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Chablis e Bordeaux

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Il mio personale viaggio in Francia (pur non spostandomi da Roma) è felicemente proseguito nel mese di Aprilegrazie ad alcune splendide degustazioni tenute a Roma alla International Wine Academy in piazza di Spagna che mi hanno portato nelle zone più conosciute nel mondo, da secoli, per la qualità dei loro vini.  Prima di fare una interessante puntata verso Bordeaux e all’eccellenza dei suoi vini, grazie all’abile guida di Massimo Claudio Comparini, abbiamo cercato di conoscere meglio un altro vino tipico, localizzato in una zona a nord della Côte de Beaune: lo Chablis.

Negli anni ’60 questo vino, che nasce dal vitigno chardonnay in purezza, ha trovato una sua rinnovata espansione che si è concretizzata nell’estensione delle aree coltivate, facendole arrivare a coprire una superficie di  circa 4.900 ettari. I terreni di elezione di quest’area sono tipicamente minerali, composti in prevalenza da gesso, argilla e fossili, che infondono allo Chablis una complessità di base che lo rende uno dei vini bianchi più adatti all’invecchiamento. E’ certo a questo fattore che lo Chablis deve la sua tipicità e il suo carattere inimitabile.

Al naso, almeno negli esempi che non sono fermetati in barrique e che non vedono un affinamento in legno, è di solito è fresco, vivace, minerale, con sentori di pietra focaia, con frequenti note di menta e acacia. Altri Chablis invece, che soggiornano anche a lungo in barrique nuove o meno, possono esprimere note più burrose e vanigliate, am senza mai perdere l’eleganza minerale tipica di questo vino, sostenuta poi da una forte acidità complessiva.  E’ un vino che si accompagna bene da giovane con pesce e volatili ma anche con asparagi, con la cucina esotica e piatti al curry. Eccellente come aperitivo, può validamente accompagnare del sushi e dei molluschi. Ottimo anche con formaggi quali il Beaufort e l’emmenthal.

Esistono a Chablis quattro appélations: Petit Chablis (14% della produzione) Chablis (68%),

Chablis Premier Cru (16%) e Chablis Grand Cru (2%). Il vino viene prodotto prevalentemente per l’esportazione con circa 34,5 milioni di bottiglie.

 

 

I VINI IN DEGUSTAZIONE:

 

Chablis Bouchard Père et fils 2008

Chateau de Beaune

L’azienda Bouchard Père & Fils risale al 1731, quando Michel Bouchard avviò la propria attività a Volnay e, ancora oggi, rimane uno dei più importanti produttori della Côte d’Or con circa 130 ettari di vigneti. Questo Chablis incarna perfettamente l’approccio con il quale l’azienda immette i propri vini sul mercato. Pur essendo uno Chablis “appélation normale” questo vino ha tutte le caratteristiche utili a goderlo pienamente oggi, salvando quella prospettiva futuristica, nella quale siamo certi potremo continuare ad apprezzarlo. All’olfattiva le note più evidenti sono quelle di fiori bianchi, di felce e di mineralità. In bocca, il primo approccio è morbido per rivelarsi subito dopo acido, persistente, citrico e sapido in una felice combinazione ed equilibrio.

 

 Chablis 1er Cru Cote de Lechet 2008

Aegerter   Questo Chablis, di un noto produttore di nicchia della Borgogna, a differenza del primo è un 1er Cru. Al naso presenta un tipico odore di pietra focaia, polvere di gesso e fiori bianchi. In bocca, risulta abbastanza acido, equilibrato e persistente, forse leggermente sbilanciato a causa della nota alcoolica particolarmente marcata.

 

Chablis 1er Cru vau de Vey 2007

Romain Bouchard

Questo produttore coltiva le proprie vigne per un totale di 3.37 ettari divisi in due parcelle; una delle due, la più piccola, è dedicata allo Chablis. I terreni sono ripidi, molto calcarei e guardano a sud/sud-ovest, situati sulla riva destra del fiume Serein a Fontenay nella vallata del  Grand Bois a circa 200 metri di altezza. Lo Chablis degustato è un 1er Cru e presenta un naso abbastanza chiuso con note di vaniglia, frutti e fiori chiari. In bocca è mediamente persistente, acido e leggermente astringente. Pronto ma con una vitalità inferiore rispetto, ad esempio, al Bouchard Père & Fils.

 

Chablis 1er Cru Mont de Milieu 2006

Albert Pic

La Maison Albert Pic & Fils è una delle più antiche della regione con documenti ufficiali che risalgono al 1755. Il produttore si dedica interamente alla produzione di Chablis. Lo stile di vinificazione è lo stesso per tutti i vini e prevede la fermentazione in tini di acciaio con controllo della temperatura, maturazione e affinamento in bottiglia senza uso di barrique. Questo Chablis al naso fa presagire una certa raffinatezza e complessità. Infatti, si percepiscono erbe aromatiche, officinali, mineralità e una nota amaricante. In bocca risulta  armonico, seducente e con una lieve e piacevole durezza minerale che conferisce al vino incisività e una lunga e gratificante persistenza gustativa.

 

Chablis 2008

Grand Regnard

Chablis del 2008, dai profumi delicati ed eleganti. Percepibili i fiori bianchi, mela e limoncello, lime. In bocca il vino risulta acido e nel complesso interessante e ben equilibrato, con una buona persistenza che dimostra come lo Chablis, anche nella sua produzione di base, risulti gradevole e votato ad un buon invecchiamento.

 

Dobbiamo ringraziare uno dei compagni di viaggio che ci ha deliziati con una bottiglia prelevata dalla propria cantina personale e che è stata particolarmente apprezzata:

 

Chablis 1er Cru 2006

Vaillons Ravenau

Uno Chablis di grande qualità con un naso cremoso, avvolgente, con sentori minerali evoluti, quasi idrocarburo. Elegante in bocca, giusto equilibro tra acidità ed alcool. Uno Chablis importante da abbinare con piatti quali zuppa di pesce e primi piatti di pesce. Raveneau è probabilmente il più importante produttore di Chablis, un nome che è una icona nel mondo degli appassionati di vino, sicuramente considerato uno dei 50 migliori, più famosi produttori di viniìo del mondo intero.

 

 

 

I VINI DELLA RIVA SINISTRA DI BORDEAUX

 

 

La tappa successiva del nostro emozionante viaggio, come anticipato, è stata fatta tra i filari di Bordeaux ma, soprattutto, degustandone i prestigiosi vini e, questa volta, accompagnati da Ian D’Agata, appena rientrato da una manifestazione internazionale in questa zona.

Quest’area vinicola è molto vasta e si sviluppa su  tre vie fluviali, con più di 105.000 ettari di terreno coltivato. Esistono più di 3.000 chateaux di cui almeno 200 possono essere definiti celebri.

La storia affonda le proprie radici in questa terra nella quale i primi vitigni furono piantati dai Celti, che piantarono un vitigno che potrebbe essere definito il progenitore del Cabernet. Nel XII  secolo sarà con i Plantageneti, e con lo sviluppo dei commerci, che i francesi cominceranno ad esportare i loro vini e, in particolare, il Claret, il cui nome deriva proprio dal colore chiaro del vino. Il commercio troverà nuovi spunti con gli olandesi nel XVII secolo, i quali acquistavano uve per poterle vinificare nei loro territori contribuendo alla diversificazione dei vitigni e vedendo la comparsa di uve bianche sia per vini dolci sia per i secchi. Il vero sviluppo si avrà nel XIX secolo ad opera degli Inglesi che saranno degli ottimi esportatori ed estimatori dei vini francesi – anche nel Nuovo Mondo.

Si arriva, tra luci ed ombre fino al XX secolo che rappresenta la vera valorizzazione del territorio ma, soprattutto, la regolamentazione. La prima legislazione nazionale si deve ai girondini nel 1911 e con essa si delimitano le aree delle appélations; questa delimitazione porterà nel 1936 alla creazione dell’INAO (Institut National de Appellations d'Origine) e alle AOC rette da "décrets de contrôle" i quali precisano delle condizoni di produzione precise come ad esempio, l’area geografica, il rendimento, il metodo di coltura e vinificazione. La classificazione ufficiale dei vini di Bordeaux è comunque risalente al 1855, su richiesta dell’Imperatore Napoleone III in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi. I vini furono classificati per importanza da 1 a 5 Crus, con tutti i rossi che provenivano dalla regione di Médoc, salvo Chateau Haut-Brion des Gravès ed i bianchi limitati al Sauternes e Barsac. Con le variazioni subite nel tempo, oggi oltre alle classificazioni abbiamo anche 61 chateaux per i rossi e 27 per i bianchi.

Le zone che danno i vini migliori sono quelle prossime ai fiumi, perché rilasciano nella notte quel calore che consente di non sottopporre ad eccessivo stress climatico, dovuto ai grandi freddi della zona, le uve. Possiamo tracciare rispetto alla Gironda due zone: una ad occidente rispetto al fiume, la “rive gauche”, che è la zona più a Nord di Bordeaux  e nella quale troviamo  per esempio St. Estephe, Pauillac, St Julien, Margaux; una ad oriente, la “rive droite”, nella quale troviamo Pomerol e St Emilion.

I vitigni dell’area di Bordeaux sono il cabernet sauvignon, il cabernet franc, il merlot, il petit verdot e il malbec, ma questi ultimi due ormai si usano poco, pur ammettendo che il petit verdot sta conoscendo una nuova e recente seconda vita. Ognuno contribuisce con le proprie caratteristiche a rendere questi vini una scoperta di profumi e percezioni olfattive e gustative di sicuro interesse. Spesso, per smorzare la tannicità, il Cabernet è assemblato con altri uvaggi che conferiscono al vino quella morbidezza e quel giusto equilibrio per i quali sono conosciuti.

I vini degustati in questa serata sono dei Margaux e dei Pauillac. La differenza tra gli uni e gli altri è che i primi sono più potenti e strutturati ed i secondi più delicati.

 

 

I VINI IN DEGUSTAZIONE

 

 

Chateau Desmirail 2005 – 3ème Cru Classé

Margaux

Questo è 3ème grand cru classé di Margaux. Il vino di Château Desmirail viene vinificato secondo la più classica tradizione delle cantine dette « à la Médocaine », tipiche della fine del XIX secolo  e nelle quali il primo piano è aperto per raccogliere il nuovo raccolto. Il vino affina in barrique per almeno 18 mesi.

All’occhio questo Margaux appare di un bel rosso rubino scuro. Il naso è estremamente interessante e sono percepibili sia la frutta scura, come il mirtillo, la mora, lo sciroppo di cassis, sia la grafite e il cedro del Libano. Sicuramente un naso raffinato, elegante che preannuncia, in sintonia, una gustativa avvolgente, ben equilibrata, calda e vellutata. La presenza del merlot in una percentuale più elevata del 30% infonde note di cioccolata e caffè. A tutti gli effetti questo vino è uno degli esempi tipici delle caratteristiche dei vini di Bordeaux in un’annata che ha dato anche ottimi vini.

 

 

 

Chateau Labegorce 2005

Margaux

Nel cuore del Domaine si erge la costruzione dello Chateau, un’elegante dimora d’epoca del periodo della Restaurazione in stile neoclassico. Il  vino affina in barrique almeno 15 mesi.

Questo è un esempio di un Margaux non Cru Classé, con una percentuale più elevata del solito di merlot in aggiunta al cabernet sauvignon. Il naso è un pochino più chiuso del precedente ma denota comunque, unitamente all’acidità, una certa attitudine all’invecchiamento. Questo stesso naso che dischiude odori, comunque, caratteristici di questi vitigni, si apre poi in bocca con un gradevole equilibrio tra alcool e acidità e persistenza aromatica.

 

Chateau Durfort-Vivens 1995

Margaux

Lo Chateau Durfort-Vivens deve il suo nome a Durfort de Duras che si installa a Margaux nel XIV secolo. Il vino prodotto è conosciuto e conquista notevole fama già alla fine del XVIII secolo. La proprietà passerà nel XX secolo alla famiglia Lurton che ancora la detiene. L’affinamento avviene per un periodo medio di 18 mesi in barriques di tipo bordelaise.

In questo Margaux è immediatamente evidente come la percentuale utilizzata di cabernet sia più importante rispetto ai due precedenti vini, perché le note erbacee caratteristiche del vitigno sono fortemente percepibili anche se accompagnate da note di tabacco, fungo, tartufo e muschio. Il vino in bocca è acido, caldo ed interessante ma la ridotta presenza di note fruttate e di ricchezza  lascia presupporre che questo vino non dia le consuete performance di qualità sul lungo periodo. Sicuramente un ottimo vino ma pronto.

 

Chateau Pibran 2001

Pauillac

La proprietà è situata a nord della città di Pauillac, prossima al Chenal de Gaer, un fiume che divide in due l’area di Pauillc, e il castello sovrasta le vigne già dal XIX secolo. Questo è un rosso della zona di Pauillac nato da un mix di cabernet sauvignon al 50%, merlot al  45%, cabernet franc al 5%. Il bouquet è maturo e tipico del Pauillac. Al naso presenta forti sentori di spezie, note erbacee e violetta in un fine equilibrio che, nuovamente, ci sorprende in un non Cru Classé. Un vino che mantiene la stessa eleganza anche in bocca con una buona persistenza, morbidezza e rotondità. I tannini sono abbastanza evidenti ma non ruvidi.

 

Chateau Grand-Puy Ducasse 2004

Pauillac

La proprietà di questo Chateau, come molte altre della zona, affonda le radici nella storia e questa risale al XVII secolo, con il primo proprietario Arnaud Ducasse. Lo sviluppo in termini di terreni acquisiti si vedrà con Pierre Ducasse ma il castello sarà costruito successivamente verso il 1820. Oggi lo Chateau – insieme ad altri 4 – è di proprietà della società CA GRANDS CRUS, detenuta dal gruppo Crédit Agricole.

Questo è un 5ème Cru Classé e di un anno che, insieme al 2002, è quello nei quali i risultati sono meno convincenti. Il naso è interessante ma, benché sia un 5ème Cru Classé, non ha la potenza e la finezza degli altri degustati nella serata. I tannini sono abbastanza morbidi e danno al vino una bocca abbastanza voluttuosa che, in considerazione dell’annata secca e molto assolata, fa presagire una vita abbastanza longeva.