| 06 Luglio 2010
CHIANTI CLASSICO
di Luca Azzellino
CASTELLO DI MONSANTO
Tra le aziende più storiche e fedeli alla tradizione del Chianti Classico troviamo senza alcun dubbio in Barberino Val D’Elsa, il Castello di Monsanto di Fabrizio e Laura Bianchi. L’azienda riveste, almeno per me, un’importanza fondamentale nella storia del Chianti in quanto Fabrizio è stato un autentico precursore e innovatore della zona, basti pensare che già dal 1968 eliminò l’utilizzo delle uve bianche nella produzione del suo Chianti Classico, (consentito dal disciplinare di produzione solo molti anni più tardi) limitandosi solo a sangiovese, canaiolo e colorino.
La proprietà, avviata dallo stesso Fabrizio nel 1962, si estende per circa 250 ettari di cui oltre la metà è tuttora mantenuta a bosco, con circa 72 ettari di vigna situate tra i 250 e 310 metri sul livello del mare. I terreni sono per la maggioranza di galestro e scheletro che garantiscono vini longevi e di forte impronta minerale, e in parte di formazione tufacea che ha la caratteristica di donare maggior profumo al vino specialmente da giovane.
I vini assaggiati:
Chardonnay Fabrizio Bianchi 2006: prodotto a partire dal 1980, vinifica parte in acciaio e parte in tonneau con affinamento sur lie per circa 6 mesi. Giallo dorato al colore, si distingue al naso per definizione e una certa ampiezza, affiancando a note fresche floreali e agrumate, sensazioni di erbe aromatiche, frutta secca e acceni burrosi. Assaggio pieno e avvolgente, ben sostenuto da acidità e una bella scia salina che dona dinamicità alla beva.
Chianti Classico 2008: 90% sangiovese e 10% canaiolo e colorino, affina per circa 12 mesi parte in botti di Slavonia e parte in barriques di terzo passaggio. Rubino
luminoso al colore, al naso offre eleganza e una certa complessità con sentori tipici floreali e fruttati di piccoli frutti rossi, tanta mineralità e accenni terrosi e speziati. Bocca vibrante per acidità, bel tannino croccante e ottima struttura con piacevolissimi rimandi fruttati. Lungo e appagante il finale.
Chianti Classico 2007: evidenzia un quadro olfattivo molto aperto e polposo, molto ricco nelle sensazioni fruttate, importante speziatura orientali, erbe di macchia e sottobosco. All’assaggio è pieno, goloso nella componente fruttata, comunque con adeguata acidità e tannino fine e la solita scia minerale a segnare la beva.
Chianti Classico Riserva 2007: 90% sangiovese e 10% tra canaiolo e colorino, affina per circa 12 mesi in barriques di secondo passaggio. Colore rosso rubino, si evidenza da subito una maggior profondità al naso sempre molto preciso ed elegante nella successione dei sentori di viola e di frutti rossi maturi a cui seguono liquirizia, rabarbaro, spezie orientali e note minerali e terrose. L’assaggio si conferma pieno, succoso, con bella progressione sapida e tannini ben maturi. Molto lungo in persistenza con ritorni delle note di liquirizia e terra.
Chianti Classico Riserva 2006: l’annata importante regala sicuramente un vino di maggior ampiezza e profondità, in evidenza le note minerali, poi balsamicità, erbe aromatiche, viola, china e frutti di bosco. Al palato il vino risulta più indietro rispetto al 2007, è pieno, compatto, ancora piuttosto duro e con tanto tannino ma di grande classe. Evidenzia comunque un allungo e progressione superiore con finale dai toni minerali scuri.
Chianti Classico Riserva il Poggio 2006: 94 % sangiovese, 6% canaiolo e colorino, affina per circa 18 mesi tra barriques e tonneau di legno francese. Rubino compatto al colore, si distingue al naso per grande eleganza e ampiezza, con sentori floreali, ciliegia croccante, ribes, poi alloro, rabarbaro, tabacco, accenni balsamici e profonde note terrose e di grafite. Seppur giovanissimo al palato, rivela una classe superiore, molto elegante, vibrante nell’acidità e una trama tattile finissima. Lunghissimo in chiusura su toni minerali e terrosi.

Chianti Classico Riserva il Poggio 2004: altra annata importante questa 2004 che propone da subito un naso profondo, terroso e minerale e intensa nota fruttata a fare da contorno. A seguire sentori di spezie, china e nota balsamica. Bocca elegante, equilibrata seppur con acidità viva, di grande ampiezza e progressione gustativa e dal tannino molto fine. Lunghissima la persistenza minerale e terrosa.
Vin Santo La Chimera 1995: prodotto in parti uguali di trebbiano e malvasia, le uve appassiscono sino a Marzo e in seguito il vino riposa nei caratelli per circa 10 anni. Bellissimo oro antico al colore, intenso e invitante al naso, ricco di sensazioni di albicocca matura a cui seguono note smaltate, balsamicità, erbe mediche, frutta secca e agrumi canditi. Al palato è ricco e suadente con bel supporto di acidità che rende la beva molto facile e scorrevole. Lunghissima la persistenza con ritorno in retrolfatto di quanto percepito al naso.
Commento finale: per me è semplicemente una di quelle aziende da non mancare se si vuole comprendere a fondo la conoscenza del Chianti Classico più autentico. I vini prodotti sono tutti di grande fascino ed eleganza con dei numeri impressionanti per il livello di qualità proposta. Memorabili le versioni di Riserva il Poggio 2006 e 2004.
ISOLE E OLENA

La storia di Isole e Olena ha inizio negli anni ’70 quando l’allora giovane Paolo De Marchi, di origini piemontesi, decide che la proprietà toscana di famiglia, acquistata diversi anni prima e utilizzata come solo luogo di vacanza, fosse il posto ideale per iniziare a produrre vino. Gli inizi furono difficili e gli investimenti piuttosto ingenti tanto che il papà di Paolo non fu molto felice della decisione presa da suo figlio e solo dopo parecchi anni ne seppe finalmente riconoscere i grandi meriti e risultati poi ottenuti.
Ci troviamo a Barberino Val D’Elsa e la proprietà è costituita da 50 ettari di vigna situati nei borghi di Isole e di Olena da cui per l’appunto l’azienda prende il nome, con il Sangiovese a farla da padrone ma dove troviamo anche, Canaiolo, Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Syrah, Malvasia e Trebbiano .
Mi preme sottolineare che qui più che altrove quello che è veramente fondamentale per i grandi risultati raggiunti, è il rapporto quasi in simbiosi di Paolo che ha con le proprie vigne, persona dotata di grande sensibilità e dialettica e, assolutamente disarmante nella sua semplicità di considerarsi fondamentalmente un produttore di frutta, e pertanto da ritenere il suo compito solamente quello di portare in cantina la migliore frutta possibile per poter ottenere dei vini di grande qualità (facile a dirsi...).
I vini assaggiati:
Chardonnay Collezione de Marchi 2007: vinificato in legno, affina poi sempre in legno sulle fecce fini per circa 12 mesi. Colore giallo oro, naso intenso e ampio con evidenza di sentori agrumati, fiori bianchi, anche frutta esotica, nota balsamica, erbe e sentori di tostatura e di frutta secca. Al palato è ricco, molto sapido, rotondo con lungo finale in cui tornano le note di frutta secca.
Chianti Classico 2008: 80% Sangiovese, 15% Canaiolo, 5% Syrah. Rubino compatto, elegante e fresco al olfatto dalle nette sensazioni di viola, poi frutto di bosco, rabarbaro, liquirizia e spunti terrosi. In bocca si conferma elegante, ancora un po’ duro (campione di botte) con acidità viva e mai eccessiva e bel finale sapido e fruttato molto pulito.
Chianti Classico 2007: si presenta con un naso dai sentori olfattivi piuttosto aperti, da subito mentolato, poi ciliegia acidula e piccoli frutti rossi in genere, spezie orientali e tante erbe aromatiche. Assaggio succoso, fresco e molto facile. Tannini ben calibrati e finale sapido con piacevoli rimandi fruttati e lunga scia finale.
Cepparello 2006: 100% sangiovese, vinifica in legno e affina in barrique per 12 mesi. Inizialmente un po’ chiuso ma poi profondo e complesso e al naso, da subito balsamico, poi ricca speziatura specie cannella e noce moscata, piccoli frutti di bosco, sottobosco, note di rabarbaro e mineralità scura. Grande al palato, ancora giovane ma elegantissimo nella sua progressione. Sembra un vino facile ma è pieno ed avvolgente e con tannini fitti e perfettamente gestiti. Lunghissimo nella sua persistenza gustativa con ritorni di liquirizia, terra e grafite.
Cepparello 2005: si presenta con sentori più delicati, ma molto precisi ed eleganti. Inizialmente floreale, poi ciliegia rossa croccante e lampone, erba di macchia, liquirizia, delicata speziatura, terra e la solità mineralità scura. All’assaggio si conferma più sottile del 2006, più nervoso ma sempre ben bilanciato, dalla lunga progressione sapida e bella avvolgenza fruttata. Nel finale tornano le note di terra e minerali.
Syrah Collezione De Marchi 2004: Rubino cupo al colore, si presenta con un naso elegante e ricco di frutti scuri maturi, poi speziatura di pepe, cannella, a seguire nota balsamica, cioccolato, erbe di macchia, radice di liquirizia e sottobosco. All’assaggio è pieno, avvolgente nella sua componente fruttata quasi glicerica, in ogni caso ben sostenuto da adeguata acidità e tannino fitto. Nel lungo finale tornano le note di frutta scura e di cioccolato.
Vin Santo del Chianti Classico 2001: appassimento delle uve per circa 4 mesi e il vino riposa per circa sette anni nei caratelli. Bellissimo e suadente al naso con note di frutta matura, specie l’albicocca poi erbe aromatiche, miele e note smaltate. Al palato è piacevolissimo, equilibrato, facile e non eccessivamente dolce. Interminabile al palato con ritorno di tutto ciò che si è percepito al naso.

Commento finale: siamo semplicemente di fronte ad uno dei più bravi produttori italiani e se i grandi risultati ottenuti sino ad ora con i vini toscani non fossero sufficienti, basta vedere cosa sta ottenendo con il Nebbiolo nella proprietà a Lessona, gestita insieme a suo figlio Luca (visita in azienda manco a dirlo straconsigliata). Un Cepparello grandissimo confermato anche dalla bella verticale di qualche tempo fa in Academy di cui Paolo ci ha omaggiato e comunque una gamma di vini tutti di altissimo livello.
MONTEVERTINE

Indubbiamente tra le aziende vanto della viticoltura italiana, Montevertine fu acquistata nel 1967 da Sergio Manetti prevalentemente come casa vacanza e per dedicarsi a produrre un po’ di vino esclusivamente per passione. I fatti vollero però che la prima vendemmia del 1971 fu immediatamente un successo e da lì in poi è storia nota per tutti gli enoappassionati, fra cui devo dire vi è anche la spiacevole vicenda (non di certo per Montevertine bensì per il Consorzio del Chianti Classico) di essere costretto a rinunciare alla dicitura Chianti Classico in etichetta in quanto i suoi vini risultavano alla commissione di assaggio “non tipici”, o forse dico io di qualità troppo elevata rispetto ai vini dozzinali che la denominazione a quel tempo proponeva.
Oggi alla guida dell’azienda troviamo Martino Manetti, figlio di Sergio che ne prosegue l’attività così come un tempo, occupandosi della gestione degli 11 ettari di proprietà situati tra 450 e i 520 metri sul livello del mare aventi suoli di matrice calcarea con presenze variabili tra galestro e alberese. Tutta la lavorazione delle vigne è gestita manualmente secondo una viticoltura di tipo naturale, che in molto oggi definiscono “biologica”, ed anche in cantina si procede semplicemente vinificando le uve in vasche di cemento per circa 25 giorni per tutti i vini prodotti a cui segue la malolattica sempre nelle vasche di cemento. La maturazione in legno varia dai 12 mesi in botte grande per il Pian del Ciampolo, per passare a 18 mesi sempre in botte di Slavonia più circa 6 mesi in barriques per Montevertine e Pergole Torte.
I vini assaggiati:
Pian del Ciampolo 2008: sangiovese 90%, canaiolo nero 5% e colorino 5%. Colore rubino luminoso e trasparente, elegante al naso nei suoi sentori classici di viola, ciliegia e ribes, con delicata speziatura orientale e sentori di bosco a fare da contorno. All’assaggio rivela subito la sua spiccata acidità e gustosità fruttata rimanendo sempre in un contesto di grande facilità di beva tale da non rendersi conto che il bicchiere sia già finito. Buona la persistenza finale minerale.
Pian del Ciampolo 2007: rubino trasparente al colore, anche in questo caso ritroviamo un naso tipicissimo nella sua sequenza olfattiva un po’ più aperto e intenso specie nel fruttato. Solita beva piacevole e golosa, in cui spicca una spina acido sapida importante che ne caratterizza il finale dai rimandi piacevolmente fruttati e minerali.
Montevertine 2007: sangiovese 90%, canaiolo nero 5% e colorino 5%. L’approccio olfattivo evidenzia da subito un salto di qualità rispetto ai vini precedenti con un surplus di profondità e complessità in più pur rimanendo nei sentori tipici di viola mammola, piccoli frutti rossi croccanti a cui si aggiungono erbe di macchia mediterranea, spezie, tabacco e sentori di humus e minerali. Al palato ha buon ampiezza, sempre molta l’acidità mantenendosi comunque in un contesto di equilibrio ed armonia. Tannini dolci e perfettamente gestiti e ottimo allungo sapido a dare ritmo al palato che chiude lungo su note fruttate e minerali.
Montevertine 2006: mostra un naso dai sentori olfattivi più lenti a concedersi in un contesto sempre di grande eleganza. Intenso nelle note di sottobosco, a cui si affiancano delicate note floreali, ciliegia rossa, tabacco, pepe, accenni mentolati, cuoio e nota minerale dai sentori salmastri e di roccia spaccata. Bocca piena, compatta, fresca, di grandissima fattura, quasi semplice per quanto è facile nella beva ma che mostra una progressione gustativa sapida di grande classe. Molto lungo in persistenza con ritorno delle note minerali.

Pergole Torte 2007: sangiovese 100%. Rubino luminoso al colore, naso già ben definito e tipico, intenso nelle sue note giovanili floreali e fruttate a cui seguono note più complesse di rabarbaro, terra, spezie orientali, tabacco, liquirizia e immancabile nota minerale rocciosa. All’assaggio è pieno, avvolgente già ottimamente equilibrato nonostante la spiccata acidità a supporto. I tannini sono dolci e ben integrati e molto lungo in persistenza con ritorno delle sensazioni speziate e minerali.
Pergole Torte 2006: ha bisogno di un po’ di tempo al bicchiere per aprirsi ed evidenziare un naso di grande importanza dove a delicate sensazioni floreali si affiancano sentori di spezie, nota balsamica, poi humus, rabarbaro, note di arancia, erbe e sbuffi minerali di roccia e grafite. Bocca piena, compatta ancora molto giovanile e di grande eleganza in cui spicca una decisa spina acido sapida e dei tannini molto fitti ma di classe. Molto lungo nella sua persistenza finale in cui tornano le note percepite al naso.

Commento finale: confesso che la visita può essere spiazzante, in quanto ci si aspetta sempre di trovare chissà quale appiglio o ricetta segreta per giustificarne la grandezza e importanza dell’azienda come è nel caso di Montevertine, per poi scoprire che non esiste niente di tutto questo. Davvero c’è da chiedersi come mai qui sia possibile trovare dei vini di tale caratura che si mantengono sempre sui 13-13,5% massimo ed hanno classe e complessità da vendere, mentre nel resto del mondo si assiste ad un incremento vertiginoso dell’alcol secondo un’errata equazione grado alcolico uguale vino più buono ed importante.
VAL DELLE CORTI
Piccola ma importante azienda di Radda nata nel 1974 per mano di Giorgio Bianchi il lascio il suo lavoro e la casa di Milano per dedicarsi alla viticoltura nel podere allora in disuso di Val Delle Corti. Dal 1999 con la prematura scomparsa di Giorgio è suo figlio Roberto, coadiuvato da Sean O’Callaghan di Riecine, ad occuparsi della proprietà che consta di 4 ettari di vigna situati tra i 450 e i 500 metri di altitudine su terreni in prevalenza di alberese, scisti e calcare.
In vigna si pratica la coltivazione di tipo biodinamico anche se non è certificata e troviamo soltanto sangiovese e una piccola percentuale di canaiolo. In cantina si procede con vinificazione in tini di acciaio con fermentazione sulle bucce per circa tre settimane senza alcun lievito aggiunto e maturazione per circa 18 mesi in botti di Slavonia sia per l’Annata che per la Riserva. In annate particolari però Roberto per la riserva ricorre alla cosidetta “Piemontesina” in cui il mosto dopo la fermentazione rimane a contatto con le proprie bucce in tini chiusi per circa 3 mesi.
I vini assaggiati:
Rosè 2009: è un vino da tavola rosato prodotto da un salasso di sangiovese. Colore buccia di cipolla luminoso ha un naso molto intrigante e fresco pieno zeppo di sensazioni floreali, fragolina e lamponi. In bocca poi è buonissimo, acido ma adeguatamente polposo, con piacevolissimi rimandi fruttati e un buona persistenza minerale finale, da bere a litri!
Chianti Classico 2007: sangiovese 95% e canaiolo 5%. Colore rubino luminoso, ha naso ben impostato e di buona intensità su sentori classici molto fruttati di ciliegia rossa e piccoli frutti rossi, poi viola, erbe aromatiche e spezie orientali. Al palato si conferma piuttosto polposo, bella acidità nervosa, tannini ancora fitti e bel finale sapido e fruttato.
Chianti Classico 2006: rivela un naso leggermente più introverso e profondo, sempre molto sul frutto rosso maturo a cui si affiancano note di terra, liquirizia, cuoio, fiori appassiti, poi nota mentolata, china e sensazioni minerali. All’assaggio ha ottima struttura che si concede meno nella componente fruttata ma risulta molto saporito, tannico e con grande progressione che chiude in un lungo finale su note speziate e minerali.
Chianti Classico 2005: rubino con accenni granato, ha un impatto olfattivo più delicato ed elegante, fresco nelle sensazioni di viola, poi ciliegia croccante, erbe aromatiche, spezie orientali e timbro minerale. Anche al palato si conferma più nervoso, fresco, con grande sapidità dai toni salini. I tannini sono ben integrati e il finale è piuttosto lungo con piacevoli rimandi fruttati e minerali.
Chianti Classico Riserva 2007: sangiovese 100%. Rubino compatto al colore, naso molto elegante e ben espresso con sensazioni tipiche di viola, lampone, ciliegia, a cui si affiancano note più profonde di terra e sottobosco, e a seguire rabarbaro, tabacco e mineralità salmastra. Bocca giovane ma già molto interessante, con acidità viva ben bilanciata dalla componente morbida fruttata, tannini fitti ma dolci e ben gestiti e finale molto lungo in cui tornano le note minerali un po’ salate.
Chianti Classico Riserva 2006: approccio olfattivo cupo e terroso che ha bisogno di tempo nel bicchiere per aprirsi da cui affiorano delicate sensazioni floreali, poi frutto rosso polposo, una sensazione minerale salmastra e di grafite, cuoio, pepe e china. Al palato ha grande classe, pieno ed equilibrato ma giustamente nervoso nelle sue note acide. Tannini ancora fitti e grande progressione al palato che chiude in un finale già molto lungo dai rimandi fruttati e minerali.

Commento finale: un’azienda di livello davvero molto alto in tutti i suoi vini assaggiati dal semplice e godibilissimo rosato alle Riserve più importanti, che sono una chiara e fedele espressione del Chianti più nervoso e minerale di Radda. Anche in questo caso non posso esimermi dal segnalare la grande cortesia e umiltà di Roberto e personalmente mi fa sempre piacere incontrare persone di questa caratura specie in una terra come il Chianti.
FATTORIA SAN GIUSTO A RENTENNANO

E’ una delle aziende più storiche del Chianti, situata nell’estremo sud di Gaiole proprio nel Castello di San Giusto, risalente al 1204, che fu anticamente anche un monastero cistercense ed in seguito proprietà dei Ricasoli. Dai primi del ‘900 è di proprietà dei Fratelli Martini di Cigala ed oggi è guidata dai fratelli Luca, Francesco ed Elisabetta.
La superficie totale di proprietà è di circa 160 ettari di cui 28 di vigna attualmente in produzione, sui 31 potenziali e 11 ettari sono ad uliveto. Data la grande estensione troviamo terreni in prevalenza tufacei ma con componenti variabili tra sabbia, limo, argilla, galestro e alberese, coltivazione biologica dal 2001 e certificata dal 2009 e naturalmente il Sangiovese a farla da padrone oltre a Merlot, Canaiolo, Malvasia e Trebbiano. La vinificazione delle uve avviene in maniera che più tradizionale non si può, parte in cemento e parte in acciaio, solo con i lieviti propri delle uve e periodi di macerazione sulle bucce che vanno dai circa 12 giorni per il Chianti Classico a 18 per la Riserva, fino ad oltre 30 per il Percarlo.

I vini assaggiati:
Chianti Classico 2008: 95% sangiovese, 5% canaiolo nero, il vino affina in tonneau di terzo/quarto passaggio per circa 12 mesi. Rubino vivo al colore, naso elegante e compatto, con sensazioni di viola, arancia, ciliegia croccante e lampone, cannella e spunti terrosi. Bocca intrigante, acida e dura, con bel tannino croccante e finale sapido e dissetante.
Chianti Classico 2007: naso splendido e di chiara definizione con evidenza di fiori freschi, poi melograno e piccoli frutti rossi, erbe aromatiche, tabacco e note di terra e minerali. Assaggio succoso, fresco e saporito e molto facile dal finale lungo dai toni fruttati e accenni ferrosi a chiudere.
Chianti Classico Riserva Le Baroncole 2007: 97% sangiovese, 3% canaiolo nero, affina per circa 18 mesi in legni di rovere francese. Colore rosso rubino pieno, si presenta evidenziando sentori olfattivi piuttosto articolati, inizialmente di spezie orientali, poi frutti di bosco, viola, nota balsamica, alloro, radice di liquirizia e sottobosco. Al palato è ottimo, goloso, si sente che è giovane ma è già piacevolissimo, pieno e compatto con ottima trama tattile e dai tannini ben maturi. Molto lungo il finale in cui tornano le note percepite al naso.
Chianti Classico Riserva Le Baroncole 2006: ha un approccio olfattivo più reticente che necessita di qualche minuto al bicchiere per poi sfoderare la sua grande classe e profondità. Inizialmente balsamico, poi sentori di sottobosco, nota ematica, grafite, spezie, rabarbaro, fiori appassiti e ciliegia matura. In bocca è potente e pieno, un po’ duro nelle note acido sapide ma buonissimo. Ha tanto tannino ottimamente gestito e una persistenza molto lunga in cui tornano le note speziate e minerali.
Percarlo 2005: sangiovese 100%, affina per 22 mesi in barriques francesi. Colore rubino con accenni granato, evidenza un naso dai sentori profondi ed eleganti, inizialmente su note balsamiche a cui seguono frutto scuro maturo, spezie tra cui pepe e noce moscata, terra, sottobosco, cacao amaro, china e cuoio. Al palato è compatto, succoso, dai tannini fitti e buona progressione gustativa. Lungo in persistenza dai ritorni di frutta scura, liquirizia e terra.
La Ricolma 2006: 100% merlot, affina per 22 mesi in barriques francesi per il 50% nuove. Rubino cupo al colore, profilo olfattivo raffinato e intrigante, con bella nota floreale in evidenza a cui seguono frutti scuri, prugna, cioccolato, terra e tabacco. Ottimo all’assaggio gioca molto su un supporto acido importante, tannino fitto e con bella articolazione. Finale sapido e dai ritorni di liquirizia e cioccolato amaro.
Vin San Giusto 2001: 93% malvasia bianca lunga toscana e 7% trebbiano toscano, le uve appassiscono per circa 4/5 mesi e il vino matura in caratelli di castagno per circa 6 anni. Colore giallo ambra luminosissimo, molto intenso al naso in cui si rilevano cera d’api, caffè, frutta secca, albicocca, arancio candito, erbe medicinali e smalto. Bocca fantastica, piena, avvolgente equilibrata e per nulla stucchevole, con una progressione sapida sbalorditiva. Finale interminabile in cui tornano tutte le note percepite al naso. Talmente buono da non accorgersi che è già finito.

Commento finale: un’altra di quelle aziende da non mancare quando in zona a Gaiole, un posto fantastico e persone di grande umiltà e umanità. Tutti i vini sono di grande personalità e autenticità ma un po’ oscurati dal Vin San Giusto forse il Vin Santo più buono in assoluto prodotto.
LA PORTA DI VERTINE
Azienda molto interessante situata a Gaiole in Chianti nata nel 2006, di proprietà di Dan ed Ellen Lugosh e guidata dal bravissimo Giacomo Mastretta enologo, con la collaborazione di Ruggero Mazzilli per la parte agronomica nonché la consulenza di Giulio Gambelli. Oggi gli ettari vitati di proprietà sono circa nove situati in appezzamenti diversi tutti a Gaiole in Chianti più altri dieci ettari gestiti in affitto in località San Gusmè, al confine tra Gaiole e Castelnuovo Berardenga.
Le vigne sono state tutte convertite alla coltivazione biologica ed oltre a Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot già presenti al momento dell’acquisto, sono stati piantati anche gli interessanti vitigni complementari quali Canaiolo, Colorino e Pugnitello che già dalla seconda vendemmia prodotta del 2007 hanno iniziato a sostituire l’utilizzo del Merlot e del Cabernet nel Chianti che vanno a confluire in un nuovo vino IGT.
In cantina l’approccio è quello di intervenire il meno possibile il che significa fermentazione in tini di acciaio o vasche di cemento senza controllo della temperatura e solo tramite i lieviti indigeni, seguita da circa 2 settimane di macerazione sulle bucce questo per la 2006, ma già con la Riserva 2007 abbiamo una macerazione a cappello sommerso per circa 2 mesi. Dopo la malolattica che avviene in legno si procede con la maturazione in legno di circa 16 mesi in barriques e tonneau usati.
I vini assaggiati:
Rosato Igt 2008: prodotto da sangiovese con apporto di canaiolo, malvasia bianca lunga toscana e trebbianotoscano, presenta un colore cerasuolo luminoso. Naso intenso floreale, fresco e croccante nella sensazioni di piccoli frutti rossi, poi liquirizia, una nota vegetale di erbe e spunti minerali. In bocca ha una bella nota di acidità ma struttura importante per la tipologia di vino, con buona ampiezza e finale dissetante dai toni fruttati e minerali.

Chianti Classico 2007: sangiovese 90%, 6% canaiolo nero, 4% colorino. Rubino brillante al colore, si apre al naso con piacevoli note di frutto rosso maturo specie la ciliegia e il lampone, poi sentori mentolati, tabacco, spezie, sottobosco e fiori freschi. All’assaggio ha buon equilibrio con acidità e sapidità spiccate ma mai eccessive e bella rotondità fruttata. Tannini delicati e bel finale pulito dai ritorni minerali e fruttati.
Chianti Classico 2006: sangiovese 90%, cabernet sauvignon 5%, merlot 5%. Si apre al naso su note classiche ed eleganti di viola e ciliegia scura, poi tabacco, cannella, sentori di corteccia e humus. Molto bello al palato, piacevolmente rotondo, fresco e grande facilità di beva, caratterizzato da un finale sapido in cui tornano le note percepite all’olfatto.
Chianti Classico Riserva 2007: sangiovese 100%. Colore rubino, elegante e profondo all’olfatto in cui a note fresche e delicatamente floreali, si affiancano note di frutta rossa polposa e sensazioni profonde di sottobosco, chiodo di garofano, noce moscata, cuoio, sentori mentolati e note minerali.

Attacco fresco al palato, poi molto avvolgente nella pienezza fruttata, con tannini fitti e dolci e grande progressione sapida. Chiude molto lungo su rimandi fruttati e minerali.
Chianti Classico Riserva 2006: sangiovese 100%. Naso intenso ed elegante, molto classico in cui si rilevano sentori di violetta, ciliegia matura e frutti di bosco, humus, spezie orientali, rabarbaro, liquirizia e nota balsamica. Succoso al palato, ampio ed elegante, sembra quasi semplice talmente è facile la beva. Tannini rotondi e ben integrati e solito finale molto lungo in cui tornano le note fruttate e minerali.

Commento finale: fa sempre molto piacere trovare una nuova realtà di grande livello qualitativo e per giunta fedele al Chianti Classico più autentico. Non devono ingannare le poche vendemmie effettuate in quanto Giacomo anche se giovane può vantare già una buona esperienza all’attivo. I vini per me sono semplicemente buonissimi capaci di unire grande eleganza e profondità a sentori più rotondi e polposi che sono tipici di molti vini di Gaiole.





