolato amaro e sentori minerali scuri e iodati. Bocca rotonda e potente, con bella succosità fruttata e tannino levigato. Molto lunga la persistenza su ritorni di cioccolato e mineralità scura. Ottimo! Bottiglie 30000.

Lupicaia 2005: Cabernet Sauvigno 85%, Merlot 10%, Petit Verdot 5%. Rosso rubino pieno e luminoso, esprime sentori intensi ed eleganti in cui troviamo note floreali di viola, piccoli frutti di bosco, ribes, mirtillo, poi liquirizia, balsamicità, macchia mediterranea, mineralità ferrosa e immancabili le note salmastre. Al palato si rivela più indietro rispetto agli altri rossi aziendali 2005, con bella progressione acido-sapida e tannino molto fine. In retrolfatto ritorna il frutto dolce e il finale è lungo su sentori di cioccolato e dalla mineralità ferrosa. Davvero buono. Bottiglie 20000.

Commento finale: se pensate ad un viaggio sulla costa toscana Il Castello del Terriccio è senza alcun dubbio una meta che non dovete mancare. Per me trattasi in assoluto di uno delle più belle aziende da visitare in cui è possibile respirare l’atmosfera autentica del mondo agricolo. I vini sono come sempre una certezza, anche in questo caso è difficile scegliere tra le varie proposte, indubbiamente il Lupicaia si stacca in quanto gode di un surplus di eleganza maggiore, ma vi segnalo il Tassinaia in cui la presenza del Sangiovese garantisce un certa vivacità gustativa.

Il pensiero di Ian: azienda di grande classe, tra l’altro bellissima e immensa, che ha dei vini come il Lupicaia e il Castello del Terriccio  che sono davvero al livello dei “world’s best”… il Lupicaia 2001 e il Castello del Terriccio 2004 sono assolutamente da NON  PERDERE!


Moris Farms

E’ indubbiamente l’azienda di riferimento della Maremma toscana e quella che per prima ha saputo valorizzarne al meglio i terreni. La proprietà è divisa in due accorpamenti distinti, la prima nella zona di Massa Marittima di circa 470 ettari totali di cui 37 a vigneto, che ricadono nella zona del Monteregio di Massa Marittima e l’altra a Poggio alla Mozza di 56 ettari totali di cui 33 a vigneto che fanno parte della denominazione del Morellino di Scansano. 

Moris Farm

L’attività vitivinicola della famiglia Moris è iniziata già a partire dagli anni ’70 e anche prima, ma colui che ha dato la svolta all’attività dell’azienda è stato Adolfo Parentini, uno dei sei fratelli della famiglia Moris attualmente proprietaria, grazie indubbiamente all’Avvoltore capace di mostrare in Italia e al Mondo quali fossero le potenzialità del vino della Maremma, ma anche impegnandosi attivamente per quanto riguarda la valorizzazione del Sangiovese delle zone del Morellino di Scansano e soprattutto del Monteregio di Massa Marittima.
Per quanto riguarda i tipi di terreni, nella zona di Massa Marittima troviamo suoli più argillosi con presenza di scheletro, mentre i terreni che ricadono nella zona del Morellino sono terreni di origine marina quindi con presenza importante di sabbia e arenaria. Il vitigno principe è sicuramente il Sangiovese, ma nelle vigne troviamo anche Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Montepulciano e Vermentino.

I vini assaggiati:

Vermentino 2007: vinificato in acciaio, colore giallo paglierino, al naso esprime una certa idea di morbidezza, con sentori di fiori gialli, pesca, agrumi, fieno, erbe mediterranee e mineralità dai toni salmastri. All’assaggio è caratterizzato da acidità e soprattutto marcata sapidità dai sentori marini con buon corpo a bilanciare il vino. Pulito e lungo il finale caratterizzato dal piacevole ritorno fruttato. Bottiglie 24000.

Morellino di Scansano 2007: Sangiovese 90%, Merlot e Syrah 10%. Vinificato in acciaio ha un bel tono di rosso rubino luminoso. Intensi sentori fruttati, ciliegia nera, mirtillo, poi erbe aromatiche, liquirizia e macchia mediterranea. In bocca è succoso, fresco e con buona pienezza, finale lungo e pulito con ritorni di liquirizia. Bottiglie 23000.

Moris Farms

Monteregio di Massa Marittima 2006: Sangiovese 90%, Cabernet Sauvignon 10%. Il vino affina per 12 mesi in legno francese di secondo passaggio. Al naso il vino ha buona ampiezza di profumi con sentori di frutti di bosco, rosa, nota balsamica, cannella, tabacco dolce, legno di cedro, rabarbaro e sentori salmastri con accenni di grafite. Palato molto elegante, setoso, fresco e pieno, con tanto frutto e tannino molto bello. Lungo e pulito in persistenza con ritorni di liquirizia. Ottimo! Bottiglie 30000.

Morellino di Scansano Riserva 2005: Sangiovese 90%, Cabernet Sauvignon e Merlot 10%. Il vino affina per 12 mesi in barrique di secondo e terzo passaggio. Rosso rubino compatto, l’approccio olfattivo esprime sentori più maturi rispetto al Monteregio, frutti scuri, ciliegia, prugna, intensa speziatura di liquirizia, noce moscata, cannella, erbe aromatiche e sottobosco. In bocca rivela un buon corpo, tannino molto fitto ancora giovane e un finale molto lungo dai sentori di cacao amaro. Bottiglie 25000.

Avvoltore 2006: Sangiovese 75%, Cabernet Sauvignon 20%, Syrah 5%. Il vino affina 12 mesi in barrique di cui l’80% nuove. Rubino cupo, affiorano sentori intensi e articolati, in cui spiccano le erbe mediterranee, origano, timo, note di eucalipto, cuoio, frutti di bosco, tabacco, legno di cedro, note di terra e sentori salmastri. Ricco e avvolgente all’assaggio, con marcata acidità e sapidità minerale. Il tannino è molto fitto e di ottima qualità. Molto lungo in persistenza dal finale di liquiriza e dai sentori terrosi. Bottiglie 54000.

Avvoltore 2004: Già con un paio di anni di bottiglia il vino esprime sentori ancora più complessi con le note di terra e sottobosco più in evidenza e poi frutta matura, erbe aromatiche, speziatura orientale, sentori iodati, eucalipto e mineralità scura. Molto bello al palato, rotondo, fresco, saporito e dinamico con tannino perfettamente integrato. Molto lungo il finale dai sentori speziati e minerali. Ottimo!
Commento finale: gli assaggi hanno dimostrato ancora una volta la solidità e affidabilità dell’azienda con il pregio non trascurabile per qualsiasi tipologia di vino in questione, di avere ottima bevibiltà, essere facilmente reperibili e un rapporto qualità prezzo assolutamente imbattibile, basti pensare all’Avvoltore un “Supertuscan” giustamente tra i più apprezzati e conosciuti, ma si potrebbe dire lo stesso per qualsiasi vino prodotto. E questa è proprio una precisa filosofia aziendale, fare il vino per consentire a quante più persone possibile di poter condividere e godere del frutto di questa passione. Bravi!

Il pensiero di Ian: L’Avvoltore è forse il “grande vino” Italiano che ha il migliore rapporto qualità-prezzo... non è proprio a buon mercato, ma costa molto meno di tanti altri vini famosi nel quale è alla pari in tutto. Bravissimo Adolfo Parentini…e non dimenticate il Monteregio di Massa Marittima, Appellation nella quale lui crede moltissimo, e a ragione.


Sassotondo

A Sovana vicino a Pitigliano, nella parte meridionale della Maremma toscana al confine con il Lazio, troviamo Sassotondo la bella realtà di Edoardo Ventimiglia e Carla Benini a cui va l’indubbio merito della riscoperta del Ciliegiolo, che in queste zone è sempre stato il vitigno principale (molto più del Sangiovese), ma mai valorizzato come meritava prima del loro impegno.

Sassotondo

Le origini dell’azienda hanno inizio nel 1990 quando Edoardo e Carla, decidono di abbandonare il caos cittadino romano e i rispettivi lavori, per andare appunto in maremma e realizzare il proprio sogno di produrre vino, anche perchè Carla è un agronomo, e visitando la loro azienda devo dire che il salto è stato notevole visto che è dir poco definire tranquillo il bellissimo posto in cui si sono stabiliti. Partiti dal niente, lentamente le cose si sono evolute a cominciare dal primo ettaro di vigna e la prima vendemmia effettuata nel 1997, per arrivare ad oggi con gli attuali 72 ettari di proprietà, di cui 11 a vigneto ed il resto in uliveto, bosco, pascoli e seminativi.
I terreni che si trovano a circa 300 metri sul livello del mare sono delle formazioni tufacee miste a limo e sabbie, come è tipico delle zone della bassa Maremma fino ad arrivare più all’interno nell’orvietano. Le vigne hanno una densità che varia dai 2500 ceppi, per le più vecchie, fino ad arrivare a 4800 piante per ettaro per i nuovi reimpianti e da sempre si pratica la coltivazione biologica, naturalmente il Ciliegiolo è il vitigno principe e presente in maggior quantità, con vigne anche di 40 anni, ma sono presenti anche Sangiovese, Merlot, Trebbiano, Greco e Sauvignon Blanc.

Sassotondo

La vinificazione delle uve avviene in maniera tradizionale, si utilizzano solo i lieviti autoctoni presenti sulle uve, con periodi di macerazione sulle bucce di circa 3-4 settimane per i vini più importanti, che affinano poi nella bellissima bottaia scavata nel tufo per un periodo di 18-24 mesi in barrique francesi.

I vini assaggiati:

Ciliegiolo 2007: Ciliegiolo 90%, Alicante 10%, solo acciaio. Bel punto di colore rubino, olfatto intenso, vinoso inizialmente su sentori di ciliegia sottospirito, mora, prugna, poi violetta, erbe e sentori spiaccati di speziatura orientale. All’assaggio è caldo e avvolgente, lievemente alcolico, ma bilanciato dall’acidità e dalla mineralità. Buono il finale fruttato. Bottiglie 27000.

Sovana 2006: Sangiovese 60%, Ciliegiolo 30%, Merlot 10%. Il vino affina parte in acciaio e parte in barrique per 8-12 mesi. L’impatto olfattivo è pulito e piacevole, in cui spiccano le note di viola, poi mora, ciliegia scura matura, tabacco, rabarbaro, legno di cedro, spezie e cioccolato. Bocca morbida, piena e dal tannino levigato. Ritornano le note fruttate e cioccolatose in persistenza. Bottiglie 5000
Franze Sovana Sangiovese Riserva 2004: Sangiovese 100%. Rosso rubino cupo, al naso ha un impatto su note di terra, sottobosco, macchia mediterranea, rabarbaro, frutto rosso maturo e balsamicità. Al palato è profondo ed elegante, fresco e saporito nella sua mineralità, tannino di qualità e lunga persistenza in cui tornano le note di liquirizia e minerali. Ottimo! Bottiglie 3000.

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San Lorenzo 2004: Ciliegiolo 100%. Rubino compatto, intenso al naso in cui spiccano le note di ciliegia, mirtillo, ribes nero, marcata speziatura orientale, pepe, chiodo di garofano, rabarbaro, poi erbe medicinali, balsamico, note di terra e mineralità scura. All’assaggio è molto facile da bere, fresco, quasi verticale, ma bilanciato in tutte le sue componenti, con bella profondità in cui tornano nel lungo finale le note fruttate e minerali. Buono ed elegante! Bottiglie 7500.

Numero sei 2006:  Greco 50%, Sauvignon Blanc 50%. Affina 18/24 mesi in barrique. Incredibile color giallo oro con qualche accenno ramato. Al naso da un’idea di note ossidate, complesse, frutta matura, agrumato, futta secca, erbe medicinali, eucalipto, miele di castagno e note tostate. All’assaggio è morbido e cremoso, con buon supporto di acidità e tanta mineralità a bilanciare. Finale lungo in cui ritornano le note di frutta secca e quelle mentolate. Bottiglie 600.

Commento finale: Sassotondo è il chiaro esempio di come si possa avere successo ed essere apprezzati pur facendo scelte un “pò fuori dal coro” e credendo nella riscoperta di vitigni considerati a torto minori da certa critica ma che invece dimostrano ancora una volta l’unicità del patrimonio ampeleografico della viticultura italiana. Vi consiglio caldamente una visita in azienda e di sicuro rimarrete affascinati dalla bellezza di questa terra.

Il pensiero di Ian: ottimo il Ciliegiolo, vitigno che meriterebbe molta più attenzione da parte di tutti…il Sanlorenzo invecchia anche bene e gli ultimi assaggi dalle botti mi sembrano dimostrare che sta diventando sempre più buono…bravi davvero a Carla e Edoardo, tra l’altro benissimo aiutati dal bravissimo Attilio Pagli.  E molto carino anche l’agriturismo qui per una piacevolissima e riposante vacanza a contatto della natura più vera e a due passi dalla bellissima Pitigliano, assolutamente da visitare.