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Un problema mediatico: alcol e guida

Chi ci legge e ci ascolta sa che a NWJ abbiamo già affrontato l’argomento “consumo di alcol e disastri al volante”: basta leggere l’editoriale di qualche mese fa o essere stato presente al Merano Wine Festival di Novembre 2009.

Alcool e guida

Si tratta di un argomento molto sentito e del quale si dibatte sempre di più, ma spesso senza cognizione di causa vera, e anche per mero sensazionalismo, senza un reale approfondimento dei dati e delle verità spesso ovvie ma che si cerca di non rendere tali. Un evento grave, data l’importanza che riveste la produzione vinicola in Italia, come anche di tutto il mondo che ci vive in simbiosi. Non solo, ma a causa anche delle direttive dall’Unione Europea, o di visioni pertinenti ai paesi nordici o anglo-sassoni che nulla hanno a che spartire con la nostra cultura, o comunque quella latina, si pongono i termini della questione spesso in maniera sbagliata.

Il problema dell’etilismo e della guida su strada in condizioni non idonee non è un problema che va sottovalutato, e nessuno a NWJ vuole sottovalutarlo o sminuirlo. Solo, crediamo che debba essere inquadrato in maniera più corretta ed attinente alla nostra realtà.

L’equazione “bere alcol-morti per strada” è sbagliata e non tiene conto delle complesse realtà del problema. Intanto, va sempre ricordato che l’importanza del settore vino per la nostra nazione è basilare, e non si può fare di tutta un’erba un fascio, penalizzando famiglie e aziende che trovano la loro sopravvivenza in qusto settore produttivo d’Italia. Questo non vuole dire chiudere un occhio sul ruolo che possa avere il vino nel contribuire agli incidenti in strada, ma va effettivamente verificato quale ruolo esso abbia. Non dobbiamo dimenticare mai che il business complessivo dell’intero settore vitivinicolo italiano nel 2009 potrebbe oscillare (dati in via di definizione e calcolo) tra i 13,8-13,9 miliardi di Euro, non proprio una cifra piccola, ma anzi che pone  “l’industria-vino” ai vertici italiani in quanto ad importanza economica. Non solo, ma questo settore, pur con tutte le difficoltà che sta incontrando in questi ultimi tempi, per lo più legati alla difficile situazione economica globale, dimostra comunque un lieve incremento rispetto ai valori del 2008 (13,5 miliardi).

Purtroppo, chi ha messo l’alcol nel mirino cita ben altre cifre, che, riconosciamolo, sono  impressionanti: trentanovemila morti e oltre 1,7 milioni di feriti in tutta Europa è il bilancio delle vittime sulla strada nel 2008. L’Italia, con 4.731 morti, si trova purtroppo ai primi posti tra i paesi del Vecchio Continente, ma di nuovo, lette così sono cifre che hanno poca utilità e sono di poco significato. In un bell’articolo di Giuliano Balestreri per http://www.ilsole24ore.com/, viene citato Umberto Guidoni, segretario generale dell’Ania (l’Associazione delle Imprese di Assicurazione), che dice “L’alcol è responsabile del 30% delle vittime”. Al quale risponde Luca Zaia, ministro dell’agricoltura con un conciso “Guidoni è in malafede, tace su tanti altri fattori”. Si aggiunge alla diatriba anche la Fipe, la Federazione dei Pubblici Esercizi: “Secondo l’Istat solo il 2,2% delle morti è legato all’alcol. Ma non si devono strumentalizzare le vittime, solo fermare la strage”,  dati che però, secondo Guidoni, sono sottostimati.  “Il dato – dice sempre Guidoni - è allarmante e riguarda soprattutto i giovani. Il ministro Zaia minimizza il problema dell’alcol alla guida, dicendo che vietarlo danneggia l’economia del nostro Paese. Ma se un ragazzo consumatore muore sulla strada a 18 anni, nel lungo periodo sul mercato verranno immessi 500 ettolitri di vino in meno”. Una affermazione che Zaia, comprensibilmente, ha trovato sgradevole: “Mi spiace che… l’Ania si abbandoni ad espressioni così ciniche… attribuirmi un computo che equipara una vita umana a una misura economica è falso, è scorretto ed è fuorviante rispetto al dibattito. Persino chi è in totale malafede... deve riconoscere che ho posto la questione del rapporto tra alcol e guida in termini totalmente diversi”. Non solo. Il ministro ha continuato dicendo “che si tenga presente che ogni volta che si parla di responsabilità negli incidenti mortali, oltre a quella derivante dall’abuso, non dall’uso, del vino, si inseriscono fattori determinanti quali velocità, distrazione e uso di farmaci, sui quali faccio notare la totale assenza di informazioni data dal signor Guidoni”. Altre opinioni registrate sono quelle del questore della Camera dei deputati Antonio Mazzocchi (Pdl), che insiste sulla necessità di approvare il più rapidamente possibile la riforma del Codice della strada. Il presidente dell’Asaps, Giordano Biserni, ha sottolineato la necessità di invertire le logiche della comunicazione, vietando pubblicità ingannevoli sugli alcolici e puntando sulla formazione dei genitori.

Come vedete dalle voci riportate nell’ottimo articolo di Balestreri, i problemi da valutare e correggere non sono pochi. Tutto questo di fronte alla notizia, di per se poco entusiasmante, che sul fronte dei consumi interni del vino la situazione non è ottimale: secondo Assoenologi il consumo quest’anno è  sceso a 43 litri pro-capite, contro i 45 del 2007, con tendenza ad una ulteriore diminuzione. Si fa presto a dire oggi si beve meglio e quindi meno di una volta, resta che il consumo di vino, in un paese produttore dello stesso, continua a calare.

Il punto che vorrei sottolineare è quello molto ben enunciato dal ministro Zaia, ovverossia  il concetto di “abiuso e non uso di vino”. Ha ragione.  In dibattiti come questo, non dovrebbe mai mancare una seria ed attenta analisi delle cifre e sul chi e come consuma alcool in modo sbagliato, e oserei dire, incivile.  Non serve proprio a nulla dire che il guidatore di turno autore di un incidente stradale era “ubriaco”: è difatti evidente a tutti che le stragi su strada non sono commesse, per la vasta maggiore parte, da un padre di famiglia che la sera al ristorante si è bevuto due bicchieri di cesanese o merlot, e neppure da una signora che è stata a una degustazione serale con le amiche ad assaggiare Champagne o Franciacorta in modo tale da essere ferrata in materia prima delle feste.

Una qualsiasi analisi di quel che viene riportato dai telegiornali o dagli articoli dei quotidiani fa chiaramente capire come chi causa stragi su strada è molto spesso ubriaco non grazie al vino, ma superalcoolici vari. Non solo, ma andrebbe anche quantificato se il gran numero di questi “signori” incapaci di intendere e volere al volante perché sotto l’effetto di sostanze alteranti non sia invece molto spesso il risultato del consumo di stupefacenti e altre sostanze vietate che nulla hanno a che vedere con il vino. Una ulteriore analisi delle stragi su strada rivela come molti di coloro che sono al volante al momento della strage sono persone con precedenti di guida in stato di ebbrezza, o clandestini non in regola, o autori di furto d’auto e quant’altro. Piaccia o no, le cifre rivelano anche questo. Fermo restando che poi una grandissima parte del nostro problema è causato da adolescenti che escono la sera e tornano a casa in macchina ma lontano dalle condizioni idonee a guidare un veicolo con mano sicura. Ora, dato che tali adolescenti guidano quasi sempre la macchina di un genitore, non dovrebbe essere poi tanto difficile intervenire in materia: basterebbe sequestrare il veicolo per un periodo di tre mesi a chi viene colto in flagrante, e poi vi garantisco io che ci penseranno i genitori, vedendosi privare della macchina con cui magari vanno al lavoro ogni giorno per mesi interi, a fare passare, e per sempre, la voglia al loro rampollo deficiente di stare a bere fuori misura, o molto peggio.

Un’altra bella iniziativa che mi trova completamente d’accordo è il non permettere pubblicità fuorvianti e diseducative: ad esempio, pubblicità televisive di giovani che camminano per strada con bottiglie di birra in mano è da condannare nella maniera più assoluta, non essendo quello un comportamento consono al convivere civile. Ma questo, come abbiamo visto di sopra, non lo vado dicendo solo io. Ammettiamo pure che certi comportamenti non sono tipici della nostra cultura, e che vengono invece copiati da altri paesi che hanno un rapporto molto diverso con l’alcol. Ad esempio, in Italia scene come quelle di certi paesi anglosassoni con decine e decine di ragazzi ubriachi buttati per strada il sabato sera da noi non si verificano.

Infine, noi in Italia siamo davvero fortunati dall’avere una cultura alimentare e di attenzione rivolta ai prodotti del territorio che non va sottostimata, e tantomeno persa.  La produzione, faccio un esempio, di Malvasia di Castelnuovo don Bosco, o di Frascati, o di Aglianico del Vulture è intimamente legata a un nostro contesto sociale, una nostra storia, alle nostre tradizioni. Il vino è uno strumento di aggregazione sociale, di riscoperta di valori anche antichi, di una memoria storica che altri paesi e altri popoli non hanno. Ridurre il vino a una bevanda alcolica e basta è semplicemente sbagliato, e permettetemi, anche molto poco “Italiano”.