| 07 Luglio 2010
Attualità
Dal mese di febbraio c’è stato tutto un susseguirsi di anteprime, fiere ed esposizione di vini. Abbiamo partecipato a molte di queste manifestazioni: a tutte è impossibile! Ci sono delle differenze sostanziali da analizzare prima di raccontare ciò che si è visto o “assaggiato” nelle singole manifestazioni.
Per fiere ed esposizioni va fatto un discorso a sé. Perchè piaccia o no, la verità è che sono pochissime quelle fiere o quegli incontri dedicati al vino che contano davvero, e che sono veramente utili per i produttori.
Vinitaly ha ormai consolidato negli anni la fama di essere la più grande expo a carattere internazionale e per quell’occasione molti produttori effettuano la prima (o addirittura l’unica) uscita dell’anno con il nuovo prodotto.
Il Merano Winefestival è da anni l’alternativa più credibile e importante al Vinitaly, una meta alla quale tutti o quasi i produttori vogliono partecipare.
Il nuovo Roma Vino Excellence, la cui prima edizione si è tenuta questo febbraio a Roma, si caratterizza per una estrema selezione dei produttori e dei loro prodotti, con un taglio volutamente scientifico (il sine qua non per Ian D’Agata, per partecipare come organizzatore) e con un panel di esperti veri, che lavorano a tempo pieno nel mondo del vino e da molti anni.
Il Salone del Gusto di Slowfood, molto bello e con un taglio diverso da tante altre manifestazioni, è sempre un momento di grande emozione e apprendimento.
Indubbiamente, ci sono altre manifestazioni e fiere che meriterebbero di essere citate in quanto ben organizzate, e utili ai nostri produttori, ma lo spazio è tiranno e non ci consente di menzionarle tutte. Ma quelle valide sono poche.
Le tante altre….mah. Alcuni “Expo”, ad esempio nati per esporre vini da vitigni autoctoni e, magari, solo per zone circoscritte della nazione, sono stati allargati all’intera nazione ed a qualsiasi vino. Con l’ingresso dei big nazionali, sono lievitati i costi espositivi ed i piccoli produttori hanno dovuto rinunciare alla partecipazione.
Altre fiere, alcune delle quali durano addirittura 15 giorni, sembrano dei pub all’aperto, in cui i ragazzi portano le fidanzate per passare la serata, mangiano una “pagnottella” o un pezzo di pizza, “sbevazzano” un mezzo calice di vino più o meno appropriato con ciò che stanno mangiando, si “straparla” di caratteristiche del vino, si ascolta un po’ di musica e, poi, “a una certa” si va a concludere la serata da qualche altra parte oppure a dormire. Magari si ha avuto modo di partecipare ad una degustazione senza averci capito granché, oppure, passeggiando, ci si ferma davanti ad uno stand completamente aperto e si assiste parzialmente a delle “lezioni” un po’ sui generis ed a puntate, dispensate come Socrate all’Agorà.
In molte fiere poi, davvero di nessun valore o un valore limitatissimo, nei vari stands, si trova generalmente una serie di bottiglie fra le quali è impossibile orientarsi. Spesso i produttori lamentano costi proibitivi per un banco espositivo e quindi rinunciano ad esporre il loro prodotto. Ed allora i distributori ed i grossisti si offrono di prendere uno stand e riunire uno o due produttori per regione da loro “distribuiti” e, tra le tante bottiglie esposte, magari, qualcuna è di ottimo livello.
C’è, comunque (senz’altro) la possibilità di trovare qualche chicca e/o qualche rarità: ci vuole costanza e fortuna, perché spesso le bottiglie esposte vengono avvicendate; quindi, dipende anche dalla serata in cui si capita.
Altro fattore importante è il sommelier; ci sono sicuramente dei professionisti, ma ho sentito dare delle spiegazioni da far accapponare la pelle: la differenza fra un Aglianico giovane e fresco (2008) ed un Riserva 2004, strutturato e tannico, sta nel fatto che il secondo “…Non ha fatto la malolattica”. Non so con quale espressione facciale si sia manifestata il mio disappunto, e a mia precisa obiezione, ho dovuto sostenere molti sguardi e qualche richiesta di spiegazione da parte della platea. In quei casi è imbarazzante dare spiegazioni che “sbugiardano” chi ha parlato prima.
Ci sono poi le “Anteprima”, che invece danno la possibilità di poter dare giudizi più equilibrati. Anche qui però dipende da come sono organizzate. Alcune fanno tanta confusione, ammassando troppa gente dalle dubbie capacità degustative. Altre sono bellissime, quasi come fossero organizzate da degli Svizzeri. Possono essere anche molto utili. Se si ha come riferimento i vini presentati l’anno precedente, si può fare un confronto ragionato e ponderato sullo stesso vino, basandosi sulla propria memoria, tenendo senz’altro conto della incompleta maturità, prontezza alla beva e godibilità del momento. Si giudica, però, con lo stesso metro, stesse capacità e stessi gusti; la differenza riscontrata dovrebbe risiedere solo nella differenza dell’annata e dei suoi capricci atmosferici. Il confronto, quindi, è fatto globalmente fra due annate consecutive. In genere, si tratta di eventi ben organizzati, e solo qualche manifestazione troppo grande comporta confusione e il rischio di vedersi recapitato il vino sbagliato. Già, succede anche questo.



