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IL VINO DI SAUTERNES: L’ORO IN BOTTIGLIA

 

di Livia Belardelli

 


1L’occasione è di quelle a cui non si può rinunciare. Una piccola degustazione per viaggiare  nei territori di Sauternes e Barsac e assaggiare il vino dolce per eccellenza. Suadente, affabile, inebriante, il vino dolce e il Sauternes in primis, ha il potere di sedurre qualunque palato e non solo. Con le sue sfumature fascinose che vanno dal giallo paglierino luminoso quanto il sole a un’ambra scuro che tradisce l’evoluzione, il fascino passa anche per la vista. Se poi tra i tanti spunta “le roi”, il celebre Chateau d’Yquem, allora non si può restare delusi. Così, nel mese di Giugno, non mi lascio scappare la degustazione organizzata da Giuseppe Meregalli, Presidente della Meregalli Giuseppe Srl, azienda di importazione e distribuzione di vini pregiati, nella capitale in occasione della tappa romana del suo Motorhome (http://motorhome.meregalli.com).

Prima di partire con la degustazione qualche nota su un terroir esclusivo, sulla congiuntura di caratteristiche che dà vita a questo grande nettare. I vini dolci del Sauternais godono infatti di fama mondiale, considerati i migliori dolci del mondo. Beneficiano di un preciso microclima che si differenzia in parte da quello generale di Bordeaux: più freddo d’inverno e un po’ più caldo d’estate, con un autunno meno piovoso e abbondanti nebbie mattutine. Il risultato è la formazione della botrytis cinerea, il famoso fungo responsabile della muffa nobile che consente l’evaporazione dell’acqua, una maggior concentrazione zuccerina e un appassimento più veloce delle uve. Oltre al clima, il Sauternais gode di un sottosuolo particolare di natura calcarea anche se ogni zona presenta caratteristiche specifiche con terreni contraddistinti da sabbia e ghiaia e sottosuoli eterogenei che vanno dalle graves alle marne calcaree, alle argille rosse e bianche. Parte delle vigne di Yquem (vigneti alti), Guiraud e Rieussec, ad esempio, tre dei vini oggetto della degustazione, poggiano su ghiaia piccola e si trovano a circa 70–80 metri d’altitudine.

In questa zona benedetta da Dio la qualità è fondamentale tanto da ottenere spesso non più di un bicchiere di vino per pianta. La resa media è bassissima, 15 ettolitri per ettaro nonostante la denominazione ne permetta fino a 25. Yquem, apice della qualità, addirittura non supera i 10 ettolitri, Guiraud i 12 e Rieussec i 15.

I 3vitigni utilizzati sono il Semillon (spesso maggiore dell’80%) che con la sua buccia fragile è più facilmente attaccato dalla botrytis, il Sauvignon blanc (non supera il 30%) e un po’ di Muscadelle (5%). C’è poi2 un’infinita vendemmia – che arriva a volte fino a 15 passaggi ed è rigorosamente manuale – che segue gli umori della muffa nobile e necessita di una selezione grappolo per grappolo. Un terroir inimitabile dunque che ha come frutti i grandi Sauternes di Yquem, Climens e tanti altri.

Sei quelli degustati, anzi ascoltati, come sottolinea Meregalli: “Questi vini vanno ascoltati. Ascoltare è un verbo che lascia perplessi se attribuito al vino ma il sauternes ha un preciso gorgoglio, è una frasi, poesia, poema”. Così si parte, per una degustazione che, per una volta, coinvolge vista, odorato, gusto...e anche udito. Dal giovane e brillante 2007 Chateau Guiraud fino al fuoriclasse Chateau d’Yquem 2002.

 

La degustazione

 

Chateau Guiraud 2007

Lo Chateau si trova 45 km a sud di Bordeaux, sulla riva sinistra della Garonna e copre una superficie di 128 ettari. È un 1er Grand Cru classé. Assaggiamo l’ultima annata consegnata dal castello. Il colore è un giallo oro scarico, lucido e brillante. Al naso propone una prima netta sensazione di miele d’acacia e a seguire agrumi, composte di frutta e in fondo una leggera nota di zafferano che qui è ancora un po’ sfumata. Al gusto è rotondo e suadente, c’è un’esplosione di sapori sostenuta da una bella acidità che smorza la sensazione zuccherina rendendo il vino morbido e rotondo. La persistenza aromatica è lunghissima, indice di grande qualità e longevità.

 

Chateau Doisy Védrines 2006

Il secondo è un 2ème cru della zona di Barsac, caratterizzata da vini un po’ più grassi e di corpo. Anche qui abbiamo un colore brillante, meno scarico del precedente. Al profumo è fine, floreale, con note agrumate e frutta in confettura e una iniziale sensazione eterea. Al gusto è fresco e rotondo pur non essendo pronto. Meregalli consiglia un abbinamento curioso: “Un Sauternes così si può bere un po’ più freddo a inizio pasto, come aperitivo, abbinato ai frutti di mare. Con l’acidità di un’ostrica ad esempio, si sposa benissimo”.

 

Chateau Rieussec 2005

É uno dei 1er cru più conosciuti con una percentuale molto elevata di semillon che arriva al 92%. Colore giallo oro, al naso presenta note fruttate. É pieno ma meno fine dei precedenti pur mantenendo una grande persistenza. Pieno anche in bocca, avvolgente ma con una nota amara nel retro olfatto, sintomo di una crescita che deve ancora venire. Con l’invecchiamento comparirà in maniera più evidente anche la nota marcata di zafferano che contraddistingue Rieussec ma che qui ancora non emerge.

 

4Chateau Climens 2004

È il numero uno di Barsac ed è considerato il migliore dopo Yquem. Presenta un colore giallo oro brillante, di grande luminosità e fascino. Al naso il bouquet è ampio, un’orchestra di odori dove nessuno sovrasta l’altro. Non compare subito con forza la nota di miele ma una gamma profonda e ampia di nuances che vanno dagli agrumi alle erbe, al vino secco ad aromaticità verdi. Al gusto è complesso, senza grande rotondità e grassezza ma di estrema eleganza, con riconoscimenti di spezie e frutta secca come albicocca e ananas. Meregalli sottolinea il lavoro eccezionale della sua proprietaria, Bérénice Lurton, che interpreta magistralmente il suo lavoro dando al vino un tocco femminile ed elegante.

 

Chateau De Malle 2003

È un 2ème cru dal colore giallo oro carico e brillante. Presenta un profumo più evoluto con note aromatiche e selvatiche, agrumi, frutta secca, albicocca e un po’ di zafferano. In bocca continua la frutta secca con noci, mandorle, albicocche e in fondo uno zafferano delicato e non invasivo. Lunga persistenza e grande qualità, al retro nasale torna l’olfatto del primo impatto con note eleganti e armoniche.

 

Chateau d’Yquem 2002

Infine “le roi”. Il fuoriclasse nel vero senso della parola tanto da essere messo fuori classifica perché superiore agli altri 1er cru. L’annata 2002 non è tra le migliori ma, nel caso di Yquem, ciò non incide5 particolarmente sulla qualità quanto semmai sulla quantità di bottiglie prodotte poiché la selezione in vigna avviene acino per acino e un’ulteriore selezione sugli acini vendemmiati. Un’annata minore causerà soltanto una riduzione della produzione mentre qualora non si presentino le circostanze adatte (troppa acqua, niente botrytis) l’annata non viene prodotta. Il 2002 è il millesimo più vecchio della degustazione ma presenta ancora un bel giallo paglierino tendente all’oro, molto chiaro e di grande lucentezza. Il profumo è intenso, con nuances diverse che si staccano dall’uniformità degli odori precedenti. Troviamo una nota fumé, poi miele, confettura, frutta secca. Più marcata la nota di zafferano, agrumi e una complessità non invadente ma ampia. Al gusto è leggero ed elegantissimo, avvolgente come velluto. “Un cachemire da sottogola” chiude Meregalli, “stiamo bevendo un sogno”.