| 07 Luglio 2010
DRAPPIER: L’ALTRO CHAMPAGNE
di Ian D’Agata

Dici Champagne e subito il pensiero va a Epernay e Reims. E io, che conosco Reims e Epernay da più di venti anni ormai, voglio raccontarvi di Urville.
Un passo indietro. Il Champagne è, più di tutti i vini del mondo, anche una moda. Si beve per fare colpo o per festeggiare, e difatti si beve soprattutto sotto le feste, invece che tutto l’anno, e solo in aperitivo, invece che a tutto pasto, come un uso intelligente, serio e preparato di un vino simile richiederebbe. Si snocciolano i nomi delle cuvée più prestigiose, quando la maggiore parte della gente, anche gli esperti che se ne riempiono la bocca, non possono permetterseli ma ne parlano con dovizia di particolari comunque, e pochissima esperienza “vera”. Si parla e si inneggia allo Champagne, magari storcendo il naso davanti a un ottimo Franciacorta o Trento, che spesso non hanno nulla da invidiare a molti Champagne aciduli e verdi. Si magnificano i tanti Champagne di piccoli récoltants, che in realtà non sono per nulla buoni, ma si sa, sono piccoli, sono bio, sono cool, sono in, sono qui, sono lì, sono di sopra e sono di lato, e quindi sono buoni per forza. E si magnifica la Montagne de Reims, la Côte de Blancs, Ambonanay, Bouzy, Verzenay, e chi più ne ha più ne metta. E dell’Aube non parla nessuno.

Un passo avanti. Drappier è una delle marche più famose di Champagne, ma è meno mediatica e meno famosa di tante di cui avrete sentito parlare. Eppure, i vini sono buonissimi, e resi ancora più interessanti dall’essere assai diversi dalla maggiore parte degli Champagne che avrete assaggiato. Il feudo della famiglia, originalmente mercanti di drappi (e quindi da lì il nome) è oggi Urville, graziosa cittadina sonnolenta ma piena di tanti piccoli produttori di Champagne che mandano avanti le tradizioni con passione, tenacia e capacità. Drappier però resta indubbiamente l’ azienda più nota, vero leader anche per dimensioni di tutto il comprensorio. Il comprensorio che è appunto quello dell’Aube, che fornisce quasi tutte le grandi aziende di Champagne, benché questo lo raccontano in pochi (e tantomeno le grandi marche non dell’Aube). Infatti, circa l’ottanta per cento di tutte le uve dell’Aube prendono la via della Marne. Aube che ha terreni molto diversi, ricchi di calcare dell’epoca Kimmeridgiana, diversa dal gesso più tipico delle zone più note. Una volta era addirittura più considerato il terroir dell’Aube, mentre oggi non è così, ma tenete presente che una volta in questa zona veniva coltivato molto gamay, non proprio l’ideale per dei vini a bollicine.
In realtà anche i Drappier non sono di Urville, essendosi trasfereriti da Reims a Urville nel 1805 e hanno iniziato a costituire un loro vigneto nel 1808. Inizialmente coltivavano e vendevano le uve, e solo con l’inizio del ventesimo secolo inizano a produrre vino. Caratteristica saliente di questa Masion è l’essere una specialista del pinot nero, che rappresenta praticamente il 70% delle cultivar a disposizione. L’azienda può contare su una cinquantina di ettari di proprietà, un’altra cinquantina in affitto a lungo termine, e un’altra quarantina-cinquantina ma appartenenti a viticoltori locali che i Drappier conoscono da sempre e dai quali comprano le uve (una piccola parte delle uve provengono anche dalla Montagne de Reims). Come detto precedentemente, la maggiore parte di questi ettari sono coltivati a pinot nero, e i rimanenti a chardonnay e una piccola quota di pinot meunier. Quest’ultima varietà, introdotta da André Drappier, padre di Michel che oggi manda avanti l’azienda, è in leggera contrazione, perché difficile da coltivare. “Ha un legno fragile e le pellicine sono sottili, quindi non la vuole coltivare nessuno, ma anche e soprattutto perché qui da noi produce molto poco” mi racconta André “ ma da noi ha sempre giocato un ruolo importante e caratterizza in effeti i nostri vini, più che in altri Champagne”. Il Meunier, come anche il pinot nero, deve la sua presenza a Urville proprio grazie alle fatiche e passione di André. Noto in zona come il “Père Pinot”. Michel aggiunge che “…da noi ha un senso, perchè resiste bene alle gelate, e difatti noi lo piantiamo nelle parti più basse, fredde; devi ricordare che la gelata del 1957 qui ha distrutto quasi il 95% delle vigne, e quindi piantare meunier era anche una cosa intelligente da fare. Ma va detto che piantarlo era importante soprattutto perché in Aube produce un risultato eccellente, molto qualitativo, a differenza di altre zone della Champagne. Anche per questo ci crediamo”.

Nel 1951, vera data di nascita dell’azienda come realtà che coltiva e imbottiglia in proprio, si producono ben 1000 bottiglie. Oggi l’azienda Drappier produce circa 1,500,000 bottiglie, ha più di 27,000 clienti ed il suo Champagne viene servito sia in prima classe della JAP che della Air Canada. Pensate che hanno dovuto invece rifiutare, tempo addietro, di fornire Air France, perché come mi dice Michel: “…benché fosse un mio sogno, voglio dire servire la compagnia di bandiera, la quantità di bottiglie richiesto sarebbe stata pari al 70% della nostra produzione, e pur pensandoci in lungo e in largo, non mi sembrava una buona idea”. Invece, è Michel che ha portato alla Drappier lo chardonnay, che fa la sua comparsa quindi solo nel 1975. “Noi ne avevamo paura ai nostri tempi” sorride André “infatti qui si dice che lo chardonnay gela già la sera prima, per fare capire come sia una varietà forse un po’ delicata e rischiosa da usare”. Ma alla Drappier hanno anche altre varietà autoctone molto interessanti come l’arbanne, il vrai blanc e il petit meslier, che fanno parte della cuvée Quattuor. “Da sole sono difficili da vinificare in purezza, perché rimangono assai verdi e non maturano mai. Addirittura poi il petit meslier sa di sauvignon, e fare un Sancerre spumantizzato in Champagne non mi sembra proprio il caso…ma con una aggiunta di chardonnay a legare il tutto l’insieme è molto interessante”.
Il vino più importante della casa è la cuvée Grande Sendrée che prende il nome da una delle parcelle di vigne più vecchie, con quasi 80 anni di età.
I vini assaggiati
Drappier Brut Carte d’Or
(90% pinot noir, 7% chardonnay, 3% pinot meunier)
Giallo paglierino. Perlage molto fine e sostenuto. Aromi di camomilla, fiori bianchi e miele, mentre in bocca domina la frutta gialla. Molto rotondo e morbido, migliora molto con l’aria. L’etichetta è gialla perché vuole difatti ricordare la pesca gialla e la mela cotogna, sentori dei quali in effetti si ritrovano nel vino.
Drappier Rosé
Rosa pallido, perlage fine come in tutti i vini della Masion. Al naso è un po’ mielato, altra caratteristica della maison, ma a me sembra francamente un po’ seduto. Michel mi dice no, la ritiene una bottiglia a posto, quindi mi sbaglio di sicuro io. Leggermente autunnale nei sentori di funghi, vaniglia, fragoline, e si sente il legno. Dalla vigna nota come Val de Demoiselles, esclusivamente piantata a pinot nero.
Drappier Carte d’Or 1995
Uno splendore. Giallo paglierino con venature dorate. Molto fresco (degorgé ben un anno fa) pesca gialla, coriandolo cotogna al naso che è davero fine e elegante, e di complessità superiore alla media. Lunghissimo, cremoso, gentile, ma dotato di una vena acida maggiore del Carte d’Or regolare. Anche minerale, e la nota mielata è leggermente meno appariscente che negli altri vini. Ottimo davvero.
Brut Nature Dosage Zero
Molto buono. Giallo paglierino pallido con microbollicine persistenti. Leggero, fresco, lungo, floreale, molto fine, con note di pesca di vigna e frutti rossi. Tutto pinot nero.
Brut Nature Dosahge Zero Sans Soufre
Molto diverso, altrettanto buono, più dolce, più cremoso. Meno di 2 g/L zucchero residuo , vivace, fresco, cremoso, con note di gelatina di cotogna, spezie dolci, agrumi e vaniglia. Ottimo.
Quattuor
Due “t” in etichetta perché il nome viene dal latino per quattro, e difatti in etichetta campeggia bene il IV in latino. Un assemblaggio in parti uguali di chardonnay, petit meslier, arbanne e blanc vrai, che sarebbe poi pinot bianco. Fiori bianchi, spezie dolci, vernice, resina e una nota sauvignonegginate in chiusura. Leggermente dolce in chiusura. Molto particolare.
Cuvée Charles de Gaulle 2004
De Gaulle era originario della zona, e quindi questa cuvée vuole immortalare la sua memoria, anche in etichetta. Naso di frutta gialla, una leggera nota erbacea delicata, un po’ corto in bocca, ma è di una bella generosità e piacerà molto a chi ama gli Champagne più ricchi e morbidi. Generoso, ricco, quasi dolce, ma mi sembra meno fine e complesso rispetto agli altri vini della Maison.
Cuvée Grande Sendrèe 2002
Ottimo. Giallo paglierino con microperlage fine e persistente. Molto floreale, con tanta pesca bianca e vaniglia al naso, anche complesso e lungo in bocca. Pulito fresco, minerale, un vino di caratura superiore. Bella la nota floreale persistente sul finale.
Blanc de Blancs Signature 1998
(100% chardonnay)
Unico vino non degustato alla Drappier ma proveniente da una delle mie cantine. Molto buono anche questo, con perlage fine e colore pallido paglierino dorato. Miele, canfora, albicocca e fiori al naso, poi minerali e miele in bocca. Molto lungo e pulito.






