I grandi vini d’Australia secondo Keith Tulloch
| 01 Febbraio 2010
Prima Masterclass dell’anno alla International Wine Academy of Roma, e Keith Tulloch, uno dei più famosi produttori ed esperti di vino d’Australia ci ha regalato un’opportunità unica, conoscere da vicino i grandi vini australiani della Hunter Valley, situata nei pressi di Sidney.

Dieci i vini in degustazione, espressione dei tre vitigni che maggiormente rappresentano la qualità vitivinicola di questa zona del territorio autrialiano: il semillon, lo chardonnay e lo shiraz (anche chiamato syrah, sopratutto in Europa). Su queste tre varietà Keith Tulloch ha concentrato una particolare attenzione, rivolta ad ottenere eccellenza di prodotto ed integrità varietale. La collezione “Field of Mars”, di cui ad ogni vendemmia si producono solo 660 bottiglie per ogni varietà, è interamente dedicata a questo scopo.
Quella di Tulloch è una piccola azienda familiare che produce circa 150.000 bottiglie l’anno su 30 ettari di vigne. Più interessante ancora, e una realtà al quale Tulloch tiene in modo particolare, è che l’azienda produce vini dal 1896 ed è perciò una delle cinque famiglie più antiche presenti in Hunter Valley a produrre vino continuativamente dalla fine dell’ottocento ad oggi.
La Hunter Valley si trova alla stessa latitudine dell’Algeria, con un clima molto caldo ed estati lunghe, ma la presenza del mare a 55 km porta brezze marine che mitigano il caldo. L’altitudine delle vigne è a 80 mt sul livello del mare e attualmente, nel mese di gennaio, ci sono ben 35/38°! Con queste condizioni climatiche viene da chiedersi come sia possibile che il vitigno a bacca bianca di punta (e coltivato da maggior tempo) nella zona sia il Semillon, uno dei vitigni bianchi tipici di Bordeaux. Un vitigno difficile per chiunque, altrove, da riprodurre con le medesime caratteristiche di finezza ed eleganza. Eppure, Keith, che nutre grande passione per la varietà, scioglie il grande paradosso spiegandoci i fattori che nella Hunter Valley permettono di riuscirci. Innanzitutto ci spiega che, per mantenere freschezza e basse gradazioni alcoliche, nonostante il caldo, ed ottenere finezza, vendemmiano molto precocemente, pur rieuscendo ad ottenere maturazioni polifenoliche ottimali, proprio grazie alla realtà microclimatica della zona. La raccolta è dunque anticipata intorno al 20 gennaio di ogni anno. Se il tempo si mantiene, poiché va ricordato che la zona è molto piovosa, terminano entro una settimana, altrimenti impiegano due o tre giorni al massimo. Quello della vendemmia è un momento fondamentale, perché dall’esatto momento dipende sia il mantenimento dei giusti livelli di acidità sia la giusta maturazione dei polifenoli. “Il mio scopo è rispettare le caratteristiche del semillon, rimanendone fedele il più possibile, prestando molta attenzione alla vendemmia e a che l’acidità non crolli rapidamente”, ci dice. Producono il Semillon (ndr. Nel NWJ, i vitigni sono scritti con la lettera iniziale in minuscolo, invece i vini con la lettera iniziale in maiuscolo. Quindi, semillon è la varietà, Semillon il vino) senza pigiare molto per dar vita ad un liquido leggero e senza effettuare macerazione sulle bucce. L’azienda riesce a regalare tali doti di eleganza al vino anche perché le vigne sono molto vecchie, hanno più di quaranta anni e radici profonde ed inoltre mantengono rese bassissime. Ciò che gioca un ruolo importante è la presenza tra i vigneti di torrenti che, oltre a rinfrescare, portano molta sabbia, contribuendo significativamente a rendere i vini più freschi. La sabbia ha un effetto isolante dalla siccità e dal calore, permettendo alle radici di salvaguardarsi e dare freschezza, finezza ed eleganza di frutto.
Si pensa sempre al Semillon associato a vini dolci, come componente del Sauternes perché è un’uva difficile in purezza che non riesce quasi mai a dare grandi vini ed è difatti spesso impiegato in assemblaggio, invece in Australia, segnatamente nella Hunter Valley, il Semillon secco è unico in termini di qualità, un po’ come il Pinot nero di Borgogna e il Nebbiolo in Piemonte e dà vita a vini minerali, di grande acidità e dai decisi sapori agrumati, capaci di invecchiare a lungo.
Invece in Hunter Valley la produzione di Chardonnay è ancora abbastanza recente, risale difatti a soli quaranta anni fa, rispetto al Semillon. Tulloch produce uno Chardonnay dallo stile europeo e cioè realizzando vini più fini e dai profumi e sapori non troppo tropicali che spesso segnano invece quelli australiani.
Sono quattro gli ettari vitati a chardonnay di cui mezzo ettaro, dove si coltiva lo Chardonnay “Field of Mars”, è posto in una zona sabbiosa che permette ai vini di raggiungere una maggiore profonditàorganolettica grazie al microclima particolare. Lo chardonnay viene raccolto due settimane dopo il semillon e fermenta in barrique senza fare fermentazione malolattica, dando vita così a vini più acidi e capaci di invecchiare nel tempo, rimanendo eleganti.
Lo Shiraz, icona dell’Australia, si distingue anch’esso per freschezza ed eleganza, e in Hunter Valley risulta essere un vino molto diverso dallo stilema tipicamente associato all’Australia, almeno nell’immaginario popolare, che afrebbe pensare a vini ipersciropposi, quasi dolci, anche piuttosto alcolici. Invece qui sin tratta di un vino rosso di medio corpo, con richiami alla frutta rossa e nera, in cui non è molto insistente il tipico sentore di pepe nero, ma emergono sensazioni affumicate di pancetta e carne alla griglia con una potenzialità di invecchiamento di almeno 15 anni; ciò che lo caratterizza è la setosità, non la potente struttura, senza mostrare, appunto, quella morbidezza e dolcezza quasi esagerate che lo accosta quasi ad un Amarone. “Siamo molto fortunati in Australia ad avere tante vecchie vigne di shiraz, - dice simpaticamente il produttore - “siamo grati ai nostri antenati che decisero di preferire lo shiraz rispetto al cabernet sauvignon, che oggi è un vitigno e un vino che viene invece prodotto ovunque”.

Keith Tulloch
“Field of Mars” Individual Vineyard Semillon 2009
Bellissima versione di semillon. Giallo paglierino con riflessi verdolini, limpido, con un naso già al primo impatto pungente di mineralità, seguono note di limone verde, succo di limone, erba tagliata. Diretto ed intenso al palato, di grande freschezza e mineralità. Leggero ed elegante e dal finale lungo e citrino.
Keith Tulloch
Estate Label Semillon 2003
Anche nella Hunter Valley la 2003 è stata un’annata calda e il vino svela perciò dei profumi un pò compressi, che comunque lasciano trasparire i tipici sentori di limone e lime, profumi di fiori di limone, note di miele e di valiglia. In bocca è minerale e fresco, con un frutto maturo ed una buona persistenza finale su note leggermente amaricanti.
Tyrrells wines
Semillon 1999
Questo semillon è prodotto dall’azienda Tyrrel, altra azienda storica della zona, la cui produzione ha inizio nel 1969. Giallo dorato, i profumi sono più caldi rispetto a versioni pù recenti, ma vertono su note pur sempre agrumate, accompagnate da sensazioni biscottate, di miele selvatico, caramello, cera e ricordi di talco. Grande freschezza al palato, sapido, con sapori di ananas e caramello in evidenza, equilibrato, chiude lungo e su note minerali. Ci dimostra come il Semillon possa invecchiare bene e, nonostante abbia già 11 anni, lascia sperare in almeno altri 5 o 6 anni in bottiglia.
Keith Tulloch
Estate Label Chardonnay 2009
Giallo dorato con riflessi dorati. Al naso sprigiona bei profumi fruttati in cui si riconoscono sentori di pera, ananas, melone e ricordi di vaniglia e burro di arachidi. L’ingresso in bocca è fresco, permane morbido, beverino, con una leggera dolcezza che fa emergere sapori di frutta a polpa gialla matura.
Keith Tulloch
“Field of Mars” Individual Vineyard Chardonnay 2009
Prima vendemmia di Chardonnay “Field of Mars”. Giallo dorato alla visiva, il naso è intenso e complesso dai profumi di frutta esotica, ananas, melone giallo e pesca, note cedrate, minerali, ricordi di muschio bianco. Tornano al palato i richiami olfattivi sostenuti da una bella mineralità di fondo. Freschezza e morbidezza di frutto si legano in un sorso equilibrato e molto persistente.
Keith Tulloch
Estate Label Chardonnay 2007
Annata simile alla 2009 in quanto a freschezza. Il naso è più maturo, intenso e fruttato. Al palato, sebbene si stia decisamente ammorbidendo, mantiene acidità e sapidità con un succo polposo dai richiami di pera, ananas e note di cera. In persistenza chiude su toni minerali.
Keith Tulloch
“Field of Mars” Individual Vineyard Shiraz 2006
Rosso rubino. Bello il naso, che rimanda a note di liquirizia, cioccolato nero, ciliegia, prugna, pelle bagnata e cuoio. In bocca fa il suo ingresso sapido, fresco e fruttato con rimandi ai frutti rossi e neri e a sapori di carne affumicata. Fine la trama dei tannini, mantiene in bocca buon equilibrio e lunga persistenza.
Keith Tulloch
“The Kester” Shiraz 2005
Dal colore rosso rubino, al naso esprime un carattere meno fruttato rispetto al precedente “Field of Mars”, con sentori speziati più evidenti, note di pepe nero e profumi floreali. Al palato entra fresco e sapido con un frutto morbido che richiama la prugna al centro bocca e note saline in persistenza.
Lungo e di equilibrata finezza.
McWilliams Mount Pleasant
“O’Shea” Shiraz 2000
Coltivato su terreni rossi a pochi chilometri da una zona vulcanica, questo shiraz esprime intensa mineralità sia al naso sia al palato. Rosso rubino, ha un naso maturo e complesso, fruttato e speziato, vira però verso l’evoluzione con note ferrose e sanguigne che lo appesantiscono anche alla gustativa.
Keith Tulloch
Botrytis Semillon 2006
Frutto di una vendemmia tardiva di fine marzo inizio aprile, rispetto a gennaio quando viene colto per farne la versione secca, concentra zucchero e acidità in buon equilibrio. Si presenta color giallo dorato, limpido, annuncia freschezza già al naso con sentori di frutta tropicale in specie ananas, profumi di albicocca, pesca, note iodate e di caramella d’orzo. Morbido al palato con un leggero amarognolo a chiudere su note ammandorlate.



