| 14 Maggio 2010

Giovedi 25 marzo è stato ospite della Wine Academy Alessandro Mori ed il suo Brunello di Montalcino: Il Marroneto.
I principali elementi che contraddistinguono un grande vino sono: la provenienza da una zona altamente vocata, utilizzazione di un vitigno di provate qualità organolettiche, si avvale di tecniche avanzate sia in vigna che in cantina.
A questi pochi elementi vanno aggiunte tantissime variabili piccole o grandi. Ma un elemento molto importante è il “fattore umano”: la filosofia del produttore con la quale fà una interpretazione personale di quel vino e che lo differenzia dagli altri.
Il sangiovese è uno dei vitigni italiani più importanti e sul quale è stato detto tutto ed il contrario. Da questo vitigno si ricava un vino di buon corpo, di grande acidità strutturale (finalizzata ad un lungo invecchiamento), con tannini eleganti, fruttato e complesso, oltre ad una sostenuta alcolicità. Regge molto bene contro lo stress di stagioni climatiche non ideali e terreni ricchi di scheletro. Molti lamentano un a scarsità di antociani, da cui un colore non molto “carico”, ma questo non deve essere annoverato come un difetto.
Ma allora è un vitigno perfetto?
No! E’ molto facile sbagliare il vino da questo vitigno, specialmente in vigna!
Il Maroneto produce vini da snagiovese ottimi, e quindi rappresenta una ottima guida all’intepretazione di questo vitigno nella sua forma più chiara. L’azienda, molto piccola, fu acquisita da Giuseppe Mori, un avvocato in Roma, nel 1974 e vi impiantò il primo vigneto. Ben presto i figli, Andrea ed Alessandro, si appassionarono alla vigna e le dedicavano molti fine settimana. Col tempo, però, un avvocato fu strappato alla professione in via definitiva e regalato alla vitivinicoltura: molto spesso è stato constatato l’esodo contrario.
Alessandro ha portato la sua filosofia nella produzione del Brunello.
Innanzitutto coltiva solo Sangiovese.
Nel vigneto interviene pochissimo: non lavora il terreno; non diserba, ma taglia l’erba; non usa fitofarmaci sistemici; non usa tisane di ortiche o corno di vacca per risvegliare il vigneto secondo l’uso biodinamico, e non si sottopone ai controlli dei consorzi bio, perché refrattario a qualsiasi imposizione legislativa. Il suo vigneto ormai si è autoregolamentato alla qualità; la limitazione delle rese è essenziale: non si può fare un grande vino se si produce oltre 60 quintali per ettaro. E’ già tanto che subisce senza speranza e senza convinzione la DOCG: “Il Brunello è diventato un business, gli interessi in gioco sono troppi, gli investimenti fatti troppo grandi e difficilmente si tornerà indietro a privilegiare solo la qualità”. In cantina non fa ricorso ad alchimie particolari; “aiuta” il sangiovese ad esprimere le sue grandi potenzialità.
Una parte dell’uva pigiata segue una fermentazione semi in bianco: nelle prime 48 ore l’uva viene mantenuta fredda (quasi in crio-macerazione) ed effettua continui rimontaggi fino alla separazione delle bucce. Questo metodo è stato adottato per esaltare la componente olfattiva e fruttata.
L’altra parte del pigiato segue un decorso normale: viene avviata alla fermentazione lenta ed una lunga macerazione di 18-20 giorni con continui rimontaggi. Questa seconda metodologia cerca di estrarre al massimo i tannini, il corpo, la struttura e la complessità che l’uva può dare. I due vini vengono assemblati in fase di maturazione.
Un altro punto fermo di Alessandro Mori è l’utilizzo del legno: serve solo ad ossigenare il vino durante il suo lungo viaggio (4 anni) verso la completa maturazione; se viene usato per conferire profumi terziari al vino, vuol dire che il produttore non è sufficientemente bravo a fare un vino che regali emozioni.
La Degustazione
Dopo questa lunga chiacchierata, siamo passati all’assaggio dei vini, compresa la sorpresa finale che Alessandro ci ha voluto riservare.
Una nota di servizio. Il mio modo personale di valutare un vino al naso si divide in tre momenti: subito dopo la mescita ed a bicchiere fermo; poi dopo pochi minuti e dopo aver roteato energicamente il bicchiere; infine alla fine della degustazione, quindi, dopo che il vino ha avuto tutto il tempo necessario per “aprirsi”. Le impressioni olfattive le elenco all’inizio delle note di degustazione, ma in ordine cronologico.
Il Marroneto 2005
Innanzitutto il colore: bel rosso rubino, per nulla scarico. Al naso si apprezzano intensi profumi di mammola e frutta rossa croccante: susina e ciliegia, soprattutto. Nel prosieguo della degustazione, la sosta nel bicchiere fa “aprire” il vino a profumi minerali: goudron e gomma arabica.
Alla gustativa si ha un ingresso piacevole, assaporando tutta la frutta rossa preannunciata dal naso (ciliegia, soprattutto); la notevole acidità ed il tannino non del tutto maturo danno la certezza di una lunga vita davanti. Equilibrio, concentrazione e complessità sono ad alti livelli.
Madonna delle Grazie 2005
Questo “cru” è leggermente diverso dal precedente: emana profumi di uva, rosa canina, viola e frutta rossa. In bocca non è ampio e complesso come il Marroneto, ma è speziato, concentrato, con buona acidità ed un tannino già pronto.
Il Marroneto 2004
Al naso offre intensi profumi di viola e frutta ciliegia; in bocca si manifesta con una forte acidità e con un ottimo tannino; è speziato e complesso.
Madonna delle Grazie 2004
Anche in questo vino si avvertono intensi profumi di viola e frutta rossa matura; alla gustativa si provano sensazioni note dai vini precedenti, ma qui il tannino è piacevolmente imponente.
Madonna delle Grazie 2003
Inizialmente, appena dopo la mescita, questo vino emana brevi odori erbacei e note ematiche; dopo una breve ossigenazione, il vino si apre con molta decisione verso profumi di ciliegia matura, note aranciate e profumi di liquirizia; in bocca si può gustare un vino morbido ed equilibrato.
Madonna delle Grazie 2001
Anche in questo vino abbiamo un refolo ematico ed erbaceo che vira subito su profumi di cuoio, terra, carrube e ciliegie ben mature; in bocca è complesso, intenso, persistente, fitto e conserva una buona acidità.
Il Marroneto 1999
Inizialmente è cuoio e terra, che, però, svaniscono subito per lasciare la scena a profumi floreali e fruttati e, poi, qualche refolo erbaceo, radici china e rabarbaro; in bocca è fitto, caldo, equilibrato, morbido e fresco.
Il Marroneto 1980
Questo vino ha circa 30 anni, ma non li dimostra affatto! Ha qualche refolo di cuoio iniziale, ma, subito dopo, il profumo di ciliegie è intenso per passare poi a profumi più caldi di cioccolato. Alla gustativa troviamo intatti la freschezza, il fruttato ed il tannino in un equilibrio sorprendente data l’età.






