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Guide 2010

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Pio Cesare: un nome, una garanzia

Pio Cesare è una delle più belle realtà del panorama vinicolo nazionale, con una gamma di ottimi vini offerti al grande pubblico a prezzi davvero interessanti. Ritengo difatti che ci sono pochissime altre aziende in tutta Italia sulle quali puntare al ristorante: un vino qualsiasi della Pio Cesare, che si tratti del Grignolino del Monferrato Casalese, della Barbera d’Alba, del Dolcetto d’Alba, Barolo o Barbaresco sarà sempre non solo un ottimo esempio della varietà, ma anche conveniente. Quante volte davanti a una carta di vini dai prezzi sinceramente esagerati abbiamo dovuto ripiegare su vini e vitigni francamente minori solo in quanto meno costosi dei più famosi Brunello, Barolo o Amarone? E non che si debba bere per forza dei grandi vini strutturati a ogni colazione o pranzo, ma resta che a volte, pur avendone voglia, il cliente non si può proprio permettere la spesa per il vino che avrebbe desiderato.

Pio Cesare: un nome, una garanzia

Tutto questo non avviene mai quando si ha la fortuna di trovare in carta qualche vino della Pio Cesare. Vini ben fatti, tipici, e dai ricarichi onesti (soprattutto perché già partono dalla cantina a prezzi intelligenti). Una verità che è stata confermata ancora una volta in una recente degustazione a Roma in presenza del simpaticissimo e colto proprietario della azienda, Pio Boffa, che ha presentato tutta una gamma di vini ottenuti dalla cultivar nebbiolo, più due outsiders.

La Pio Cesare nasce nel 1881, e quindi sta per festeggiare i 130 anni di attività, azienda che oggi rimane l’unica ad avere la cantina in pieno centro storico di Alba. Una cantina tra l’altro di una bellezza unica, che scende in profondità tale da arrivare ad essere più vicina ai fiumi sotterranei che non alla strada soprastante. Fondata da Cesare Pio, bisnonno di Pio Boffa “… che si mise a fare vino per scherzo” sorride Pio “il che significa che lo produceva soprattutto per berlo lui e per venderlo agli amici. Purtroppo morì troppo presto, e mio nonno ereditò tutto a soli 21 anni”. Una grande sfortuna, seguita poco dopo da un altro evento che sarebbe potuto essere altrettanto “sfortunato”: l’unica figlia si sposa con un ingegnere meccanico, Giuseppe Boffa, e si trasferisce a Milano. A quel punto i nonni di Pio pensano bene di vendere tutto e di trasferirsi anche loro a Milano, a seguire la figlia che per loro era una vera ragione di vita, invece succede un fatto inaspettato. Giuseppe Boffa, venedo a conoscenza delle intenzioni dei genitori della moglie, dice “…. fermi tutti, fatemi capire” e decide di dare una occhiata alla azienda. Finisce come tutti siamo lieti sia effettivamente andata: Giuseppe decide che tutto sommato non gli dispiace l’idea di tornarsene a casa (anche lui originario di quelle magiche terre piemontesi) e si mette a seguire il suocero in azienda e per campi. “Si può davvero dire che abbia imparato il mestiere dal suocero” conclude Pio, che sta vivendo lui stesso oggi una storia non dissimile. Difatti, il delfino della azienda è il bravissimo e educatissimo Cesare Pio, suo nipote, che ha pensato bene di non fare il commercialista e di entrare in azienda. “E’ bravo perché mi sopporta “ dice modestamente Pio, ma chi conosce bene la situazione sa che non è così. Cesare non potrebbe avere un maestro migliore di Pio, vera memoria storica dei vini di Alba; e d’altro canto, Pio non avrebbe potuto avere “erede” spirituale e fattivo migliore di Cesare, uno che a guardarlo e ascoltarlo ti fa subito saltare in mente le parole “brava persona” , il che è un grande complimento, viste sciatteria e volgarità imperanti, ovunque, oggi.

Pio Cesare: un nome, una garanziaUn fatto che stupisce della Pio Cesare è che non sia, come molti invece ritengono, una azienda da grandi numeri, perché produce solo 400.000 bottiglie all’anno. Il Barolo, che è il vino che fa i numeri più grandi, conta solo 80.000 unità circa l’anno. “E non chiamarlo mai base, per carità” ci tiene sempre a puntualizzare Pio “il Barolo non ha nulla di normale o di base, è avvilente e sbagliato chiamarlo così. Esistono Barolo da cru, esistono selezioni particolari, ma il Barolo tipico, il vero vino Barolo, è Barolo e basta, nato dall’assemblaggio di uve provenienti da zone diverse. Certo esistono dei grandi Barolo espressione di singoli microterroir o singole sottozone, ma resta che un Barolo di La Morra pur buonissimo, magari diventa più completo con  una piccola aggiunta di uve di Serralunga, che conferiscono più struttura e spalla al vino finale”. Pio Cesare significa anche tradizione. “Si, però tradizione non vuole dire restare fermi senza cambiare nulla” specifica Pio” io negli anni ho cambiato i miei vestiti, ma la mia faccia rimane quella. Lo stesso vale per i vini. Bisogna quindi investire per rimanere fedeli allo stile della casa, perché bisogna lavorare per ottenere sempre negli anni quel tipo di risultato. Negli anni sono cambiati non solo il gusto di tutti, ma è cambiato il clima, il vento, i cloni di uve e tante altre cose. Per continuare a produrre vini fedeli alla nostra tradizione abbiamo dovuto cambiare e intervenire. Insomma, si sono spesi un sacco di soldi per mantenere la nostra linea, il nostro modo di intendere i vini di questa zona”.

 


La degustazione

Pio Boffa, che incontro altrettanto facilmente in Langhe come in un ristorante di Bordeaux o New York,  è l’anima e  la forza motrice della Pio Cesare, un signore pieno di energia e vitalità.  Ogni volta che mi siedo con lui finisco dall’alzarmi ore dopo pensando che ho perso una occasione per imparare molto di più. Oserei dire che siccome Pio sa parlare di tutto, alla fine si discute di tante cose piacevoli e il vino passa quasi in secondo piano. Invece ci sarebbe davvero da farlo parlare non stop sulle Langhe, sul Piemonte, sulle cultivar locali.

Chardonnay Piodilei 2008 Langhe
Ottimo, giovanissimo. Colore giallo paglierino brillante, minerale e agrumato all’olfatto. Entra al palato con una acidità quasi tagliente, con sapori agrumati e leggermente vanigliati, e di persistenza davvero non comune. E’ impressionante quanto sia cambiato negli anni, che era molto vanigliato, opulento, maturo, alle ultime versioni che ricordano il Puligny (ma questa versione 2008 è quasi “Chablisiana”). “Attenzione, non abbiamo cambiato nulla” dice Pio “è solo la logica conseguenza di vigne più vecchie e uve leggermente meno ricche di sostanze che  portano ad avere mosti che fissano meno l’ossigeno attraverso il legno”.

Grignolino del Monferrato Casalese 2008
Molto buono davvero, e un ottimo esempio di come non sia vero che il Grignolino non possa invecchiare. Colore tipico, rosso pallido quasi cerasuolo. Naso molto accattivante di rosa canina, lamponi selvatici e visciola, mentre in bocca pur confermando sapori simili agli aromi si fa notare per una delicata ma evidente speziatura (pepe nero, cannella) sul lungo finale pulito e fresco. Un vino di grandissimo equilibrio, forse leggermente meno concentrato di altri Grignolino della Pio Cesare di qualche annata recente, ma davvero godibilissimo. Grande, grande vino che costa un niente e che dovrebbe essere presente in tutte le pizzerie e ristoranti d’Italia.

Il Nebbio 2009 Langhe
Un nebbiolo diverso, la cui tecnica di produzione ricalca leggermente qulla della macerazione carbonica e che si conferma una grande riuscita. Rosso brillante leggero, profumi di rosa intensi e di ciliegia rossa, grande freschezza e un frutto pulito e quasi croccante in bocca. Finisce lungo e minerale, forse non di grandissima complessità ma molto piacevole e perfetto a tavola, senza note speziate di legno che rischierebbero di appesantirlo.

Nebbiolo 2007 Langhe
Nettamente più scuro del vino precedente, ma sempre nei canoni del nebbiolo autentico. Figlio dell’annata al naso, esprime opulenza e frutta matura, e con una speziatura (vaniglia dolce, pepe nero, cardamomo) evidente derivante dal legno molto accattivante. Anche morbido e grasso in bocca ma senza risultare greve, finisce con note di affumicato e di cannella. Un vino che piacerà sicuramente moltissimo ai nostri amici americani, ma che non dispiacerà nemmeno a molti di noi. Se permettete, ha un che di “syrahneggiante”, ma non voglio, nemmeno lontanamente, dire che contenga di questa uva, solo trasmettere una idea a chi mi legge di a cosa possa rassomigliare questa particolare annata di Nebbiolo Langhe Pio Cesare. Non dubito che il 2008 sarà assai diverso.

Barbaresco Il Bricco 2005
Per me, di gran lunga il migliore Il Bricco mai prodotto dalla Pio Cesare, e credo proprio di averli bevuti tutti in questi anni, e più volte. Colore bellissimo, rosso brillante, e naso ancora più bello, un inno al nebbiolo più puro, anzi direi una essenza di nebbiolo. Visciola, fragola, lampone, delicatissima violetta e ovvia rosa rossa, una sinfonia di aromi di purezza senza pari. Teso e lineare in bocca come lo sono i vini di Treiso, con una acidità evidente a rinforzare i tannini e che potrebbe fare pensare a un vino magro (i degustatori meno esperti ci cascano sempre), note di ciliegia rossa acidula, lampone e mirtillo rosso a non finire. Chiude con una fresca nota minerale, e anche questo ricorda Treiso. E permettetemi, ma questa corrispondenza alla zona di provenienza è, almeno per me, una nota di merito non comune. Bravissimi.

Barolo 2005
Uno dei migliori Barolo della Pio Cesare degli ultimi anni. Ha l’eleganza tipica della casa, ma anche una carnosità maggiore rispetto a qualche altra versione recente. Rosso rubino leggero, con aromi di ciliegia rossa, confettura di fragole e muschio, è minerale e lunghissimo con sapori simili agli aromi. Da uve provenienti in massima parte da Serralunga, con aggiunte di Monforte, Castiglione Falletto, Novello, La Morra e Grinzane Cavour. E’ soprattutto la maggiore cremosità di frutto presente senza avere perso in eleganza, che lo rende un grande successo.

Barolo Ornato 2005
Un grande cru di Serralunga, e senza dubbio anche il vino più moderno e internazionaleggiante della Pio Cesare. Anche un grande vino, però, seppure io preferisca la purezza espressiva di Il Bricco. Colore rubino accentuato, naso ricco di frutta rossa in varie declinazioni, inchiostro e una speziatura dolce accattivante. Molto morbido, di grande impatto iniziale, è comunque molto chiuso in questo momento e ha bisogno di tempo per esprimere compiutamente tutta la sua complessità. Il problema di questo vino è che è così piacevole fin dalla tenera età che dubito si assaggi mai con un sufficiente numero di anni alle spalle, in modo tale da evidenziarne tutta la intrinseca grandezza.

Barbaresco 2003
L’esatta misura del valore di una azienda si ha nell’assaggio di un vino come questo. Nato in una annata difficile come poche (io personalmente rivaluterei i 2002), non evidenzia alcuna nota di cotto né al naso né in bocca. Che sia comunque figlio di una annata caldissima (e ci mancherebbe, perché sennò non sarebbe una cosa logica e direi nemmeno accettabile) si può evincere da una certa evoluzione al naso e dai toni di terziario che rimandano al sottobosco, al tabacco dolce, ma anche allo sciroppo di ciliegia e al lampone. Finisce leggermente speziato, di media lunghezza, è perfetto da bere adesso mentre i 2004 e i 2005 si affinano in una buona cantina.

Barolo 2000
Rosso rubino brillante con un accenno di granato al bordo disco. Naso con terziari in evidenza: muschio, tabacco dolce, terra bagnata, pellame antico, ciliegia rossa e susina nera. Più fruttato e dolce al palato, molto buono, dotato di una bella cremosità di frutto e di grande suadenza. Non ha l’eleganza e la mineralità del 2001 o del 2005, ma è davvero un bel vino, tra l’altro rintracciabile a un prezzo che definire onesto è solo doveroso.

Pio Cesare: un nome, una garanzia

 


I vini preferiti della degustazione

Davvero sorprendenti i risultati della votazione finale, ma direi molto interessanti e anche utili per Pio come per tutti noi. Non a caso vado decantando, e da tanti anni ormai, il valore di qualche vitigno a torto considerato minore come il Grignolino. Sottolineo volentieri anche come mai prima di questa degustazione si hanno avuto tre pari merito per le prime tre posizioni della classifica finale, un chiaro esempio di come la qualità dei vini Pio Cesare è molto costante su tutta la gamma. Insomma, trattasi di una azienda che offre something for everyone.

 

Il pubblico presente alla degustazione ha votato nella maniera seguente:

Terzo posto
pari merito Barolo 2000 e Barbaresco 2003

Secondo posto
pari merito Barolo 2005 e Barolo Ornato 2005

Primo posto
Barbaresco Il Bricco 2005 e Grignolino del Monferrato Casalese 2008.