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Guide 2010

Guide D&C 2010

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I vini più desiderati

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La serata di giovedì 14 maggio 2009 ha visto alla Wine Academy di Roma un’interesantissima degustazione di alcuni dei vini più famosi ’Italia. Non necessariamente i più rari, ma senz’altro tra i più desiderati.

Alla ribalta tra gli otto vini in degsutazione, quattro vini molto conosciuti e che si possono trovare abbastanza facilmente in enoteca e al ristorante: due piemontesi, un toscano e un campano. La serata è inizata alla grande con il Taurasi Cinque Querce di Salvatore Molettieri, uno dei vini campani più tradizionali e attenti alla tipologia più autentica, servito in magnum e di un’ annata, la 1998, forse sottovalutata. Un vino oggi di beva straordinaria. A seguire due piemontesi importanti, il Barbaresco Santo Stefano 2004 Bruno Giacosa e il Barolo Bricco Rocche Bricco Rocche 2004 Ceretto. Il Santo Stefano è da molti considerato uno dei tre migliori vigneto di tutto il comprensorio di Barbaresco, e io sono fra coloro che ritengono la versione Riserva 1971 di questo vino come uno dei cinque vini Italiani più grandi di tutti i tempi. Giacosa è riuscito negli anni a offrirci dei veri capolavori da questo vigneto, e la versione 2004 (non una Riserva) è di grande beva e eleganza. Forse non il più concentrato ed immenso dei Santo Stefano prodotti nella lunga carriera da Bruno, ma un vino ottimo, magari ad avercene di più, di vini simili…. Il Barolo Bricco Rocche Bricco Rocche di Ceretto è un capolavoro praticamente tutti gli anni, ma nel 2004 raggunge vertici davvero eccelsi. Per dirla tutta lo trovo alla pari o quasi del mitico 1982, degustato una quindicina di volte negli anni, l’ultima non più tardi di qualche mese fa a Toronto in Canada. Il 2004 ci prospetta un futuro altrettanto luminoso, e devo dire che il 2005, degustato questo mese alla Ceretto in compagnia di Federico Ceretto e tutti i vini della casa promette altrettanto bene, pur entro i parametri di una annata del tutto diversa, ma molto buona anch’essa. Infine, e non da meno di questi mostri sacri, il "mostro sacro enoico" italiano forse più famoso nel mondo, il Sassicaia, che nella versione 2004 si rivela semplicemente straordinario. Senza ombra di dubbio, il migliore Sassicaia degli ultimi dieci-quindici anni a pari grado di evoluzione.

A seguire in degustazione, sempre in ordine di alcolicità progressiva, altri vini ognuno con una sua storia da raccontare e quattro quarti di nobiltà indiscussa. Il Luce 2004, in magnum, è un vino davvero molto buono, dal taglio internazionale con frutta molto matura e grande morbidezza.. Incanta per dei tannini setosi come pochi, e conferma la bella riuscita di questa joint-venture Mondavi-Frescobaldi che non è solo marketing ma una operazione di grande sostanza enologica. Nulla da dire sull’Amarone TB di Tommaso Bussola, anch’esso della annata 2004, un grandissimo Amarone come davvero pochi se ne trovano. Di potenza inaudita, ma anche di grande setosità e dolcezza, è un vino che non ha mezze misure ma a differenza di tanti suoi "confratelli" esprime grande equilibrio e alcool e tannini non sono del tipo "devasta-palato". A chiudere due dei più rari e costosi vini dolci d’Italia., L’Amabile del Ceré 1990, passito bianco di Quintarelli, vino che ormai si trova solo in azienda o quasi, un tour de force del grande Maestro che è giusto annoverare tra i più grandi vignaioli d’Italia. Tutti gli appassionati di vino aspettano un’altra versione di questo bianco dolce a breve… sperare non costa nulla! Infine, il Passito Rosso Vigna Seré 2003 di Romano del Forno, un Recioto della Valpolicella a tutti gli effetti. E uno dei tre migliori in assoluto, ogni anno o quasi.

La degustazione

1) Taurasi Cinque Querce 1998
Salvatore Molettieri (in magnum)

Rosso rubino leggero con granato leggero all’unghia. Ciliegia rossa matura, quasi sfatta al naso, poi humus, fungo, tabacco. Molto lungo, morbido, delicatamente speziato il finale di bella cremosità. Piacevole.

2) Barbaresco Santo Stefano 2004
Bruno Giacosa

Rubino leggero. Visciola e violetta al naso, archetipico nebbiolo. Ancora giovane (e ci mancherebbe!), tannini serrati, molto frutto in sottofondo, finale piacevolmente tannico con ricordi di scorzetta d’arancio e ciliegia rossa. Buonissimo.

3) Barolo Bricco Rocche Bricco Rocche 2004 Ceretto

Rubino medio-scuro. Naso chiuso, di grande profondità, belle le note di ciliegia rossa e sciroppo di lampone e un che di balsamico. Lunghissimo, cremoso, denso, potente. Chiude su note di Mon Cherì davvero accattivanti. Fantastico.

4) Sassicaia 2004
Tenuta San Guido

Rubino scuro. Naso di macchia meditteranea, pepe nero, e frutta nera. Lunghissimo, di pieno corpo e nobile razza, caffè ma soprattutto cacao in bocca con finale balsamico. Tabacco a chiudere. Splendido.

5) Luce 2004
Frescobaldi (in magnum)

Rubino impenetrabile o quasi, Naso vanigliato, frutta nera e spezie. Molto "appariscente" anche in bocca, caffè-salvia-salino, dalla grande cremosità e dolcezza. Un filo più corto degli altri vini in degustazione ma questo è un vino riuscitissimo. Piacevole.

6) Amarone della Valpolicella TB 2004
Tommaso Bussola

Nerastro. Frutti altrettanto neri, con note di piccoli frutti di bosco neri (spicca la mora), poi note speziate (salvia, alloro), ciliegia nera macerata in alcool, cioccolata al latte. Suadente, quasi dolce, grandissimo equilibrio. Splendido.

7) Amabile del Ceré 1990
Quintarelli

Paglierino dorato medio carico. Naso che ricorda l’uva passa (sembra ovvio, ma…), pesca, miele, caramello, e Armagnac; in bocca note di pesca, datteri, e creme caramel. A chiudere un tocco curioso di guava. Di raro equilibrio e compostezza. Buonissimo.

8) Passito Rosso Vigna Seré 2003
Romano Del Forno

Rubino scuro. Naso di cedro del Libano, elegante, borotalco, ciliegia rossa, fragola. Soffice, morbido, piuttosto tannico, con molta frutta rossa ultra matura in sottofondo, ma la versione ’04 gli è leggermente superiore. Resta un grande vino rosso italiano. Piacevole.